Oltre le solite categorie politiche

L'intervento di Alemanno

Destra e sinistra non sono più quelle di una volta. Lo afferma Pierantonio De Matteis, dirigente provinciale leccese di Azione Giovani, nel suo commento all’intervento di Gianni Alemanno al convegno di Orvieto

Di Pierantonio De Matteis* Già da qualche anno, Destra e Sinistra avevano smesso di rappresentare due entità politicamente, antropologicamente e socialmente distinte e distanti. Gli elettori di Destra non erano più i nostalgici del “si stava meglio quando si stava peggio” contrapposti alla classe operaia e proletaria che, ovviamente, votava compatta per il progresso che solo la Sinistra poteva garantire. Già negli anni immediatamente successivi a Tangentopoli le due categorie politiche si modificarono sensibilmente: a Destra stava il cosiddetto popolo delle partite Iva e delle Piccole Medie Imprese mentre la Sinistra riaffermava il suo monopolio sulle classi operaie e strizzava l’occhio ai lavoratori dipendenti. Ma, come è facilmente intuibile, si tratta di categorie utili più alla strumentale polemica politica che ad un’analisi seria sulla composizione economica e sociale dei due rispettivi elettorati. Tanto più che, dall’89 erano venute meno quelle identità forti alla base della militanza politica. Su queste considerazioni (nostre, e forse soltanto nostre), si innestano benissimo le parole di Gianni Alemanno nel suo intervento conclusivo ad Orvieto, nel corso del tradizionale appuntamento della Destra Sociale. Le due anime dell’elettorato individuate da Alemanno appaiono proprio come il superamento della dicotomia Destra/Sinistra, soprattutto rispetto alla collocazione dell’elettorato: “c’è un elettorato intransigente e un elettorato critico-moderato”. “Il nostro sforzo – continuava Alemanno – sarà quello di parlare, di lanciare segnali e proposte politiche ad entrambe le anime dell’elettorato”. La Destra Sociale aveva sposato la logica del centrismo politico? Sbagliato! Basta riflettere sulle stesse definizioni che Alemanno fornisce delle due anime. “L’elettorato intransigente è quello che vota a prescindere, è quello a cui basta la polemica contro i poteri forti della Sinistra, è quello che si mobilità con una campagna anticomunista, contro gli immigrati, contro la magistratura faziosa”: è l’elettorato di Forza Italia e della Lega Nord a ben guardare, verrebbe da dire. “L’elettorato critico-moderato è quello che pretende il rispetto delle istituzioni, che ci giudica sulla base delle politiche concrete che siamo in grado di adottare per risolvere i problemi del nostro tempo, è quello che non assegna deleghe in bianco ma che giudica (e vota) sulla base dei comportamenti e dei risultati ottenuti”: e, attenzione, questo elettorato non è di Centro, ma è centrale nella vita politica del Paese. Qualche esempio? Uno su tutti. Gli ultras delle curve delle più grandi città d’Italia hanno avuto, in queste ultime elezioni politiche un atteggiamento da elettori critici: sono certamente per la stragrande maggioranza di Destra (anche oltre, a volte) ma, in contrasto con la politica del Governo, e in particolare del Ministro Pisanu, sulla sicurezza e sulle repressione negli stadi, non hanno votato per il centrodestra. Questo esempio, forse meglio di altri, conferma la non sovrapponibilità delle categorie degli elettori critici e degli elettori moderati. E, nel caso specifico, le nostre politiche al Governo, parlavano bene all’elettorato intransigente in tema di ordine e sicurezza ma non a quello inaspettatamente critico degli ultras che da quelle politiche venivano maggiormente penalizzati, spesso ingiustamente. “La nostra sfida – ripete Alemanno – è quella di parlare a entrambe le anime dell’elettorato. Solo così potremo tornare a essere il 50% più uno degli italiani e riprendere l’opera modernizzatrice del nostro Paese”. Questo approccio, crediamo, valga per entrambi gli schieramenti. E’ come se l’elettorato, tradizionalmente inteso, fosse tagliato trasversalmente tra l’anima critico e quella intransigente con forze politiche di ciascuna coalizione che meglio interpretano le istanze di una o dell’altra anima. Ora, nel centrodestra, non c’è dubbio che Forza Italia e Lega parlino benissimo all’elettorato intransigente e che l’UDC meglio di altri interpreti le preoccupazioni di quello critico: resta da capire il ruolo di An. Gianni Alemanno afferma, a ragione, che occorre che Alleanza Nazionale parli a entrambe le anime dell’elettorato, dal momento che ha le capacità, in termini di contenuti, di storia, di tradizione politica e di uomini, per farlo. E per essere credibile. Quanto, invece, al blocco sociale di riferimento di Alleanza Nazionale, Alemanno lo individua nelle categorie “dei dipendenti e dei piccoli autonomi, nel ceto popolare e nel ceto medio”, proprio a conferma di quanto approssimative e fuorvianti siano quelle dicotomie a cui facevamo cenno in apertura. E a questo blocco sociale di riferimento occorre parlare il linguaggio della quotidianità, delle sfide del nostro tempo. Quali? Alemanno individua quattro aree: 1. deperimento dei valori e dell’identità; 2. false gerarchie in ambito politico, economico, sociale, intellettuale; 3. permanenza delle rendite; 4. economia del sommerso e del nero. E per ciascuno di questi grandi temi occorre individuare una risposta in termini di valori e di proposte politiche che parlino, come ampiamente detto, alle due anime dell’elettorato. Al deperimento dei valori e dell’identità si risponde con la riscoperta del valore dell’identità nazionale, magari di quel nazionalismo verde, tanto diffuso nel nostra comunità politica, fatto di difesa ambientale, di rispetto per il patrimonio artistico e culturale della nostra terra, di valorizzazioni delle nostre tradizioni popolari. Il ruolo esercitato dalle false gerarchie presenti nella nostra società si combatte con la logica del merito, della sussidiarietà, della partecipazione. Alle rendite, sempre più diffuse nel sistema economico italiano, dovremo opporre l’unità tra il lavoro e l’impresa, fino a divenire una sorta di Partito del Lavoro. All’economia del sommerso e del nero, si dovrà contrapporre la cultura della legalità in campo economico, etico e sociale (quello della legalità – che non è solo legge e ordine –, più di altri, è un tema che bene salda le due anime dell’elettorato). E poi, ancora, il ruolo dell’Europa e del Mediterraneo nella nostra politica estera: saranno questi i due punti fermi della nostra azione internazionale. La svolta di Alleanza Nazionale, deve riuscire a essere percepita nella quotidianità, dentro e fuori il partito. Un partito che parli a tutti senza schematismi o steccati. Serviranno uomini nuovi, non idee nuove. Già basterebbe dare attuazione a questo manifesto di Orvieto, come ci piace chiamarlo, per far avvertire sulla pelle di militanti ed elettori quanto profonda sia la svolta in atto dentro Alleanza Nazionale. “Chi ricopre incarichi nel Partito o nelle istituzioni – ha concluso Alemanno senza giri di parole – deve sputare l’anima e il sangue, se necessario. Deve dare tutto se stesso altrimenti… faccia altro; non è detto che debba fare politica ad ogni costo. Anche perché soprattutto chi è nelle istituzioni per conto del Partito, dai parlamentari ai consiglieri comunali, ha la responsabilità di rappresentare tutta la nostra Comunità politica e, per ciò stesso, ha il dovere di sputare l’anima ogni giorno, altrimenti… faccia altro, non faccia politica!” * dirigente di Azione Giovani per la Provincia di Lecce

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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