Dove volano le aquile di mare

Itinerari costieri nel Salento

Oltrepassata la bassa scogliera della costa ionica, da Gallipoli a Torre Vado, un litorale che varia la sua morfologia nelle insenature sabbiose delle marine di San Giovanni, di Lido Marini e Torre Pali, Pescoluse e Posto vecchio di Salve, dopo San Gregorio inizia il percorso più fitto di grotte e antri a picco sul mare. Godibili soprattutto dal mare, sono a volte intercomunicanti e accessibili da terra

Luoghi ideali per l’approdo fin dalla preistoria, con la loro incontaminata bellezza le grotte della costa salentina sono di grande impatto emotivo e di notevole attrazione paesaggistico-archeologica, sia sul versante ionico che su quello adriatico. Un territorio di origine carsica che svela scenari dalla geologia surreale: tra cunicoli e laghetti dai suggestivi riflessi cangianti di colore, sculture sedimentate nel tempo, animano il loro interno. In questi rocciosi antri frequentati dall’uomo primitivo sono custodite iscrizioni votive, graffiti e pittogrammi delle civiltà più antiche. Il litorale salentino, abitato fino a non molto tempo fa dall’aquila di mare e dalla foca monaca, è caratterizzato dalle sue numerose grotte, basse o a picco sul mare (intercomunicanti e a volte accessibili da terra), spesso sovrastate da torri di difesa (XVI sec.) o ricoperte da rare piante di macchia mediterranea. Le loro denominazioni ci riportano alla loro morfologia (Le tre porte, Il presepe, etc), alle credenze popolari (grotta del Diavolo, del Drago, degli Omini morti) o al locale dialetto. La cosiddetta Zinzulusa (voce salentina per stracci penduli, frange), indagata per i suoi aspetti fittili (ceramica a bande rosse) estetici e biologici, continua a stupire con le sue forme plasmate sulla roccia e la sua rara fauna ipogeica (“fossili viventi”). Ai ritrovamenti archeologici delle origini risalgono poi le abbondanti testimonianze di resti faunistici, fin dall’habitat interglaciale (grotta del Cavallo, grotta dei Cervi) ed umani. Un dente dell’uomo neandertaliano ha dato il nome alla grotta del Bambino. Dall’area paleolitica detta uluzziana tra Portoselvaggio e Santa Maria al Bagno, al punto in cui si incontrano i due mari (tra Punta Ristola e Punta Meliso, nei dintorni di Leuca ) fino a Porto Badisco, dove si dice sia giunto Enea, si susseguono in un percorso alternato tra suggestivi anfratti e canali, attraverso i quali corsi d’acqua dolce sfociavano al mare. Ci raccontano la storia dell’uomo cacciatore e dei naviganti, scampati ai rischi dei viaggi più antichi. Sulle pareti della Romanelli di Castro, nota per i suoi grattatoi circolari, era raffigurato un bue selvatico colpito da zagaglie, mentre su quelle dei Cervi si ripete in modo schematico ed essenziale la figura dell’uomo con l’arco. Ubicate nelle vicinanze di sorgenti d’acqua o di zone paludose (Santa Cesarea), a volte fortificate come il complesso di Rocavecchia (Melendugno), parco archeologico risalente all’età del Bronzo, sono spesso associate ad arcaici luoghi di culto. Testi votivi di ringraziamento (in lingua messapica, greca e latina) sono incisi sulle pareti della grotta della Poesia, dalla bianca roccia calcarea o della grotta Porcinara a Punta Ristola, dove è stato ritrovata pure l’escara: un altare di forma circolare, non sopraelevato, a contatto col suolo. I preziosi reperti litici (pietre incise e dipinte), di ceramica e i graffiti custoditi al loro interno testimoniano una continuità storica dalla frequentazione del Paleolitico all’epoca messapica, da quella romana a quella medioevale e moderna, che costituisce un patrimonio, forse non del tutto esplorato. Un itinerario godibile lungo tutta la costa fino al punto più orientale. il santuario neolitico di Porto Badisco, tra i più importanti d’Europa per il suo aspetto paletnologico. Restano però impenetrabili per ragioni di tutela e di conservazione i suoi tre cunicoli sotterranei: nascondono una straordinaria varietà di raffigurazioni astratte, dal meandro alla spirale, e realistiche. Dalle scene di caccia alle impronte realizzate con guano di pipistrello riconducibili a probabili riti di iniziazione, fino ai motivi geometrici, dal meandro alla spirale, che hanno richiamato l’interesse mondiale.

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