Il Natale di quando vestivamo alla marinaretta

Sotto l’albero delle mele

A Natale tutti ritornano ad essere bambini. Anche le very important persons serbano nel cuore e nella mente immagini indelebili dell’infanzia. Per i nostri lettori, alcuni di loro hanno aperto lo scrigno dei ricordi più teneri dei Natali passati

Alzi la mano chi non canticchia, in prossimità delle feste natalizie, almeno un motivetto in tema. Alzi la mano, ancora, chi non si sente più buono, chi non sorride più volentieri, chi non si dedica con scientifica passione alla costruzione del presepe. Se durante tutto l’anno siamo vittime del broncio da traffico, telefonate di lavoro, corsa a fare la spesa prima che chiudano, a Natale no. Perché la pausa da festa natalizia è sancita dalla Costituzione non scritta delle festività a cavallo tra dicembre e gennaio. Guai ad infrangerla. Tra le prime regole da seguire con scrupolo compare il trascorrere più tempo con la famiglia, sia nel preparare albero ed addobbi di vario tipo, sia nel gettare in fumo, attorno ad una tavola imbandita, i sacrifici compiuti in dodici mesi per raggiungere il peso-forma. Ma, sempre ai primi posti della classifica dei must natalizi, ci sono l’attendere la mezzanotte intonando canti tipici e il partecipare a processioni casalinghe in direzione grotta, per riporre la statuetta del Bambino nella mangiatoia. Naturalmente, in perfetto clima natalizio, è prevista la possibilità di personalizzare a piacimento le succitate fondamentali regole. Ciò rende unico il Natale di ognuno. Abbiamo chiesto ai vip di casa nostra di rivelarci un ricordo legato al Natale. Questi, concedendosi un po’ prima del solito la pausa di cui dicevamo, sono tornati, per noi, indietro nel tempo. E ci hanno riferito emozioni ed aneddoti cari, più o meno lontani nella memoria. Minimo comun denominatore di tutti i racconti, una magia irripetibile, in altri periodi dell’anno. (continua in edicola sul Tacco d'Italia di dicembre, speciale Natale)

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