Il dissolvimento dell’ovvio

Tra fatti ed interpretazioni passeggiando con Nietzsche sulla collina di S. Eleuterio

Accesi dibattiti accompagnano nell’intero Salento la realizzazione di centrali per la produzione di energia da fonti alternative. Nel mese di marzo, a Collepasso, cinque medici locali argomentavano la loro contrarietà ad un impianto del genere. Basandosi non su fatti, ma su loro personali interpretazioni dei fatti

di Pino Petruzzi Un paio di anni fa fui invitato a presentare il libro “Un amore fascista” di Giordano Bruno Guerri. Durante la presentazione si parlò ovviamente del libro che riguardava la tumultuosa storia d’amore fra Edda Mussolini e Galeazzo Ciano, ma non persi l’occasione per chiedere a Guerri il significato di quello che sapevo essere un suo pallino, tanto da essere stato persino assessore nel Comune calabrese di Soneria Mannelli, con la delega, unica in Italia e forse al mondo, proprio al “Dissolvimento dell’Ovvio”. Questa fu la sua spiegazione: “L’ovvio vuol dire accettare le idee ricevute; invece no, ogni cosa va ridiscussa finché si può e vedere dove si arriva. Il che significa che non c’è preclusione ad alcuna idea, a nessuna soluzione, a nessuna parte”. Non mancò di sottolineare l’influenza che aveva avuto su di lui Nietzsche, “col suo pensiero vasto, immenso, che ti apre a tutte le possibili conclusioni del mondo”. Il mondo come moltitudine di interpretazioni è infatti la parte essenziale della visione nietzschiana. Ma le interpretazioni non possono prescindere dai fatti. I fatti resistono alle cattive interpretazioni. I fatti costituiscono il canone di se stessi, nel senso che rappresentano la sola fonte autentica cui si può fare ricorso per scoprire le interpretazioni non pertinenti, non appropriate, fuorvianti e per poter dissolvere ciò che appare ovvio. Un esempio può aiutare a chiarire il concetto e, per non dare la stura a coloro che vedono sempre della partigianeria nei miei scritti, l’esempio lo vado a prendere nella vicina Collepasso anziché a Parabita dove vivo, così stiamo tutti più rilassati. Nel mese di marzo scorso un acceso dibattito animava la quella comunità a causa di un progetto per la realizzazione di un impianto a biomasse. Nel dibattito si inserirono cinque medici locali i quali fecero stampare un volantino nel quale legittimamente argomentavano la loro contrarietà alla realizzazione dell’impianto, ma in un passaggio postulavano che di alcune forme tumorali ritenevano “…responsabile l’elettrosmog provocato da antenne e ripetitori che abbondano sulla nostra collina…”. Che la collina di S. Eluterio sia uno dei siti con la più alta concentrazione di ripetitori radiotv del Salento è un FATTO. Che tali ripetitori siano la causa di alcune forme tumorali è un’INTERPRETAZIONE. Tale interpretazione però non veniva supportata da alcun dato o fatto scientificamente consolidato e pertanto non avrebbe meritato alcuna considerazione se non fosse che l’argomento era ed è di scottante attualità. La perentorietà dell’affermazione la faceva apparire ovvia e quindi ho voluto capire se ci fossero elementi idonei a dissolvere tale paventata ovvietà anche perché, quando è la nostra salute che viene chiamata in causa, è facile provocare apprensioni ed inquietudini; per questo motivo dovrebbe essere di rigore avere una chiara competenza sugli argomenti in discussione prima di rilasciare dichiarazioni pubbliche che possono causare allarme. Nel maggio scorso l’Osservatorio epidemiologico regionale pubblicava un’indagine che esaminava le zone della Puglia a mortalità più elevata per tumore, individuando fra queste il Basso Salento. Le cifre dell’Osservatorio, aggiornate al 2002, tracciano una mappa dei tumori da cui emerge che il Salento è una vera e propria area a rischio, con punte critiche a Cutrofiano, nell’entroterra otrantino e anche in alcuni comuni come Sannicola e Aradeo, territori in cui non c’è una particolare concentrazione di ripetitori. Dall’esame dei dati emerge, invece, che i tassi medi standardizzati di mortalità per tumore nei comuni di Collepasso e Parabita sono fra i più bassi della regione. Questo è un FATTO. L’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro (Iarc) ha censito – dopo anni e anni di lavoro – 78 cause a effetto cancerogeno: inclusi il fumo da tabacco, certa muffa dei vegetali (aflatossine), l’amianto, il benzene, il radon, le radiazioni solari, gli estrogeni, vari virus, le polveri di legno, il cloruro di vinile. Lo Iarc cataloga anche 63 fattori a probabile, ma non assoluta cancerogenicità. Fra di essi non sono incluse le onde elettromagnetiche. Anche questo è un FATTO. L’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha mai informato che gli impianti che possono comportare l’esposizione della popolazione a campi elettromagnetici siano cancerogeni per l’essere umano. Altro FATTO. Nel settembre 2001 il Ministero della Salute presentava le conclusioni del rapporto sullo “Stato attuale delle conoscenze scientifiche in materia di esposizione a campi a radiofrequenza e leucemia infantile, in rapporto alle relative problematiche nell'area di Cesano”. Il gruppo di studio composto da eminenti scienziati era stato incaricato di analizzare se vi fosse un'associazione tra l'esposizione a radiofrequenza e il rischio di leucemia, in particolare nell'area di 10 km intorno all'impianto di S. Maria di Galeria di Radio Vaticana. Le conclusioni furono che, sulla base delle conoscenze scientifiche, non vi era alcuna correlazione tra l'esposizione a campi a radiofrequenza e l'insorgere di leucemie. Ancora un FATTO. Ora, non mi risulta che i cinque medici di Collepasso siano stati candidati al Nobel per la medicina né tanto meno che siano autori di pubblicazioni scientifiche su Cancer Research. Se devo quindi interpretare i fatti, io che, come la maggior parte dei cittadini, scienziato non sono, preferisco dissolvere l’ovvio avvalendomi di fonti decisamente più autorevoli. La presenza dei fatti dimostra che alcune interpretazioni proprio non funzionano, e dunque ci deve essere qualcosa che ci obbliga a buttarle via. Ci sono interpretazioni smentite dai fatti. I fatti sono quella cosa che, non appena li interpretiamo in modo sbagliato, ci dicono che a continuare così non si può andare avanti. Nietzsche direbbe a questo punto che i fatti sono muti proprio perché materia interpretabile. I fatti sono una cosa. Una cosa che appare. Fenomenologia. Oggetto di sguardo. Ma lo sguardo, aggiungerei, deve essere sorretto da un atteggiamento serio e responsabile, in materie in cui va applicato il principio di precauzione, soprattutto da parte di chi contribuisce alla formazione dell'opinione pubblica. Uno sguardo che deve essere intellettualmente onesto ed eticamente corretto. Non a caso il filosofo di Lipsia affermava: “La menzogna non è soltanto parlare contro quel che si sa, ma anche contro quel che non si sa”. E allora, ….. date anche a noi un assessorato al “Dissolvimento dell’Ovvio”. Sarà un modo per difenderci da chi va in giro, per ignoranza o, peggio, in malafede, a sparare cazzate… senza alcuna precauzione.

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