Quella casa resti del popolo

La accorata richiesta di uomini e donne Ds neretini

Con la nascita del Partito Democratico, una Fondazione creata “ad hoc” rileverà la proprietà degli immobili D.S.; non sappiamo quale utilizzo sarà riservato a tali immobili,. Vogliamo che quei locali continuino ad ospitare fermenti politici, culturali, sociali della nostra città e diventino finalmente, la “casa” ospitale di tante libere associazioni che arricchiscono la vita democratica cittadina

di Rino Giuri e Lelè Pagliula Era nata per essere la Casa del Popolo. Nelle intenzioni di quei dirigenti e militanti del PCI di Nardò che lanciarono e portarono a compimento il progetto e nelle aspettative dei tanti democratici che contribuirono anche finanziariamente alla sua realizzazione, i locali di Piazza Pio XI (che hanno accolto le sezioni del PCI, del PDS e dei DS) dovevano costituire un’opportunità d’incontro e una sede fisica, nella quale i cittadini, senza distinzione di appartenenza, avrebbero potuto organizzare attività politiche, culturali, ludiche, artistiche e di libero confronto delle idee. Nei decenni, quella sede ha ospitato organismi cooperativi, associazioni culturali, ambientalistiche, ricreative; è stata utilizzata anche per iniziative sindacali, sociali, ecc. Essa è testimone di dibattiti accesi, di progetti lungimiranti, di confronti serrati, di passione politica grande, di attività esaltanti, talvolta di invidie, di arrabbiature, di delusioni e di sconfitte anche. E poi di rinnovati, cocciuti e convinti impegni. In quella sede è conservato un pezzo di vita di coloro che, come noi, hanno condiviso un percorso fatto, per molti, di servizio alla città, di sacrifici personali e connotato da moralità politica. Sappiamo oggi che, con la nascita del Partito Democratico, una Fondazione creata “ad hoc” rileverà la proprietà degli immobili D.S.; non sappiamo quale utilizzo sarà riservato a tali immobili, né conosciamo ovviamente la destinazione che avrà la sede “nostra” di Piazza Pio XI. Oggi noi, donne e uomini di sinistra, cittadine e cittadini democratici, giovani e non più tali, vogliamo fermamente che quei locali continuino ad ospitare fermenti politici, culturali, sociali della nostra città; vogliamo che essi diventino finalmente, la “casa” ospitale di tante libere associazioni che arricchiscono la vita democratica cittadina. Ciò, per rispettare la volontà e il contributo di tutti i cittadini e dei compagni che resero possibili l’acquisto e le ristrutturazioni di quella sede, per rispetto delle migliaia di persone che vi hanno scorto, nel tempo, un luogo ove ci si proponeva, fra grandi slanci e limiti inevitabili, il riscatto civile della comunità. Di questa esigenza investiamo fortemente e sin da ora i delegati e i prossimi dirigenti provinciali e cittadini del Partito Democratico. Un differente epilogo per quella che in qualche modo è stata e potrà ancora essere la “casa del Popolo” è sinceramente inaccettabile.

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