Turismo futurista. Senza futuro

Questo è un editoriale scontato. Scontato e prevedibile. Se è scontato rimanere fermi sulle proprie posizioni e farle presenti, in maniera prevedibile, giusto quando è necessario. Ora credo che lo sia. Posizioni prevedibili come il caldo “mai così caldo” a giugno, l’umido (perché si sa, “non è tanto il caldo, quanto l’umido”) di estati “sempre più monsoniche”, la tensione nei rubinetti che si abbassa (ma che emergenza idrica è, se si ripresenta puntuale ogni anno?). L’inizio dell’estate ci ha recapitato tre fotografie del Salento che verrà e che noi avremmo voluto stracciare anni fa: l’approvazione dell’intero tragitto di quell’ecomostro che sarà la statale 275 Maglie-Leuca; il secondo piano dell’ecomostro “Orex”, albergo costruito in pieno parco regionale di Ugento senza sottostare alla valutazione d’impatto ambientale (Via); la guerra di carte bollate Regione-Comuni-imprenditori balneari per la concessione di porzioni di demanio marittimo in assenza di regole, mancando i Piani coste comunali che mancano perché manca il Piano regionale coste. Il Salento è in fermento perché è (da poco più di un decennio) consapevole che il turismo è una risorsa economica. Gli amministratori in primis si sono perciò catapultati in una rincorsa di modelli (si guarda addirittura a Rimini, dove si rimpiangono scelte di 40 anni fa) che mal si adattano all’anima più profonda di questa finibus terrae: il suo essere di frontiera, il suo farsi silenzio, eremo da cui contemplare la lentezza dei luoghi dell’anima. La corsa all’oro è in atto: svuota le miniere del turismo della lentezza riempiendole del cemento della fretta, della vacanza mordi e fuggi, delle corse su quattro corsie, senza mai il tempo per affacciarsi giù, a vedere u mare spunnato, “il mare senza fondo” dalle cui profondità si ode rintoccare la campana del santuario di Leuca, così narra la leggenda, mai più ritrovata. Gli amministratori salentini, i sindaci dei Comuni del Capo di Leuca, Giovanni Pellegrino, presidente della Provincia di Lecce, Michele Losappio, assessore all’ecologia della Regione Puglia, ora parlano di “strada-parco”, ma la definizione suona come una beffa. Sicuramente non saranno risparmiati pilastri in cemento, cavalcavia, rotatorie, perché non c’è alcun obbligo a farlo, dal momento che la Regione semplicemente “raccomanda” di limitare l’impatto ambientale. La strada fino a Leuca (precisamente fino a San Dana) inoltre non è inserita nel Piano di coordinamento provinciale approvato dalla Provincia di Lecce, strumento, unico in Puglia, di raccordo di tutti i Piani redatti dagli enti locali. Ma questi sono dettagli. Come quelli che si perdono, andando a tutta velocità, o guardando le ultime propaggini delle serre salentine dal secondo piano di un albergo a cinque stelle, invece di immergersi nella pineta. Una perdita scontata e prevedibile. Ma non è forse questo il prezzo del progresso? E non è forse questo lo stesso modello di progresso che quasi cento anni fa decantavano i Futuristi? Velocità, cemento acciaio e rombo di motori. In cento anni non siamo riusciti a pensare a di meglio

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