Flash Mob. Tutti in piazza Sant’Oronzo

Come incontrarsi ai tempi di internet

Arriva anche in Salento la tendenza partita in Usa. E Lecce è la prima città della Puglia ad ospitarla. Chiunque abbia una lattina di qualunque bibita, ancora chiusa, si rechi all’appuntamento: mercoledì 6 giugno, piazza Sant’Oronzo, ore 17.30. E poi attenda indicazioni. Il tutto durerà non più di un quarto d’ora

Arriverà domani a Lecce il primo Flash Mob della Puglia. Si tratta di una usanza partita negli Usa e che si sta diffondendo in tutto il mondo. Ed ora tocca a Lecce! Bisogna far convergere un gruppo di persone in un luogo pubblico. Qui tutte insieme e contemporaneamente compiono una azione visibile e poi si disperdono senza lasciare traccia. Di solito la convergenza viene organizzata tramite passa parola, e-mail, sms. Ad organizzare l'edizione leccese pare siano quattro diciottenni e le loro indicazioni (per ora) sono le seguenti: “Lecce, piazza Sant'Oronzo, 6 giugno, ore 17:30; necessario portare una lattina di una qualsiasi bibita gassata, ovviamente piena e chiusa… E poi attendete istruzioni dei mobber… non fate di testa vostra…”. E’ necessario, dunque, spargere la voce; il successo di un Flash Mob è anche il numero di partecipanti. Con la complicità di uno dei più potenti ed attuali mezzi di comunicazione, l’e-mail, ecco che centinaia di persone vengono convocate per incontrarsi in un luogo prestabilito (un locale, una strada) ad un’ora determinata e dare via ad uno scherzo di massa. Prende vita così il “Flash Mob”, la nuova tendenza che ha preso corpo su internet. Ma qual è lo scopo di quello che gli americani chiamano “the mob”, la folla? Organizzare delle vere e proprie adunate collettive che hanno come unico fine il divertimento dei partecipanti. Il gestore del tutto è il meglio non identificato “Mister M” (l’anonimato è d’obbligo) di turno (nel caso leccese i “Mister M” sono addirittura quattro), che ha il compito di organizzare il “misfatto”. Armato di tastiera, infatti, questo inoltra e-mail contenenti le direttive dell’appuntamento: parola d’ordine, luogo e ora dello scherzo, e in poche ore centinaia di persone ricevono il messaggio e sono pronte a partecipare all’evento. Ecco qualche esempio tra i Mob più riusciti: In Giappone, per le strade di Osaka, una folla di persone ha reinterpretato “Matrix Revolution”. Diverse decine di giovani vestiti da “agente Smith” hanno ricostruito il combattimento finale della pellicola, scontrandosi a suon di colpi di kung fu con un Neo rigorosamente vestito di nero. A New York, invece, nel centro commerciale Macy’s, un commesso del reparto arredamento si è trovato di fronte a circa 200 persone interessate a comprare uno dei tappeti esposti nel negozio; però, alla fine del colloquio con il venditore, tutti i partecipanti al Mob si sono rifiutati di acquistare il tappeto a causa del suo costo, giudicato troppo elevato. Mob nostrano: a Roma un gruppo di “mobber” ha reso più “vivace” piazza S. Maria dei Monti colorando i monotoni sanpietrini con gessetti colorati. O ancora, in una libreria di via del Corso, nel centro della capitale, i partecipanti, improvvisandosi clienti, si sono recati dai commessi e hanno chiesto tutti di poter acquistare volumi sconosciuti ed opere di autori inesistenti. La scena è durata dieci minuti esatti, tempo durante il quale i “mobber” si sono sostituiti l’un l’altro con sincronia per mettere in difficoltà i commessi. In effetti il Mob, per l’appunto “Flash Mob”, si consuma in appena un quarto d’ora al massimo e poi, così come velocemente ha preso vita, altrettanto rapidamente finisce, concludendosi con un fragoroso applauso della durata di una decina di secondi da parte di tutti i convocati. Seguendo, poi, l’ultima indicazione di Mister M, la parola d’ordine è: “dileguarsi”, e tutto, in brevissimo tempo, torna alla normalità, almeno per qualche giorno…

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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