Vertice Anci. Poli: “Governo reticente sui tagli”

A Roma il terzo vertice Anci-governo per discutere sui tagli agli enti locali

Adriana Poli Bortone, sindaco di Lecce, si dichiara insoddisfatta del confronto con il governo che a meno di 48 ore dalla manovra finanziaria, continua ad essere restio nel dare cifre esatte sui futuri tagli ai Comuni

Adriana Poli Bortone, sindaco di Lecce e vicepresidente vicario di Anci al termine del terzo incontro tra Anci e governo sui riflessi della Finanziaria sugli enti locali che si è tenuto a Roma martedì 27 settembre, si dichiara insoddisfatta e sconcertata sulla politica del centrosinistra che appare poco chiara e poco aperta al dialogo con i comuni. “Da Roma alla Puglia, la tanto esaltata politica dell’ascolto e della concertazione della sinistra è, di fatto, la politica del prender tempo senza a concludere – afferma il primo cittadino del capoluogo salentino -. A meno di 48 ore dalla presentazione della manovra – continua – il governo non è in grado, o non vuole, dare cifre esatte sui tagli, che pure ci sono, sugli enti locali. Un atteggiamento reticente che ci fa pensare che il taglio sarà molto più consistente di quello (pari all’1,6) contenuto nella Finanziaria di Berlusconi, perché la cifra che circola è almeno del 2,4. Il governo di sinistra, però, consentirà, bontà sua, agli enti locali di imporre nuove tasse, di inasprire le esistenti, di inseguire disperatamente gli evasori, di aumentare l’Ici, di rivedere tutti gli estimi catastali. Nulla concesso alle richieste di Anci sui problemi della casa, del trasporto pubblico, della lotta all’inquinamento. Che dire poi – prosegue Poli Bortone – degli interventi per il Mezzogiorno? Una parola bandita dal lessico di questo governo. Un fatto è certo: a pagare sono le famiglie italiane. Basti pensare che i Comuni, oltre a subire i tagli e ad essere obbligati a nuove tasse, dovranno farsi carico del provvedimento sull’indulto (almeno casa e lavoro a chi esce dal carcere), dei 350mila nuovi immigrati, (casa, lavoro, sanità e servizi), dei riflessi negativi del Decreto Bersani su diverse categorie di lavoratori. Tagli ai Comuni e contestualmente gratificazioni alle Regioni, che hanno paurosamente aumentato il debito per la sanità nel 2006. Insomma – conclude il vicepresidente vicario di Anci – un governo che con gli enti locali non concerta sul Decreto Bersani, non concerta sull’indulto, non può che sconcertarci. Pensate che mobilitazione avrebbe orchestrato la sinistra se solo una parte di tutto ciò fosse stata fatto dal governo Berlusconi”.

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