Cinque secoli sotto i ponti

Salento, scrigno d’acqua

Un ponte del 1594 ritrovato nella periferia di Nardò. Conferma di un Salento “scrigno d’acqua”, attraversato da torrenti e facile agli allagamenti Una fortuita circostanza, lo scavo per le condutture del gas, ha riportato ai nostri occhi una struttura di quattro arcate (non tre, come si vede nelle illustrazioni del Settecento) legata al valico del torrente Asso, fuori le mura dell’antica città

Tra le testimonianze urbanistiche del nostro passato, è riemersa ultimamente quella del ponte di Nardò, una realtà sotterranea legata al valico del torrente Asso, fuori le mura dell’antica città. Le quattro arcate a tutto sesto del ponte sono state rinvenute nei pressi della chiesa dei Santi Cosma e Damiano, un tempo intitolata appunto a Santa Maria del ponte, un edificio dall’aspetto tardo-rinascimentale la cui origine risalirebbe al XV sec.. Qui, in luogo detto la tufara, facile all’assorbimento dell’acqua e agli allagamenti, erano state erette le quattro campate dell’antica struttura in conci di pietra, riscoperte casualmente nell’ eseguire i necessari lavori per la distribuzione del metano, sotto la strada che da Lecce conduce dentro il nucleo originario di Nardò, chiuso da quattro porte e difeso da diciotto torri. Sopravvissuto ai danneggiamenti e all’impatto dei nostri giorni (fognatura, acquedotto, fibra ottica), dopo il sopralluogo del funzionario della Soprintendenza (arch.Bramato), è stato ricoperto con materiali tufacei (non irreversibili), secondo le opportune modalità tecniche che non ne pregiudicano il recupero. Del ponte, ormai lontano dall’attuale stile di vita e dall’odierno contesto ambientale, si conosce la data e il nome del costruttore: Nicola Pugliese lo realizzò nel 1594. Utile ai cittadini e ai forestieri viandanti nell’ attraversare il torrente e le abbondanti acque ristagnate nei tempi piovosi, si legge nel contratto notarile stipulato tra l’Università neretina e Nicola Pugliese, il quale nel 1594 ne riceve l’appalto per ampliarlo “a tutta perfectione e bontà”. Quanto mai funzionale all’urbanistica del tempo, in un territorio caratterizzato da ricche risorse idriche e affioramenti d’acqua , la struttura architettonica è documentata non solo nelle cronache e nell’intitolazione della vicina chiesa, ma anche nella cartografia e nella pittura in nostro possesso. Si veda la bella incisione di G.B. Tafuri del 1732 e la successiva veduta di J.L. Desprez, un acquerello del 1785. Il manufatto di pietre vive e di pietre forti,portato a termine dai figli di Nicola Pugliese nel 1595, restituisce un’altra interessante testimonianza urbanistica di un periodo in cui, sotto i feudatari Acquaviva di Conversano, Nardò viveva il suo splendore architettonico e il suo prestigio culturale. Sede di studi accademici e biblioteche, inserita nel contesto paesaggistico delle foreste e delle folte macchie dell’Arneo, la città di origine messapica, conserva i segni e le stratificazioni di una frequentazione continua, in un Salento “scrigno d’acqua”.

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