Editoriale di novembre. La Poli risponde

Le puntualizzazioni della Poli

Adriana Poli Bortone, vicesindaca e assessora alle Politiche comunitarie per il Comune di Lecce, replica, in una lettera inviata in redazione, all’editoriale “Lecce si indebita, i finanziamenti europei si arenano, i cittadini pagano” a firma del direttore Maria Luisa Mastrogiovanni, pubblicato sul numero 42 del Tacco

di Adriana Poli Bortone* Si continua a parlare con una certa facilità di operazioni di finanza come se si stesse parlando di una ricetta per fare un dessert e si snocciolano numeri senza neanche saperne bene il contenuto. La signora Mastrogiovanni afferma che il Comune di Lecce ha sottoscritto un prestito obbligazionario per 105 milioni di euro e che fra vent’anni dovrà restituirne 160. Benissimo! Ma la signora Mastrogiovanni non lo sa che questo accade per chiunque, privato o pubblico che sia, vada a fare una qualsiasi operazione di semplice mutuo con un istituto di credito? O ci vuole far credere che è convinta (o meglio, è a conoscenza) di banche che danno 105 milioni di euro per poi pretendere dopo vent’anni sempre la stessa cifra? Non penso che i suoi lettori siano così sprovveduti da non immaginare che la provvista di denaro abbia un costo. Per quanto riguarda poi l’indebitarsi da parte del Comune, vorrei fare giusto una precisazione. Precisazione dovuta, soprattutto, a causa della non conoscenza da parte della signora Mastrogiovanni di come è composta questa operazione finanziaria che, nonostante tutto, lei cerca (in modo peraltro maldestro) di descrivere. L’importo di 105 milioni di euro non è tutto derivante da nuovo debito, ma solo 28 milioni di euro sono nuovi investimenti (che comunque sarebbero stati effettuati per rendere ancora più bella la nostra città) mentre la restante parte deriva da una rinegoziazione di vecchi debiti già inseriti nelle nostre contabilità che in questo modo risultano pesare di meno sulle casse cittadine. E questo ultimo passaggio è un dato di fatto non solo per i continui ed autorevoli pareri che ci vengono rilasciati sull’operazione, ma anche perchè la convenienza economica deve essere certificata al Ministero delle Finanze altrimenti l’operazione viene anata. La signora Mastrogiovanni ovviamente non poteva essere a conoscenza di tutti questi dettagli; solo che avrebbe potuto informarsi prima di scrivere con una certa approssimazione di un qualcosa che le era completamente sconosciuto. Parla poi del progetto Apulie, e dichiara che sia costato 9 milioni di euro. Falso. Al Comune di Lecce non è costato niente. La nostra quota di contribuzione era di soli 50.000 euro, e neppure è stata sborsata in quanto l’amministrazione comunale ha messo a disposizione del progetto proprio personale e proprie competenze interne, così compensando con le proprie “capacità” il previsto esborso in denaro. Afferma inoltre che il Progetto Apulie non abbia prodotto risultati. Falso. Proprio la settimana scorsa il Ministero della Innovazione e delle Tecnologie ha verificato l’intero progetto, tutti gli oltre 500 servizi realizzati, tutti i livelli di servizio garantiti, tutti gli interventi di adeguamento back office attuati dagli oltre 270 Comuni della Puglia aderenti al progetto. (che difatti non riguarda solo il Comune di Lecce). Forse il Ministero è meno competente e capace della Sig.ra Mastrogiovanni, ma ha dichiarato la buona esecuzione dei lavori, e procederà ad erogare l’ultima prevista tranche di cofinanziamento. La Signora non ne era informata? Probabile, l’innovazione tecnologica non si espone nei banchi del mercato settimanale, né può inaugurarsi con un taglio di nastro. Quello che più amareggia è che queste considerazioni non sono fatte da una persona sprovveduta ma, addirittura, da un direttore responsabile di una rivista che, pertanto, oltre che il diritto ha anche il dovere di informare i propri lettori. E, per far questo, a volte bisogna avere l’umiltà di informarsi senza preconcetti ed andare oltre il “si dice” popolare; in caso contrario si finisce con il dis-informare e col fare del qualunquismo che non giova a nessuno. Nessuna polemica, dunque, ma solo un invito, anche a nome dei cittadini leccesi che a lungo ho rappresentato. La preghiamo ancora, dunque, Sig.ra Mastrogiovanni, di non cadere nella banalità della polemica, del disfattismo e della ignoranza dei fatti. Rispetto alle città del nord d’Italia, Lecce dovrà ancora, e certamente, compiere tanta strada, investire in infrastrutture, migliorare la qualità dei servizi erogati e rendere tali servizi sempre più accessibili, on line, da parte di tutti i cittadini, abili e non. Ma è anche necessario che tutti i cittadini si avvicinino alla cultura della innovazione tecnologica, che sappiano di che cosa si tratti, e che anche accettino – se esistenti – di superare propri limiti culturali e di conoscenza. I leccesi – me compresa – hanno già iniziato, e da tempo. Aspettiamo con ansia che Lei ci raggiunga. *vicesindaca e assessora alle Politiche comunitarie del Comune di Lecce LA RISPOSTA Perché la vicesindaca di Lecce Adriana Poli risponde in vece del sindaco Paolo Perrone, cui l’editoriale era rivolto? Peraltro su questioni contabili che riguardano la delega di Perrone, attuale e passata, cioè il Bilancio. Sono passati mesi e ancora non ha perso il piglio del sindaco. Il senso dell’editoriale contestato dalla signora Poli era la riflessione sulla possibilità di pianificare una crescita della città attraverso un migliore sfruttamento delle risorse comunitarie, invece di indebitare i cittadini. Una scelta nefasta, quest’ultima, che Poli difende in quanto, evidentemente, convinta scelta politica. Ma, al di là dei tecnicismi (“rinegoziazioni”) c’è il dato di fatto: i debiti rimangono debiti (e ci scusi la semplificazione “maldestra”) e questi gravano sulle tasche dei cittadini. Riguardo al progetto Apulie: la signora Poli, che ringrazio per aver preso carta e penna e aver voluto replicare, avrebbe dovuto rileggere il passaggio con più attenzione. Infatti è scritto essere stato “finanziato” con 9 milioni e non che sia costato al Comune di Lecce una tal cifra. Apprendiamo che la quota di contribuzione era di 50mila euro. Bene. Dice anche che la quota è stata pagata mettendo a disposizione il proprio personale e non attraverso un esborso finanziario. Bene. C’è però il dato di fatto, che poi era quello contestato: sul sito del Comune di Lecce non ci sono i servizi on line che si sarebbero dovuti erogare grazie al progetto Apulie, entro settembre scorso, come annunciato nero su bianco. E tali virtuali (nel senso di inesistenti) servizi on line sono stati finanziati con 9 milioni. La “cultura dell’innovazione tecnologica” decantata da Adriana Poli, di cui ella sarebbe pervasa, dunque, appare inesorabilmente ancora più teorica dopo una veloce navigazione del sito istituzionale del Comune, drammaticamente vuoto nella maggior parte delle sue sezioni. Perciò non è con repliche stizzose ai giornali che si difende l’Amministrazione, signora Poli. Basterebbe onorare gli impegni, peraltro annunciati. Come quello del settembre scorso. Maria Luisa Mastrogiovanni

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