Kyoto, Pear, Prie. Tutti d’accordo sul “che cosa”, lo scontro è sul “come”. L’alternativa è informare

Se si può conciliare produzione di energia alternativa ed ecosostenibilità ambientale

La riconversione ambientale del Paese può diventare un traino per l'intera economia e nell’energia verde risiede la speranza di costruire un mondo ecosostenibile. Ma se dovesse rimanere “solo” una speranza – perché non se ne produce abbastanza o il costo per produrla, pagato in termini di ambiente e salute dovesse essere troppo alto – ne farebbe le spese l’intero Pianeta

E’ stato il tema dell’anno. Non è passato giorno che media locali e nazionali non abbiano parlato dell’energia: come problema, come risorsa, come nuovo settore in cui investire. La strada è tracciata a livello planetario. L’accordo di Kyoto (si legga più avanti) impone obiettivi ambiziosi. Non meno di quelli fissati dalla Unione europea. Entro il 2016: 20% di energia da fonti rinnovabili, -20% di consumi energetici, -20% di emissioni di gas serra. Tutti d’accordo sulla meta, le divergenze e le polemiche riguardano le modalità con cui raggiungerla. E veniamo a noi. La Puglia produce il doppio dell’energia che consuma ed è la prima regione in Italia per produzione di energia eolica. Per questa sovrapproduzione, con la quale la Puglia contribuisce a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale, Nichi Vendola ha lanciato l’idea di una sorta di “monetizzazione del danno”, cioè un super sconto sulle bollette dell’elettricità dei pugliesi per ringraziarli (o rimborsarli) del fatto di ospitare, già oggi, centrali quali Cerano e, in futuro, un numero sempre più crescente di centrali per la produzione di energia alternativa. Il numero è crescente perché, per esempio, riguardo alle biomasse (si legga a pag.11 che cosa sono) non esiste alcuna regolamentazione per gli impianti con potenza inferiore ai 15 megawatt. Significa che spetta al singolo Comune valutare (secondo apposite procedure, compresa la Via, valutazione di impatto ambientale) le richieste di insediamento dei singoli imprenditori, perché la Regione è chiamata solo successivamente ad esprimersi, in sede di conferenza dei servizi. Un modo questo, pensato dalla Regione Puglia per incentivare la costruzione di centrali elettriche “verdi” e raggiungere entro dieci anni il 18 per cento di energia alternativa sul totale di quella prodotta, contro il cinque per cento di oggi. Significa però che, paradossalmente, ogni Comune potrebbe approvare la sua piccola centrale a biomasse e tutto sarebbe regolare. In tal caso che cosa succederebbe nel Salento, tra le province più popolose d’Italia con 99 campanili? 99 centrali a biomasse? E in tal caso, quale sarebbe l’impatto sull’ambiente? Ha dichiarato sul quotidiano “Paese nuovo” Michele Losappio, assessore regionale all’Ambiente: “99 centrali (una per Comune, ndd) ad oli vegetali non fanno una Cerano”. I cittadini però non ci stanno: proliferano i comitati e le polemiche all’insegna della cosiddetta sindrome di Nimby, (acronimo di non in my back yard, cioè “non nel mio giardino. Ovvero fatelo in qualunque posto ma non a casa mia). Ma qui la partita si gioca in un ambito territoriale vasto, di “sistema”, non sul singolo campanile. Gli imprenditori di fronte a prese di posizione forti da parte dei cittadini, fanno dietrofront, come è successo con la Italgest, a Collepasso. Forse servirebbe, da parte dei Comuni interessati dagli insediamenti, e da parte della Provincia di Lecce in primis, maggiore coinvolgimento delle singole comunità perché non si trovino di fronte a scelte prese dall’alto. Forse i cittadini dovrebbero essere messi nelle condizioni di capire quali saranno i risvolti del Pear (si legga più avanti che cosa è. Mentre scriviamo il Pear sta per concludere l’iter di approvazione di fronte al Consiglio regionale), visto che è sull’energia che si gioca la vera scommessa politico-economica del futuro. Invece, mancando l’informazione (costosissime brochure invece, per un’inutile indagine regionale sulla sanità, recapitata in tutte le case) la battaglia condotta dal basso, spesso strumentale alla politica, è sul singolo punto, sul singolo insediamento. Appunto, tutti d’accordo sul “che cosa”, lo scontro è sul “come”. La riconversione ambientale del Paese può diventare un traino per l'intera economia e nell’energia verde risiede la speranza di costruire un mondo ecosostenibile. Ma se dovesse rimanere “solo” una speranza – perché non se ne produce abbastanza o il costo per produrla, pagato in termini di ambiente e salute dovesse essere troppo alto – ne farebbe le spese l’intero Pianeta. In questo numero abbiamo cercato di fare una mappatura dei futuri insediamenti nel Salento, in base alle richieste ad oggi avanzate ai Comuni dagli imprenditori. Il dossier continua sul numero in edicola il 1° febbraio, dove metteremo al confronto le opinioni di “apocalittici” e “ integrati”, i comitati del fronte del no e i sostenitori della possibile conciliazione tra produzione di energia alternativa ed ecosostenibilità ambientale.

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