Vietato (non) parlare al conducente

La lettera di un malcapitato passeggero di pullman

Tratta Sicilia-Puglia. Sette ore in pullman. Il passeggero vorrebbe riposare. Peccato che il conducente chiacchieri amabilmente e a voce non bassa con una avvenente viaggiatrice

E’ vero, come canta in un suo brano la fulva Fiorella Mannoia, ci siamo proprio “consumati”. La regola più diffusa e dominante nella società di cui facciamo parte e, in generale, nel paese dove viviamo, sembra essere quella di tirare a campare e del fottere compagno. All’interno degli autobus e dei pullman di linea trovasi da sempre campeggiante in bella mostra il cartello “Vietato parlare al conducente”. Ovvia, anzi sacrosanta, la ragione, dal momento che nelle mani e nella mente della persona alla guida è riposta la vita dei passeggeri trasportati, oltre che naturalmente la sua, e s’impone quindi la concentrazione assoluta. Oggi, invece, può succedere che una giovane e carina viaggiatrice vada tranquillamente ad accomodarsi (anche se non consentito) nel seggiolino a destra in testa al torpedone, giusto accanto alla postazione dell’autista. Dopodiché, per l’intera tratta vale a dire per sei/sette ore, si dipartono lunghe sequele di colloqui e conversazioni tra guidatore e passeggera, intessuti di temi svariatissimi, dal sommo scibile filosofico sino alle fatue amenità del quotidiano. Fiumi di parole, con accavallamenti e incroci di voci squillanti che danno noia a quel viaggiatore il quale, magari, vorrebbe riposare o sonnecchiare in quiete. Al poveretto non rimane che avvicinarsi alla coppia di affabulatori, di cui uno con volante in mano, pregandola cortesemente di abbassare l’audio. Risposta: “Ma Lei dove è seduto? E’ mai possibile che le nostre voci arrivino fino a Lei?”. A parte ciò, si deve per fortuna dare atto che un qualche risultato si riesce a conseguirlo, almeno a livello di normale sopportazione. Accaduto mercoledì 30 maggio 2007, a bordo di un pullman dell’autolinea giornaliera Sicilia- Puglia. Beninteso, nessun desiderio di sporgere accuse, solo un fedele resoconto, con l’auspicio che la società di gestione del servizio – anche se non specificata – ne riceva conoscenza e rivolga in giro opportuni suggerimenti e raccomandazioni. Rocco Boccadamo

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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