Centrali termoelettriche a biomasse nel Salento

Opportunità e rischi per l’ambiente e la salute

II proliferare di progetti per realizzare centrali elettriche alimentate a biomasse in tutta la Provincia ha già suscitato in vasti settori della società civile e dell’opinione pubblica salentina una decisa quanto motivata opposizione. Il WWF provinciale ne condivide le ragioni, e ne aggiunge di sue

Pur aspettando di valutare singolarmente ed in dettaglio le diverse situazioni, la nostra contrarietà è fondata su una realistica valutazione dei rischi assai concreti, e dei benefici assai dubbi, che deriveranno dall’eventuale realizzazione di questi progetti (sulla cui opportunità, come spesso accade, non sono state chiamate ad esprimersi né la società civile né le popolazioni interessate). Non siamo contrari in linea di principio all’impiego delle biomasse come fonte rinnovabile di energia. Al contrario, il WWF le ha sempre annoverate tra le fonti da promuovere per conseguire gli obiettivi di una minore dipendenza dai combustibili fossili e di una sensibile riduzione dei cosiddetti gas “serra”. Ma le scelte in tema di politiche energetiche devono tenere conto del contesto nel quale si esplicheranno. Le nostre obiezioni ai progetti fin qui avanzati riguardano due questioni specifiche per il Salento: le conseguenze per la salute e la qualità della vita delle popolazioni interessate e l’effettivo contributo dei progetti allo sforzo per conseguire uno sviluppo ispirato all’eco-sostenibilità. Riguardo alla prima questione, è evidente che le nuove centrali, anche se dotate delle più moderne tecnologie, contribuirebbero comunque ad accrescere i livelli di inquinamento dell’aria e del terreno, che in questo territorio hanno già assunto dimensioni allarmanti a causa degli insediamenti industriali di Brindisi e di Taranto e della centrale termoelettrica a carbone di Cerano. È difficile trovare una valida giustificazione per scelte che aumentano il rischio per la salute dei cittadini e dell’ambiente, in un territorio come il nostro nel quale da diverso tempo si segnala un aumento consistente dell’incidenza di malattie tumorali; tanto più quando il costo in termini di salute collettiva non appare giustificato da reali fabbisogni energetici ai quali non si potrebbe in altro modo far fronte. Molti dimenticano, troppo facilmente, che già adesso in Puglia, viene prodotta più energia elettrica di quanta ne occorra per i nostri fabbisogni domestici ed industriali. La considerazione, sollevata da più parti, che è necessario farsi carico di queste problematiche su ampia scala si contrappone in maniera incontrovertibile alle strategie socio-economiche e agli studi tecnico-scientifici di elevato livello qualitativo che impongono una corretta pianificazione degli insediamenti energetici su scala locale per garantire un giusto equilibrio tra costi e benefici. Quanto alla sostenibilità ecologica dei progetti, la loro giustificazione ci appare, ci si consenta questo gioco di parole, francamente insostenibile. I benefici ambientali dell’impiego delle biomasse appaiono evidenti e decisivi solo se le stesse biomasse sono i sottoprodotti delle pratiche agricole o delle lavorazioni industriali di colture vegetali destinate all’alimentazione o alla produzione di fibre o di legname lavorabile. Quando invece, sono ricavate da monocolture intensive esplicitamente destinate a tale scopo, i vantaggi ecologici ed energetici si riducono fino ad anarsi, come dimostrano ripetutamente gli studi in questo settore (“biocarburanti” per autotrazione compresi). Nel quadro delle nuove strategie socio-economiche territoriali di qualità messe in campo da enti, istituzioni e da una certa imprenditorialità più evoluta e sensibile, non è dunque accettabile che ampie superfici agricole vengano sottratte alle produzioni tradizionali per destinarle alla coltivazione 2 diretta di biomasse che assicurerebbero solo vantaggi esigui in termini ambientali; infatti, nonostante la stessa biomassa sia una fonte rinnovabile (derivata dal Sole), le moderne pratiche agroindustriali ed il trasporto del prodotto finale al sito di utilizzo necessitano l’impiego di petrolio e dei suoi derivati. È un percorso progettuale molto deludente per un’alternativa alla dipendenza dai combustibili fossili. Purtroppo i progetti in cantiere prevedono proprio l’impiego di biomasse da colture (in particolare girasole) destinate a tal fine, avvantaggiandosi degli incentivi pubblici previsti per la conversione, per esempio, delle aree destinate in passato alla coltivazione del tabacco. Queste coltivazioni richiedono, tra l’altro, una consistente disponibilità di acqua per le irrigazioni, un problema alquanto trascurato malgrado la cronica penuria idrica del nostro territorio. Non solo. Poiché la produzione locale di biomasse potrebbe rivelarsi insufficiente, già si ipotizza la necessità di importarle dall’estero; in tal caso verrebbero completamente disattese le esigenze di eco-sostenibilità, con un bilancio in passivo sia in termini energetici che di emissione dei cosiddetti gas serra. Se il ricorso alle biomasse nasce da una reale esigenza socio-ambientale, e non da valutazioni di natura meramente economica (profitti per le imprese e royaltìes per rimpinguare le finanze municipali), allora una delle strade serie percorribili è quella che porti alla realizzazione di impianti di potenza limitata, alimentati da biomasse ottenute dagli scarti delle lavorazioni agricole provenienti dallo stesso comprensorio che ospita la centrale (nel nostro contesto, in particolare quelle dell’olivo e della vite). Altre soluzioni sostenibili potrebbero essere la produzione di biogas e compost di elevata qualità derivati sempre da biomasse costituite da resti di lavorazione agricole salentine. Per quanto riguarda la scelta dei siti interessati, questa non può essere lasciata alle scelte discrezionali delle singole Amministrazioni locali (come contemplerebbe il nuovo Piano Energetico Regionale) ma, dopo aver coinvolto le comunità interessate, andrebbe demandata ad un organo decisionale intercomunale per armonizzare le politiche energetiche evitando situazioni di “affollamento” di siti, soprattutto nelle zone di confine tra più feudi (come avverrebbe, per esempio, se le centrali previste a Novoli e nella zona industriale di Lecce fossero entrambe realizzate). Infine, alla nuova potenza generata dovrebbe corrispondere, con un meccanismo di compensazione, certificato e controllato in maniera rigorosa, un’equivalente riduzione delle potenze di esercizio delle grandi centrali elettriche a combustibile fossile, a cominciare da quella di Cerano che, con buona pace degli impegni assunti con la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto, continua ad essere alimentata dal vecchio e inquinante carbon fossile. È, la nostra, una posizione ragionevole, non pregiudizialmente avversa allo sviluppo e alla diversificazione delle fonti energetiche, ma anche attenta agli interessi collettivi ed al coinvolgimento delle comunità locali. Queste ultime, però, devono guadagnarsi da sé l’influenza che hanno il dirittodovere di esercitare sulle scelte che le riguardano, perché né il mondo imprenditoriale né il ceto politico-amministrativo sembrano spontaneamente disposti a riconoscere loro. In questa prospettiva, un elemento importante è il peso che potrà esercitare l’associazionismo ambientalista e culturale nella direzione di una proposta credibile e di qualità in rete con altre realtà associative; ciò potrebbe contribuire molto positivamente nelle controversie e negli accesi dibattiti che si sono aperti (e che si apriranno sempre più) intorno all’ipotesi di costruzione di una moltitudine di centrali termoelettriche a biomasse nel Salento. Vittorio De Vitis Coordinatore Provinciale WWF Lecce

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!