Sanità in crisi. Poli: “La Regione fa finta di niente”

L’intervento di Poli Bortone

Per Adriana Poli Bortone, coordinatrice di An in Puglia, “è grave che non bastino nemmeno le dimissioni del direttore dell’Oncologico di Bari a risolvere l’indifferenza di Vendola a Tedesco”

Adriana Poli Bortone, coordinatrice di Alleanza Nazionale in Puglia, ha giudicato molto grave l’indifferenza di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e di Alberto Tedesco, assessore alla Sanità, a seguito delle annunciate dimissioni di Maurizio Portaluri da direttore dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari. “La Sanità pugliese naufraga – ha rilevato Poli Bortone – e Vendola e Tedesco continuano a far finta di niente. Come può passare inosservato il fatto che il direttore, nominato dal centrosinistra, di una struttura sanitaria fondamentale come l’Oncologico di Bari evidenzi pecche e solleciti aiuti al Governo regionale per mesi e poi inascoltato sbatta la porta? Come si può restare indifferenti di fronte ad un fatto così grave che è comunque l’ultimo di una serie ormai molto lunga di avvenimenti che stanno gravando sul sistema sanitario regionale nell’era della Puglia migliore della retorica vendoliana? Sebbene viva una fase di transizione e abbia bisogno di sostegni concreti – ha continuato l’esponente di An – l’Istituto fa la sua parte, ma con l’abbandono di Portaluri, che né Vendola né Tedesco hanno saputo scongiurare, accusa un colpo gravissimo. E con esso un settore delicatissimo come quello dell’Oncologia. Perché sono rimasti inascoltati i richiami di Portaluri alla mobilità passiva (passata in un anno da 235 a 163 milioni di euro), alla mancanza di ortopedici dedicati all’oncologia e di quelli delle sale operatorie, infine alla attivazione delle Pet Tac? Se questi sono gli esiti – è la conclusione di Poli Bortone – sarebbe stato meglio non stravolgere l’operato della gestione Polizzi, che si è distinta per la programmazione e per essere stata al di là delle caratterizzazioni politiche. Salvo destituzione improvvisa e nomine di parte, oggi rivelatesi lo specchio dei dissidi interni al centrosinistra”.

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