Borgo Terra. Perché il Tar dice no

Le motivazioni alla base del rifiuto del Tar

Troppe osservazioni per non ritenere “sussistente il pregiudizio grave ed irreparabile”. E così il Tar blocca il provvedimento con cui si autorizza la società Borgo Terra Srl a realizzare un’attività ricettiva nel centro storico di Casarano

Carenze delle opere di urbanizzazione; eccesso di potere; omessa acquisizione di assensi e pareri delle autorità competenti; mancata verifica delle norme urbanistiche. Sono numerosi, e anche piuttosto gravi, i rilievi mossi dal Tar di Lecce all’amministrazione comunale nell’ordinanza relativa alla vicenda di Borgo Terra. Giovedì il Tribunale ha pubblicato il provvedimento che ha accolto la richiesta di sospensiva di Luigi De Pascalis, difeso e rappresentato dall’avvocato Silvia Palamà, per l’anamento delle determinazioni adottate dal Suap (Sportello unico delle attività produttive) di Casarano, contenute nel verbale n. 45 della conferenza di servizi del 10 agosto 2006, e di tutti gli atti consequenziali. I giudici amministrativi, premettendo che “ad una sommaria delibazione, appaiono condivisibili le principali censure prospettate nel ricorso”, hanno rilevato la “carenza in loco delle necessarie opere di urbanizzazione primaria e secondaria rapportate alla tipologia dell’intervento; l’eccesso di potere per difetto di adeguata istruttoria in relazione: alla mancata verifica dell’effettiva esistenza del diritto di proprietà della Società (“Borgo Terra srl”, ndr) istante sugli immobili (diversi da quelli di proprietà comunale) interessati dal progetto dell’intervento edilizio in questione; l’omessa rinnovata acquisizione dei necessari assensi e pareri da parte degli enti e delle autorità competenti in seguito all’avvenuta modificazione (in data 10 agosto 2006) del progetto costruttivo di che trattasi; la mancata verifica del rispetto dei limiti inderogabili di altezza per le costruzioni previste nel progetto costruttivo (da rapportare a quelle preesistenti demolite)”. Troppe, quindi, le osservazioni per non ritenere “sussistente il pregiudizio grave ed irreparabile” e quindi il Tar ha di fatto bloccato l’esecuzione del provvedimento con cui si autorizza la società a realizzare un’attività ricettiva. Il relativo progetto, infatti, finanziato per circa 3,5 milioni di euro, prevede il recupero e la riqualificazione degli antichi immobili, ormai ridotti a ruderi, per realizzare un’attività alberghiera secondo la formula dell’albergo diffuso. Le antiche case a corte si trasformerebbero in una struttura alberghiera di 29 camere doppie, due singole e due mini alloggi (per un totale di 68 posti letto), sale per ristorazione e una sala per conferenze dotata di 137 posti a sedere, con la possibilità di utilizzare gli spazi per attività culturali.

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