Libertà, democrazia, laicità

L'enciclica del 1775

I contenuti dell'enciclica del 1775, riportata nella seguente lettera, per capire lo scontro in atto sul tema di libertà, democrazia e laicità

Con essa si condannano e perseguono i seguaci dell'illuminismo e dell'idea che l'uomo nasce libero per non nuocere al papa e al re. Nella “MIRARI VOS” (1832) si condanna la libertà di stampa e si considera delirante affermare la libertà di coscienza, un “errore velenosissimo” che spiana alla libertà di opinione, con danno per la chiesa e lo stato. Da ricordare che la chiesa bruciò la Divina Commedia, stampata solo a fine '800; che vietò l'uscita del libro di Don Milani, poco prima della sua morte. Nella enciclica “QUANTA CURA” (1864) vengono condannate la separazione fra Stato e chiesa, l'autonomia della filosofia dalla religione, la creazione di scuole laiche (in una lettera al re papa Pio IX supplica di non attivare il “flagello” della Istruzione pubblica); prediligendo il diritto ad usare la forza, ad acquistare, possedere e a vietare la libertà di culto e di parola, corruttrice dei costumi. Nella enciclica “LIBERTAS” (1888) si condanna la libertà di coscienza. Con la “RERUM NOVARUM”(1891), per un recupero sugli scritti di Marx, si sostiene l'impossibilità di eliminare le differenze sociali, raccomandando di tenere “a dovere” le plebi. Come non ricordare la persecuzione dei Donatisti, seguaci del religioso Donato (313), auspicanti la distribuzione delle terre dei latifondi, la liberazione degli schiavi e la proibizione dell'usura. Furono massacrati da Costantino, sollecitato dalla chiesa di Agostino, piena di vescovi di famiglie latifondiste. Come non ricordare che Papa Luciani(1978) voleva riformare le finanze vaticane, autorizzare il controllo delle nascite, ridurre i privilegi della curia, abolire il celibato dei preti, come discusso durante il Concilio Vaticano Secondo. Era a favore del divorzio e della collegialità nella chiesa. Dopo 33 giorni di pontificato fu trovato morto. Nel 1997 i cattolici tedeschi “Noi siamo la chiesa” consegnarono al papa 2 milioni di firme, per il sacerdozio femminile, la fine del celibato dei preti, la comunione dei divorziati sposati, la scelta del vescovo e del parroco da parte delle comunità locali, tutte rifiutate da Giovanni Paolo II che rispose: “La chiesa non è una democrazia”. Per la chiusura su queste posizioni l'esautorato card. Martini si è ritirato in Palestina. Alcuni esempi delle radici della chiesa di Roma che continua a propagandare la superiorità della verità (quale?) sul sapere che, da sola, renderebbe “tristi”, la fede come purificatrice della ragione, al fine di salvare una struttura monarchica, sessuofobia e famelica di scandalosi privilegi,in uno Stato laico e pluralista, che deve garantire la libertà di credere, come quella di non credere. Giacomo Grippa, Uaar, unione atei agnostici Lecce

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