Re sole Adriana illumina Perrone.

Con lei vince il concetto di partito-identità

Morto il re, viva il re. Diamo per assodate le analisi sui numeri e gli equilibri tra partiti che riempiranno le pagine dei quotidiani per tutto il mese di giugno: a Lecce la Cdl ha vinto, la sinistra di Antonio Rotundo non è riuscita a discostarsi troppo dal risultato incassato cinque anni fa da Alberto Maritati. In provincia la sinistra si è aggiudicato Comuni-simbolo come Otranto, un testimonial internazionale non solo per il Salento ma per l’Italia, ed ha sancito il peso degli uomini di Pellegrino: due assessori e un consigliere provinciale sono sindaci. Morto il re, viva il re. E’ Adriana Poli la grande vincitrice di queste amministrative 2007. E questo per diversi motivi, non ultimi i numeri. Perrone ha vinto al primo turno ma il suo 56 per cento impallidisce di fronte al plebiscitario 70 per cento e passa della Poli. Che per assicurargli la vittoria ha promesso di fargli da zia – farà la vicesindaca – . Su questo dato dovrebbero fermarsi a riflettere prima di tutto chi dei partiti, all’interno degli stessi partiti, dichiara la fine. Perché i partiti sono fatti da uomini e donne in cui gli elettori si rivedono, in cui credono. Questo processo di identificazione imprescindibile è stato perfettamente attuato da Adriana Poli: “L’altra anima di An? Quale altra anima? An è quella scesa in campo con i colori di An”. Vale a dire: An sono io. Espressione che non rimanda solo alle lotte intestine tra le “due anime” di An, ma ad una coincidenza di partito-elettorato-eletto-modello di governo. Uno sforzo identitario che dovrebbe compiere anche la sinistra leccese, per radicarsi di più nei quartieri, tra le persone, per opporre-proporre una chiara e altrettanto valida alternativa alla destra. Re sole Adriana ha vinto, ed An è il primo partito del capoluogo, crescendo rispetto alle passate amministrative mentre indietreggia Forza Italia, partito del neo sindaco, con sicure ripercussioni sulla sua effettiva autonomia decisionale, sulla sua autorevolezza se non autorità, quando sarà necessaria. Solo 7 seggi, gli stessi dell’Ulivo che è all’opposizione, sono pochini rispetto ai nove di An e i tre della lista civica di Mantovano. An? An sono io. Successo personale, bagno di folla, braccio di ferro all’interno del partito con le altre “anime”, posizioni ferme. Ha vinto con il carisma di donna di partito, di camerata che festeggia quest’anno i suoi primi 40 anni in politica. Non ha vinto Perrone, che non ha l’appeal della ex sindaca, né la lucidità politica, né le spalle forti in un partito in calo, nato con la fine della prima repubblica per essere un non-partito. Passata la buriana elettorale i leccesi si sentiranno orfani e sulla città barocca si spegnerà quel faro che a livello nazionale ed europeo Re sole Adriana aveva saputo accendere. Anche con i suoi picchi così nostalgicamente (ma è un eufemismo) fascisti, come quando era rimbalzata sulle pagine dei quotidiani nazionali per voler istituire una commissione per l’analisi e la selezione dei libri scolastici, giudicati troppo di sinistra. Altro che Castro, di cui, con ironia, dichiarava di voler fare la sindaca. Non pensa affatto ad un buen retiro e punta in alto, a Bari, alle prossime regionali. Amatissima dai leccesi, moderati che hanno eliminato dal consiglio comunale la destra e la sinistra radicali (proponiamo qui un minuto di raccoglimento per De Cristofaro…). “Lu Paulu” riuscirà mai a diventare familiare, per i suoi concittadini, quanto un’intercalare, quanto “l’Adriana”? Questa è forse l’eredità più pesante con cui Paolo Perrone dovrà fare i conti. Che a far di conto, lui, bocconiano, è bravo. Ma in quanto a scaldare i cuori, vuoi mettere un Sole?

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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