Norman and Patience, una indimenticabile coppia di artisti

Ricordando lo scultore Norman Mommens e la scrittrice Patience Gray, tra i primi salentini d’elezione

Lo scultore, di origine fiamminga e la scrittrice londinese approdano nel capo di Leuca negli anni settanta. Decidono di stabilirsi a Masseria Spigolizzi, nella campagna allora deserta, tra Salve – Presicce e la costa ionica. Tra i primi salentini d’elezione, vi rimangono fino agli ultimi giorni, testimoniando il loro amore per l’arte e per l’ambiente circostante.

Norman (1922-2000) è nato ad Anversa da madre inglese e padre fiammingo, Patience (1917-2005) è nata a Shackleford, a sud di Londra. Insieme arrivano nella “campagna deserta” tra Salve – Presicce e la costa ionica, e vi rimangono fino agli ultimi giorni. Il rudere di un’antica masseria, viene trasformato in casa-studio, l’area esterna circostante diventa lo spazio ideale per le sculture, sempre più numerose; la quiete di Masseria Spigolizzi consente a Patience di realizzare i suoi progetti di oreficeria e di scrittura. A tutto ciò è da aggiungere l’interesse per l’agricoltura. Il terreno coltivabile intorno alla masseria viene utilizzato per lavori agricoli che i due artisti cominciano a praticare con l’aiuto di Salvatore, il contadino di un campo vicino, fonte preziosa di suggerimenti. Venivano da Carrara, dove Norman aveva preso parte per tre volte alle biennali di scultura (1964, 1967 e 1969). Prima del periodo carrarese, durato dal ‘65 al ’70, avevano vissuto in Inghilterra, dove si erano conosciuti nel 1962 e avevano soggiornato poi in varie parti d’Europa. Lo scultore aveva già cominciato a fare le sue prime esposizioni personali (Lewes, Sussex, 1961), Patience, dopo gli studi universitari e la nascita dei due figli, Nicolas e Miranda, aveva lavorato nel campo del disegno tessile, delle ricerche botaniche e del giornalismo. Insieme iniziano il loro viaggio alla ricerca di marmo da scolpire. Nel 1962 sono ospiti in Catalogna dell’amico scultore Fenosa. L’esperienza nell’antica cava romana di El Vendrell, nei pressi di Tarragona, sarà molto importante. E’ poi la volta della Grecia: per un anno rimarranno nell’isola cicladica di Naxos (1964). La cava di Apollona insieme ad altri frammenti di marmo raccolti sui monti e ai sassi levigati dal mare, forniscono a Norman il materiale per una trentina di lavori che poi avrebbe esposto a Venezia (Galleria del Dose, 1964). Tornati a Carrara, nel 1966 Norman tiene una mostra a Roma insieme ad altri tre artisti che, come lui, praticavano il taglio diretto. Siamo al 1970, quando, arrivati nel Salento, continuano la loro feconda attività artistica. Nel corso degli anni Patience può finalmente dedicarsi alla creazioni di monili dalla fattura arcaica. Col passare del tempo riesce anche a riprendere i suoi appunti, a raccoglierli e a pubblicarli, mentre Norman passa dalla scultura al disegno, dalla pittura alla scrittura. Se Norman ha trasformato gli spazi esterni della masseria di origine seicentesca animandola con le sue straordinarie sculture, Patience si è subito messa alla ricerca di selci e di frammenti di ceramica arcaica. Ha inoltre realizzato splendidi monili dallo stile inconfondibile. Tutto ciò senza trascurare mai la passione della scrittura: attraverso i suoi bellissimi libri è possibile ripercorrere insieme a lei mondi e situazioni diverse, con autentica partecipazione emotiva. Come due “nuovi neolitici” – è stato scritto – riescono a praticare veramente “l’unitarietà di tutte le arti”.

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