Carovita ed emergenze. Non bisogna soccombere

Tempi duri da combattere

Come è cambiata la società negli ultimi anni e soprattutto come è cambiata la gente nele proprie abitudini, usi e costumi. Oggi, tempi duri specie in termini economici, non bisogna lasciarsi soccombere dalle difficoltà

In tempi non lontanissimi, la scuola ci allenava e educava sull’analisi grammaticale e poi su quella logica e, più avanti, sulla distinzione tra bisogni primari e secondari, consumi essenziali e voluttuari. A quell’epoca, per noi e intorno a noi, disponevamo mediamente di poco, nondimeno ci sentivamo appagati e sorretti da una grande ricchezza e forza, la semplicità e la robustezza della spina dorsale. Con naturale consapevolezza e senza grilli per la testa, rispettavamo i momenti difficili, facendo la cernita dei pur legittimi desideri ed aspirazioni, rinviandone, al caso, l’appagamento e l’attuazione a tempi più propizi. La prima gran crisi petrolifera dei tempi moderni (1973 o 1974) ebbe per risposta generalizzata la scelta di muoversi, il sabato e la domenica, rigorosamente a piedi, e ciò non per scopi ecologici, ma per risparmiare sulla spesa per carburante. Il cosiddetto boom o miracolo economico ha avuto, nel nostro Paese, il pregio e il merito di farci giungere, ad un certo punto, alla conquista dello strettamente essenziale per tutti, come dire alla cancellazione della miseria nera, del genere di desolate lande africane o del terzo mondo. In pari tempo, ha però recato con sé una sorta di tarlo che, pian piano, è penetrato dentro ogni individuo, fiaccando o sgretolando completamente molti degli antichi principi di rigore, prudenza e parsimonia. Al punto che, oggi, appare superficiale e riduttivo parlare genericamente d’impatto con il cambiamento fisiologico dei tempi, laddove, in seno a ciascuno, è di contro intervenuto lo stravolgimento e il capovolgimento di costumi, usi ed abitudini, il senso del sacrificio e della rinuncia si è ridotto al lumicino. Siamo ormai soliti concederci tutto, altro che scala di priorità nei bisogni e nei consumi, compreso molto che è meramente superfluo: tanto facciamo, senza prendere le misure con le nostre disponibilità, siamo divenuti esperti del credito al consumo o, per esser chiari, dell’indebitamento. Ovviamente, ciò va moltiplicato per i quasi 60 milioni d’italiani, con il risultato che, attraverso un’avanzata subdola ed inarrestabile, si sono riformate numerose e diffuse sacche d’accentuata povertà, condizioni assai vicine alla miseria debellata nel periodo del boom. Purtroppo, a sembra riuscire a frenarci nello spendi e spandi: prezzo del petrolio su valori impensabili, catastrofe smaltimento rifiuti, speculazioni illecite connesse con l’avvento dell’euro, recente aumento dell’addizionale Irpef nella nostra Regione, lievitazione dei listini di diversi beni essenziali (pane, pasta, latte, frutta, verdura) e via dicendo, senza fine. Succede come se fossimo divenuti cinicamente abili, sino a riuscire a passare sopra a difficoltà e problemi, illudendoci che sarà qualcun altro a sistemare le cose. Non è tuttavia il caso di piegarsi alla rassegnazione sterile e al pessimismo cieco e irrimediabile. A patto, però, che si arresti quest’andazzo pseudo godereccio a destra e a manca, a cominciare dalla corsa all’effimero e all’inutile; si riprenda un cammino virtuoso, fatto, non di atti eroici o di miracoli, bensì di buon senso, onestà, correttezza nelle relazioni col prossimo, lealtà verso lo Stato, particolarmente mediante il pagamento delle imposte dovute; chi ricopre ruoli alti, ponga fine agli sprechi irresponsabili di risorse non proprie e ai tanti approfittamenti e abusi dissennati. In altri termini, dobbiamo tutti circondarci da specchi nitidi e fedeli e rimirarvi semplicemente le nostre coscienze. Al fondo di queste notazioni di un comune osservatore di strada, non vi è alcuna velleità di suggerire come poter, d’incanto, approdare, dal contingente ciglio di precipizio, su spiagge dorate di benessere. S’intende invece configurare tuttora la possibilità di rinascere a nuovi modelli d’esistenza, che prevedano, primariamente, l’innalzamento e il superamento delle situazioni povere e precarie, dando così luogo ad una società più giusta. Con il che, beninteso, le differenze di ceto e di ricchezza permarranno sempre, senza però lasciare del tutto ignorate le condizioni meno fortunate o disgraziate. Buon 2008. Rocco Boccadamo

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