Chi insabbia la cultura

Intervista a Livio Muci, direttore di Besa, sull’editoria salentina. Troppo spesso abbandonata, secondo lui, dalle istituzioni

Livio Muci: “La valorizzazione delle identità enogastronomiche salentine distoglie gli amministratori locali dall’incombenza di occuparsi di Vittorio Bodini, nonostante questi non perdano occasione di citarlo come icona della poetica salentina”

586 titoli divisi in 14 collane. Ed una viva attenzione per ambiti letterari generalmente penalizzati dal grande circuito editoriale. Sono questi i numeri e le intenzioni del progetto Besa, casa editrice di Nardò diretta da Livio Muci che volge in lingua italiana le produzioni culturali scaturite da grandi bacini di idee molte volte sottovalutati. Ma Besa non è solo avanguardia. Un’intera collana, la Bodiniana, curata da Lucio Giannone, è infatti dedicata al recupero della figura di Vittorio Bodini, poeta salentino scomparso negli anni ’70, non sufficientemente valorizzato dalla sua terra. Nei suoi confronti Besa ha compiuto una vera e propria rivalutazione pubblicandone l’intera produzione poetica; in tale opera di recupero, la casa editrice ha potuto contare solo sulle proprie forze, data la sostanziale sordità all’impresa da parte delle istituzioni locali, pur costantemente sollecitate. E’ questa la denuncia di Muci, secondo il quale l’editoria salentina, abbandonata a se stessa dagli Enti pubblici, sarebbe governata da logiche di difficile comprensione. Le stesse per cui un’antologia sui “poeti maledetti”, preparata dalla sua casa editrice, attende da anni di essere editata. (L'intervista a Livio Muci è pubbicata sul Tacco d'Italia n.41 attualmente in edicola)

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