Morciano. Il passato (appena scoperto) violato

La scarsa attenzione agli scavi archeologici

Tanti sono i paesi della penisola salentina che conservano le loro ricchezze archeologiche nel sottosuolo, dove è stratificata una storia che va dalle origini ai frantoi ipogei di età moderna

I lavori di scavo e di trincea per i servizi necessari alla comunità : acqua-gas-illuminazione-pavimentazione, se non adeguatamente controllati (dagli organi competenti della Sovrintendenza), possono compromettere il patrimonio archeologico, a volte irrimediabilmente. Tra gli ultimi episodi di “emergenza”, è balzato all’attenzione dell’opinione pubblica il caso di Morciano di Leuca, che ha suscitato l’allarme di associazioni ambientaliste come Italia Nostra e la Pro-loco, tanto da portare alla sospensione dei lavori e al sequestro dell’area interessata. La veemente protesta era dovuta al danneggiamento che un mezzo pesante della ditta appaltatrice dei lavori di ripristino del basolato, aveva provocato al solaio di un frantoio sotterraneo, nelle adiacenze della chiesa matrice.Le polemiche sono poi divampate in seguito ad atti di vandalismo: a notte del sequestro infatti sono stati forzati alcuni lastroni di copertura delle tombe medioevali. Si sono aggiunti infine problemi connessi all’allagamento della zona, durante il maltempo, quando cani randagi avevano disperso le ossa umane della necropoli. Si è trattato di un peggioramento della già precaria situazione statica del centro storico dovuto all’assottigliamento dello spessore tra pavimentazione stradale e sotterranei, ha chiarito in seguito il sindaco. D’altra parte era già accaduto qualche anno fa (2003) che una decina di tombe medioevali venissero tranciate dalle condutture, proprio nei pressi della chiesa di S.Giovanni, sul lato su cui si affaccia la pro-loco. I lavori di scavo cominciati con la consulenza archeologica di Paolo Schiavano e Roberto Maruccia hanno perciò subito un rallentamento di diversi mesi. Sono state finora scoperte all’incirca 70 tombe che possono farsi risalire all’XI-XII secolo, ci dicono, quasi tutte ricoperte da lastre in tufo locale, a volte con blocchi incassati nel banco di roccia. Alcune sono di dimensioni adatte a infanti, le altre misurano da 1,80 a 2 metri, per una profondità di 40 cm circa.. Hanno, come le altre del nostro territorio, forma trapezoidale e rastremata. Quella già manomessa presenta il cuscino litico, tipicamente medioevale. Di particolare interesse il fatto che, come già a Patù, si è potuto verificare che alcuni granai (grandi silos) sono stati adattati a sciave per frantoi. Necropoli e luoghi di archeologia industriale caratterizzano dunque anche il sottosuolo morcianese. Ne sapremo di più, quando i lavori diretti dal sovrintendente Arcangelo Alessio e seguiti da consulenti di fiducia, saranno terminati. Dopo il dissequestro intanto, i giovani archeologi ugentini, con la collaborazione di Doris Ria, hanno potuto continuare e terminare il loro lavoro di pulitura e di rilievo. Potranno completare le loro indagini una volta che andrà in porto il progetto di scavo e di recupero per acquisire i necessari dati scientifici, insieme a quello voluto dal Comune e legato alla valorizzazione dell’insieme, considerate anche le numerose “bocche” dei frantoi, una trentina, evidenziate dal nuovo rifacimento del basolato. Con un adeguato sistema di copertura in vetro si potrebbe consentire inoltre la necessaria areazione naturale, nonché il passaggio di luce. Il sindaco di Morciano ha perciò intenzione di organizzare una mostra permanente per promuovere al meglio le risorse storico-culturali del centro storico e del suo contesto.

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