Archeologia a Ugento 3

Ugento sotterranea e i “veli” da strappare

Un’intera necropoli scoperta in via Peri

Alle recenti scoperte archeologiche che riemergono dall’imponente struttura urbanistica dell’antica Ozan, è da aggiungere la necropoli di via Peri. Dodici tombe del periodo messapico, fino al 19 ottobre dello scorso anno ancora inesplorate, hanno fatto bella mostra delle loro grandi e spesse lastre di copertura. Ubicate sotto la tubatura dell’acquedotto, custodivano insieme a vasellame di ceramica, i resti umani di individui in gran parte di età infantile, poggiati direttamente sul terreno roccioso. L’occasione per aprire il sipario sulla necropoli, situata nei pressi della cinta muraria, è nata questa volta durante i lavori per la rete fognaria. Un mancato servizio pubblico che aveva ormai da tempo esasperato gli animi degli abitanti di via Peri, fin da quando erano iniziati. Alla fine degli anni Ottanta furono infatti fermati, proprio a causa del ritrovamento di una importante tomba le cui ricche testimonianze sono andate poi perdute. Un lungo disagio terminato soltanto quest’anno, con la riapertura della strada e la realizzazione dell’atteso impianto.Uno scavo che ha comportato un duplice vantaggio: sbloccare una situazione ormai di stallo e arricchire la popolazione di un altro pezzo della sua storia. A ricomporne il variegato mosaico, sotto la guida di Daniela Tansella, della Sovrintendenza Archeologica, un gruppo di giovani formatisi presso l’Università di Lecce. Grazie alle loro appassionate ricerche è stato portato alla luce un complesso sepolcrale, dedicato soprattutto alla deposizione in coppo di neonati. Si consideri che in una sola tomba sono stati ritrovati ben 19 elementi di corredo.Tutto ciò, garantendo la tutela dei beni archeologici, senza intralciare gli attesi lavori di impianto igienico in una delle poche strade che ne era ancora priva. La riscoperta di ulteriori spazi legati alle nostre origini messapiche e romane, rende ancora una volta più vicina l’idea di un museo all’aperto, in questo modo si eviterebbe la decontestualizzazione dei reperti, che potranno essere ammirati nel museo locale.Certamente non è poco, considerate le difficoltà e le passate situazioni anomale che lamentano i giovani archeologi. E’ di questi giorni – tra l’altro – l’emanazione della legge che obbliga a effettuare saggi di scavo preventivo, una pratica che loro portano avanti da almeno quattro anni. // Parlano gli archeologi La lunga vicenda in realtà presenta dei retroscena per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi. In seguito al ritrovamento della prima tomba (anni Ottanta) le ricerche polarizzarono l’investimento economico destinato ai lavori di fognatura, fanno sapere i giovani archeologi a tre voci. “Anche a Roma nessuno ha pensato di rinunciare alla metropolitana – dice Paolo Schiavano – ma la documentazione e la valorizzazione archeologica se ne sono giovate. Uno schiaffo morale agli ugentini, convinti che opere pubbliche di primaria necessità non possano conciliarsi con la ricerca, ma anche a coloro che si preoccupano di scavare solo per fini personali, come è successo in passato. Oggi invece, proprio grazie alla fognatura di via Peri, il sito risulta meglio indagato nel suo complesso e non per una singola emergenza monumentale”. “Una triste e intricata storia continua – Doris Ria – che insegna a fare ricerca archeologica in modo diverso e più partecipato, senza perciò alterare gli equilibri o impedire i servizi essenziali”. “Occorre ormai superare una concezione privatistica dei beni archeologici – conclude Roberto Maruccia. Ora si deve pensare ad una sala museale, riservata solo agli oggetti che siamo riusciti a scoprire in quest’ultima ricerca, in continuità con i manufatti di epoca romana. Senza trascurare infine le opportunità che offrono i mezzi tecnologici ai fini della documentazione e della ricostruzione storica”.

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