Se la polizia non si ferma sulla soglia

Forze dell'ordine e abuso di potere

Gli accertamenti hanno stabilito che l'interruzione di gravidanza è stata praticata secondo la legge. Senza una vera ragione, dunque, gli agenti della Polizia hanno interrogato la donna che si è sottoposta all'intervento mentre era ancora sotto anestesia

Che schifo! L’irruzione della polizia in un ospedale di Napoli per interrogare una donna, ancora sotto l’effetto dell’anestesia, “rea” di aver praticato un aborto terapeutico ai sensi di legge, mi ha profondamente indignato. La polizia è intervenuta su mandato di un magistrato della procura di Napoli, dott. Vittorio Russo, dopo una segnalazione anonima partita dall’interno dello stesso ospedale che parlava di aborto fuori dai termini previsti dalla Legge 194. “Sembrava un blitz contro la camorra”, ha commentato un medico. Dopo le verifiche e gli interrogatori, appurato che l’interruzione di gravidanza era stata fatta secondo le norme, gli agenti sono tornati in Questura. Ma era necessaria tutta quella spettacolarizzazione? Non si poteva agire in modo più soft, data la delicata situazione della donna? Dopo il clamore suscitato dal blitz, polizia e pubblico ministero si sono rimpallate le responsabilità. “Non sono a conoscenza di come si sia mossa la polizia”, ha commentato serafico il dott. Russo, e forse sarebbe ora che i pm cominciassero a verificare il modo in cui le forze dell’ordine notificano i loro provvedimenti agli interessati. La Questura di Napoli ha ribattuto che gli agenti, giunti all’ospedale senza il provvedimento della procura (si, proprio così: volevano entrare in ospedale senza l’autorizzazione!), hanno chiesto ed ottenuto il via libera dal dott. Russo (e, quindi, sapeva). “Se ci si trova in una situazione di presunta legalità – ha detto, tra l’altro il pm – la prima cosa da fare è andare a verificare, anche se la notizia arriva da una telefonata anonima”. Sulle segnalazioni anonime, però, l’avv. Marazzita, uno dei più stimati penalisti italiani, ha detto (“Italia, istruzioni per l’uso”, Radiodue, 13/02/2008) che queste non sono valide e che la Cassazione si è pronunciata spesso su questa materia e sempre in una direzione.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!