Bere fino a stordirsi

Lo sportello dei diritti lancia l’allarme: troppo diffusa fra i giovani la prassi del bere fino a stordirsi

Sempre più diffusa tra i giovani la predice del bere fino allo stordimento. Lo sportello dei diritti lancia l'allarme chiedendo l’intervento delle Asl, le scuole e tutti gli enti competenti per sensibilizzare l’opinione pubblica contro questo fenomeno

Lo sportello dei diritti della provincia di Lecce ha ricevuto numerose segnalazioni, da parte di alcuni genitori,preoccupati per la salute dei loro figli che sin dall’adolescenza hanno iniziato a consumare alcohol. Un fenomeno preoccupante che è possibile rilevare dalle lamentele dei genitori è quello che è stato soprannominato con le parole anglosassone “Binge Drinking”, termine col quale si va ad indicare il bere fino a stordirsi con tutte le conseguenze del caso, non un’ultima il rischio di gravi intossicazioni, prassi molto in voga fra i nostri ragazzi specie in occasione del sabato sera o di festeggiamenti vari. Al fine di permettere un maggiore controllo da parte dei genitori che sono i soggetti a cui è affidato – prima dei medici o dei pronto soccorsi – il controllo immediato sulla salute psicofisica dei propri figli si riportano alcuni dati che permettano di capire attraverso una superficiale analisi se il proprio figlio sia un abituale consumatore d’alcohol fino allo stordimento. Se gli specialisti del settore non hanno ancora fornito una definizione univoca del “Binge Drinking”, dato che in passato quest’espressione andava ad indicare un periodo di un paio o più giorni in cui il soggetto beveva ripetutamente fino all’intossicazione, senza dedicarsi alle attività e ai doveri quotidiani, ai nostri giorni, il lasso di tempo di riferimento è ben più ristretto e si discute sulla quantità di alcohol da ingerire in una volta per classificare il disturbo: comunemente, questo limite è fissato a cinque drink per gli uomini e quattro per le donne. Inoltre, come puntualizza la British Medical Association, attualmente il Binge Drinking è associato al bere con il preciso proposito di ubriacarsi e di solito si verifica in contesti di socialità, piuttosto che quando si è soli. Non si deve pensare che il fenomeno, già studiato negli USA sin dai primi anni novanta dove è divenuto una vera e propria piaga sociale, sia appannaggio di individui emarginati o appartenenti alle classi sociali più disagiate, tutt’altro: a partecipare a queste “sessioni di alcohol” sono nella maggior parte dei casi studenti o addirittura atleti. In Italia le cifre, per quanto non da record, bastano a far scattare il campanello d’allarme: secondo l’ESPAD Report del 2000 l’abitudine al Binge Drinking occasionale riguarda circa il 13% degli studenti delle superiori. I rischi sono gli stessi di tutte le sostanze che provocano dipendenza. Il principale è senza dubbio la guida in stato di ebbrezza, che oltre a cagionare ingenti danni al bevitore è anche fonte di pericolo per terzi. A lungo termine si possono invece riscontrare conseguenze sulla salute psico-fisica del giovane come il peggioramento delle prestazioni scolastiche e/o lavorative, o l’introduzione all’uso di droghe, così come attività sessuali non pianificate e non protette, per non citare poi l’influenza che queste bevute hanno sull’umore, incostante e tendente a oscillare tra l’euforia e l’abbattimento morale, fino alla depressione. Quindi, lo sportello dei diritti interviene ancora una volta per segnalare l’emergenza della piaga alcolismo a tutti gli enti che si occupano della salute e della tutela dei più giovani ed in particolare alle ASL nonché agli istituti scolastici al fine di lanciare campagne di sensibilizzazione più incisive che servano a generare un maggiore senso di responsabilità nei ragazzi, poiché sino ad oggi, i fenomeni giovanili di dipendenza dall’alcohol sono stati sottovalutati rispetto alla loro reale consistenza e diffusione.

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