Il treno della storia tra fede e politica

Verso la ricerca della carità dialogica nel neopersonalismo solidale e laico

In una lezione magistrale che si è tenuta a Tricase, Padre Bartolomeo Sorge ha evidenziato la necessità di superare l’empasse che il Paese vive, non con l’antipolitica ma con la partecipazione

di Paolo Palomba 12 ottobre scorso, nell’ambito delle iniziative di approfondimento del messaggio sociale di don Tonino Bello, l’omonima fondazione di Alessano ha organizzato, nel Teatro “S. Antonio da Padova” di Tricase, una lezione magistrale sul tema “Cattolici in Politica – Valori negoziabili e dialogo possibile”. Hanno partecipato all’iniziativa le autorità civili e religiose del Sud Salento: erano presenti, tra gli altri, Donato Valli, presidente della Fondazione don Tonino Bello, Mario Signore dell’Università del Salento, don Donato Bleve, parroco di Tricase, Lorenzo Ria, senatore, Luigi Nicolardi, sindaco di Alessano, con un vasto pubblico appartenente al mondo della scuola, dell’associazionismo, del volontariato, della politica. Relatore d’eccezione è stato padre Bartolomeo Sorge. I temi dell’intervento hanno esaminato le correlazioni che coniugano l’impegno sociale in politica, toccando vari nodi riferiti alle tematiche del terzo millennio. Il nucleo di partenza della conferenza ha focalizzato la crisi strutturale della nostra epoca, connotata dalla transizione, dalla non funzionalità dei vecchi schemi di senso e dalla mancanza di nuovi paradigmi d’azione. “Viviamo nell’ambito di una generazione del discernimento – sostiene infatti il gesuita – impegnata a interpretare i segni dei tempi, per individuare punti saldi di riferimento e inventare strade nuove orientate alla gestione del futuro”. A parere del direttore di Aggiornamenti Sociali, lo stato di empasse che vive il nostro Paese, in un indubbio momento di crescita, non si risolve con l’antipolitica o con la protesta fine a se stessa: è indispensabile, al contrario, il lavoro di ricostruzione creativa di nuovi modelli di pensiero e di partecipazione, che le giovani generazioni europee sono chiamate ad elaborare, in vista della costruzione di un Paese degno delle proprie tradizioni e consapevole del ruolo strategico nelle dinamiche internazionali. La prospettiva dei contributi avanzati si richiama a tre linee essenziali di riferimento, enucleabili nel documento finale del Convegno di Verona, pubblicato nello scorso mese di giugno. “In tale logica – sostiene Padre Sorge – occorre rinnovare la nostra presenza di cittadini e sul piano culturale e socio-politico. Questo scenario rende il cittadino consapevole della fragilità umana e delle contraddizioni epocali, come pure dei valori sociali autentici, della conoscenza scientifica, dello sviluppo tecnologico, dei diritti umani e della democrazia, al di là di riduttive visioni di moralistiche“. I nostri padri costituenti – sottolinea l’ex direttore di Civiltà Cattolica -, ad esempio, pur nelle differenti identità ideologiche, hanno sottoscritto i primi undici articoli della Carta Repubblicana”, costituendo l’esempio concreto del principio di promozione dei valori laici. Sul piano etico, inoltre, assume titolo di cittadinanza la qualità delle idee di coloro che offrono alla comunità il proprio contributo culturale: in una società secolarizzata e pluralistica, per l’ex direttore dell’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe, più che aspirare ad esclusive forme di leadership, bisognerebbe “partire dalla condivisione disinteressata dei problemi della gente, nel dialogo e nella laicità della politica ”. Il fenomeno della globalizzazione richiede, di fatto, la capacità di recuperare, nei patrimoni di conoscenze, quei valori morali comuni che uniscono le razze nel rispetto delle diversità, depauperando ogni forma di omologazione e di egemonia etnico-ideologica. Nell’ottica di Padre Sorge non è sufficiente enunciare valori assoluti per risolvere i problemi, occorre praticare nel quotidiano tali esempi, aspirando alla ricerca condivisa del bene comune. ”Se i politici e gli amministratori non riusciranno a realizzare quest’opera di mediazione – conclude il gesuita – perderemo sicuramente il treno della storia. E’ auspicabile, quindi, una forma di neopersonalismo solidale e laico, in grado di muoversi al di là delle ideologie, per sublimarle e trasferirle dall’astrattezza filosofica alla problematicità della routine contingente, nella missione del vivere uniti, rispettando la diversità”.

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