Beati gli afflitti che saranno consolati

Un incontro a Galatina

Si terrà stasera alle ore 18,30 presso la sala Pollio della chiesa di San Biagio a Galatina il secondo incontro sulle Beatitudini organizzato dal Centro Ecumenico Oikos “Lundin”

Relatore della serata sarà il biblista Salvatore Mele, docente di Sacra Scrittura presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce Facoltà Teologica Pugliese. Nel corso dell’incontro verrà presentata la seconda opera sulle beatitudini realizzata dal maestro Salvatore Carbone “Beati gli afflitti perché saranno consolati”. Ogni opera nasce dall’ispirazione dell’artista ma in questo caso anche grazie alla collaborazione con il Centro Ecumenico Oikos. Il dipinto di Salvatore Carbone, come del resto tutte le sue creazioni, trasmettono immediatamente all’osservatore le emozioni, le trepidazioni e i sentimenti che vi si agitano dentro. Nel quadro è evidente, attraverso le pennellate forti e decise, i colori energici e ombrosi, la sofferenza che attanaglia il mondo, l’umanità è ripiegata su se stessa in attesa di una speranza, di una liberazione. Ciò che colpisce immediatamente lo sguardo è questa serie di volti dolorosi, alcuni appena accennati, altri celati, quasi che la sofferenza debba essere nascosta alla vista, forse per qualcuno che non vuol vedere. In alto un uomo è nudo, appare stanco, gli occhi sono abbassati, stanchi come il suo ventre, incapace ormai di provare emozioni, sperimenta la fatica di vivere. La sofferenza, infatti, non è solo male fisico è anche solitudine, emarginazione, dolore per ciò che poteva essere e non è… E’ il destino dell’uomo quello di soffrire? Dov’è, allora, Uomo, la tua sublimità? Questa esperienza di vuoto e di non senso è afflizione e tormento. I volti hanno tutti la bocca chiusa, forma implicita di rinuncia ad una invocazione di solidarietà perché anche i lamenti non trovano più posto in una società della furbizia, dell’interesse, del potere e della menzogna. In basso a destra una figura di uomo si staglia, ha il colore della terra, simbolo di tutti gli uomini che da essa sono stati tratti: guarda, osserva la sofferenza, la vita negata, l’indifferenza, l’ansia malinconica. In lui, però, c’è qualcosa di diverso, l’azzurro riempie i suoi pensieri e va verso l’altro chiunque egli sia; come la pioggia che scende a rivoli e acquieta l’arsura dei campi, e ricolma, così, ogni luogo sterile, muto, privo di suoni delle passioni.

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