Xlavio: Visite a domicilio. 2

A casa di Med

Con la performance di questo secondo appuntamento Fernando Schiavano invita alla partecipazione di una storia legata alla marginalità: l’esperienza dell’immigrato tunisino Med, partito da Jerissa e integratosi nel “sud-est” di Casarano. Affascina ancora una volta il “dispiegarsi” di una situazione esistenziale e, allo stesso tempo, il dipanarsi di un’identità collettiva

Accomunata al precedente incontro dal rito della consegna di un dono, anche questa performance ha fatto emergere la straordinaria creatività dell’artista. Xlavio prende spunto dalla sua esperienza di operatore assistenziale, per far riflettere su problematiche dell’abbandono sociale (dopo la terza età, l’immigrazione e l’integrazione) esponendo originali assemblaggi, ricostruzioni di oggetti simbolici. A casa della signora Maria Campana (prima visita – 23 agosto 2001), riassettata da Fernando per l’occasione, veniva aperto e ripiegato un grezzo saccone di rivestimento del materasso da riporre nell’armadio. Nella stanza da letto dell’anziana donna veniva esposto un assemblaggio di vecchi oggetti, combinati secondo una fantasiosa sintassi composta di cinque aste, cinque specchi, e cinque campanelli. Sul tappeto, armi arrugginite ai piedi del letto. Un baldacchino-altare, all’interno del quale, manufatti artigianali diventano oggetti di una danza rituale, in un gioco di specchi. mappa Nel secondo appuntamento, realizzatosi il 3 aprile 2004 nella casa di un immigrato di origine tunisina, il “dispiegarsi” è quello di una cartacea mappa geografica “muta”. L’obiettivo è sempre quello di colmare il vuoto e lo iato fra artista e compagine sociale, “accasando” l’arte negli spazi privati della realtà quotidiana. Questa volta l’occasione della visita al tunisino Med, partito da Jerissa (Tunisia) e integratosi già da anni nel “Sud-est ”di Casarano, offre l’opportunità per aprire inaspettati spazi su altri vissuti ad altre culture. Affascina, ancora una volta, il “rivelarsi” di una situazione esistenziale e, allo stesso tempo, il “dipanarsi” di un’identità collettiva. In un “divenire” partecipato, all’interno del piccolo giardino dell’abitazione di Med Nejib Zoglami, riassettato dallo stesso Fernando-Xlavio per la serata, si srotola la lunga mappa geografica che egli ha creato apposta per il suo collega “artigiano-restauratore-maestro di scrittura”, venuto qualche anno fa da molto lontano. Da una rossa custodia di stoffa damascata, posata su uno sgabello, viene così estratto, tra gli agrumi, un patchwork delle dimensioni di circa 2 metri, un “collage” di tanti quadrati di sottile carta uniforme, quasi a voler indicare un mondo senza confini. pubblico Attraverso un video vengono poi svelati i ricordi di Med: frammenti sulla sua terra d’origine e sulla sua vita. A sancire infine l’unione tra terra e cielo, grazie all’osservatorio astronomico di Zenith, installato sul terrazzo, si dischiude alla vista degli ospiti convenuti, il mondo dei mari e delle montagne lunari, delle costellazioni, di Saturno, Giove e tanti altri pianeti. La rivelazione di mondi sommersi e occultati si manifesta nella sintonia e nel micro-cosmo di una serata primaverile, sotto un cielo di stelle da guardare più da vicino, in una autentica esplorazione delle comuni radici della cultura “propria” e “altra”: il giardino di agrumi, la mappa, la terrazza e l’astronomia. La serata si conclude con il cous-cous preparato dallo stesso Med.

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