Internet, Europa ed i piccoli comuni

I Piccoli Comuni cenerentola europea nell’utilizzo di internet

Virgilio Caivano, portavoce del coordinamento nazionale dei piccoli comuni commenta in modo sarcastico le ultime percentuali di Eurostat sull’utilizzo delle rete internet in Europa: “hanno scoperto l’acqua calda”

Una fotografia chiara che denuncia un gravissimo ritardo dell’Italia, dove le case in rete risultano 40 su cento. Eursotat però non dice che delle 40 case in rete solo 4 sono nei piccoli Comuni italiani. Una sproporzione inaccettabile che fa dei piccoli Comuni italiani il fanalino di coda in tutti i sensi nel mondo del web. “Altro che strategia di Lisbona e società europea della conoscenza – afferma Virgilio Caivano, portavoce del coordinamento nazionale dei piccoli comuni italiani – l’Italia si posiziona, come rapporto fra internet e nuclei familiari nella parte bassa della classifica per i centri medio grandi e totalmente fuori classifica verso il basso per i piccoli centri. Le cose sprofondano verso il baratro se prendiamo in considerazione le connessioni veloci, quelle Adsl o via cavo(a banda larga), qui la media italiana è inesistente per quanto riguarda i piccoli Comuni. Un condizione di grave disagio – continua ancora il portavoce – che colpisce e mortifica soprattutto i giovani (16-24 anni), che risultano operativi sul web con percentuali ridicole rispetto ai loro coetanei europei dove circa il 73% è operativo sul web. Una condizione inaccettabile, frutto concreto di una classe politica e dirigente ignorante e totalmente lontana dalle necessità di innovazione e ricerca per un Paese che vuole confrontarsi alla pari e vincere la sfida del mondo globale. Del resto – afferma con rabbia e sarcasmo Caivano – cosa possiamo aspettarci da parlamentari che per un buon 70% non sanno usare un computer e non conoscono nemmeno lontanamente il web. Per loro l’indirizzo di posta elettronica e quello classico di casa. Il livello di arretratezza tecnologica complessiva del nostro Paese ha raggiunto livelli altissimi, con grave danno per il futuro dei nostri giovani che pagano un prezzo altissimo in termini di competitività e crescita con i loro coetanei europei. Le bugie ed il fallimento della strategia di Lisbona sono davanti a noi e nessuno di quei parlamentari europei responsabili di un tale disastro avverte la necessità di andare a casa. Il destino – prosegue Virgilio Caivano – di preistoria informatica al quale il Paese è avviato da questa classe politica può trovare un possibile cambio di rotta solo attraverso una sana rivoluzione culturale e politica che parte dal basso e rinnova completamente un sistema istituzionale ormai vecchio e cristallizzato. Alla politica cattiva – conclude Virgilio Caivano – di chi difende istituzioni inutili come le province, le comunità montane, i consorzi e tutte quella sequela infinita di poltroncine, non proponiamo la politica buona dei servizi, della ricerca e dell’innovazione. Il vento del cambiamento spira ormai forte e deciso partendo proprio dal basso, dai piccoli comuni, il nuovo motore della nostra Italia”.

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