Arretra ancora l’export salentino

Analisi dell’andamento delle esportazioni internazionali

Malgrado il lieve deprezzamento reale subito dalla moneta unica europea rispetto alla media delle altre valute internazionali, il volume delle esportazioni salentine nel 1° trimestre 2006 è diminuito del 10,1 % rispetto allo stesso dato registrato lo scorso anno

La riduzione ha portato Lecce in fondo alla graduatoria regionale. I dati confermano un calo sempre crescente del peso della nostra provincia all’interno delle dinamiche regionali: ormai le esportazioni leccesi rappresentano appena l’8.5% del totale regionale, a differenza di pochi anni fa quando invece costituivano circa il 20% del valore totale delle esportazioni regionali. I miglioramenti registrati dalla meccanica strumentale non sono stati, purtroppo, sufficienti a colmare la debolezza commerciale di alcuni settori cardine dell’economia salentina, come il settore tessile e dell’abbigliamento, delle calzature e degli articoli in cuoio, del legno e dei prodotti chimici e sintetici; questa stagnazione si è tradotta, inoltre, in una riduzione delle importazioni. “L’inefficienza dinamica del modello di specializzazione internazionale dell’economia salentina –dichiara il presidente della Camera di Commercio di Lecce, Alfredo Prete- ovvero la sua concentrazione in prodotti a domanda poco elastica rispetto al reddito mondiale è sicuramente una delle ragioni che limita la crescita delle esportazioni, almeno rispetto a quelle degli altri paesi sviluppati. A questo si vanno poi ad aggiungere le ridotte dimensioni di molte imprese attive nella nostra area economica che concorrono a limitare la capacità di inserirsi sui mercati internazionali in posizioni di forza nei confronti dei grandi intermediari commerciali nonchè le difficoltà infrastrutturali che limitano l’azione degli imprenditori locali, costretti sempre più spesso a lunghi e travagliati viaggi per far conoscere ed apprezzare i propri prodotti a livello nazionale ed internazionale. Questa situazione si aggrava se valutiamo la scarsa capacità di attrarre investimenti dall’estero, indicativa dei problemi strutturali, antichi e recenti, che frenano anche l’accumulazione interna di capitale, non consentendo la valorizzazione delle risorse umane e imprenditoriali di cui il Salento dispone. Una soluzione alle dinamiche economiche dell’intera area non può non vedere coinvolto il sistema universitario e della formazione, il sistema degli incentivi per la ricerca, il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi pubblici e privati, la qualità e la trasparenza delle regolamentazioni e una distribuzione delle imposte che penalizza gli investimenti produttivi a vantaggio delle rendite finanziarie. Volendo sintetizzare questi concetti, possiamo affermare che il sistema salentino soffre di un deficit di concorrenza, che non consente la selezione e lo sviluppo delle sue migliori energie imprenditoriali. Occorre dunque incoraggiare le imprese avviando politiche incisive di aumento della competitività dei mercati, puntando sulla qualità dei prodotti e sull’innalzamento dell’efficienza del sistema in cui le imprese vanno ad operare, onde affrontare meglio le dinamiche evolutive a livello internazionale. E’ necessario riavviare nell’immediato il tavolo di concertazione sul TAC con l’obiettivo di giungere alla firma dell’Accordo di Programma, dando così una risposta certa e costruttiva alle aziende del settore”.

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