Là dove c’era il manifatturiero

Le conclusioni del convegno sulla trasformazione economica della città

L’energia pulita interessa e spaventa. L’incontro organizzato sabato scorso dall’associazione “Idee Insieme” ha cercato di far luce sulla questione

Sole e girasoli al posto delle scarpe e delle calze. Il futuro dell’area industriale di Casarano passa dallo sviluppo delle energie alternative. Sembra questa la strada da percorrere per rilanciare l’economia dell’area di Casarano e di tutto il Salento. A queste conclusioni, infatti, è giunto il convegno sul tema “Prospettive di trasformazione economica dell’area di Casarano: analisi ed alcune linee di intervento”, organizzato sabato scorso dalla neonata associazione “Idee Insieme”. E, d’altronde, da alcuni mesi, un primo insediamento del genere è già attivo nella zona industriale. Si tratta di una piccola impresa locale che produce energia grazie all’impiego di alghe. Su questo impianto si sa ancora pochissimo, anche perché i responsabili della società vogliono evitare ogni forma di pubblicità. Le scarne notizie, trapelate da Palazzo dei Domenicani, dicono che la società è finanziata con capitali provenienti dai paesi arabi, che hanno deciso di investire in queste forme di produzione di energia per sostituire il petrolio in via di esaurimento. Per tornare al convegno sull’economia, il seminario è stato preceduto da una lunga relazione di Giovanni Coletta, presidente dell’associazione organizzatrice. Coletta considera ormai morto il settore manifatturiero (riflessione contestata dal segretario provinciale Cisl, Franco Surano) e ha proposto l’avvio di un processo di trasformazione economica dell’area di Casarano che punti fortemente alla produzione di energia alternativa, attraverso centrali a biomasse in particolare, e delle relative tecnologie per produrla. L’incontro doveva analizzare linee di intervento alternative al Tac, ma con la relazione di Coletta e la contemporanea presenza di Paride De Masi, del Gruppo Italgest che di recente ha presentato un progetto di una centrale a biomasse, e di Antonio Filograna, firmatario di un accordo con le organizzazioni sindacali sul ricollocamento di 340 dipendenti del Gruppo Filanto proprio nel settore dell’energia pulita, l’alternativa alla fine è stata una sola. L’unico a indicare una strada diversa, indicando quale linea di intervento possibile la produzione agricola di qualità, è stato Fernando Primiceri, uno dei soci della “Prim.Ol.Jo.”, azienda produttrice di olio extra-vergine di oliva. De Masi è stato costretto a difendere il suo progetto, contestato all’esterno da alcuni attivisti di “Forum Ambiente e Salute” di Lecce che hanno distribuito volantini contro le centrali biodiesel. Ma anche il segretario della Cisl ha sollevato qualche dubbio sull’irrigazione dei campi di girasole, la cui produzione servirà per alimentare le centrali di Italgest, ricordando all’imprenditore l’annosa scarsità di acqua nel Salento. Infine, il sindaco Remigio Venuti ha affermato che non bisogna perdere questa opportunità, ma che è necessario anche affrontare le paure dei cittadini e che l’ente locale ha il dovere dell’informazione e della trasparenza.

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