Casarano: sulle licenze decide il Tar

Non trova fine la storia iniziata a gennaio

Spetta al Tar la decisione sull’assegnazione delle licenze per bar e ristoranti nel Comune di Casarano. Uno degli aspiranti titolari delle autorizzazioni, infatti, ha presentato ricorso presso il tribunale amministrativo, chiedendo l’anamento degli atti emessi dagli uffici comunali che hanno revocato le autorizzazioni assegnate per sorteggio

Sarà necessaria una seconda decisione del Tar di Lecce per definire il criterio di assegnazione delle nuove licenze per ristoranti e bar. Uno degli aspiranti titolari delle autorizzazioni, infatti, Mariangela Orlando rappresentata e difesa dall’avvocato Giovanni Bellisario, ha presentato ricorso presso il tribunale amministrativo, chiedendo l’anamento, previa sospensione dell'esecuzione, di una serie di atti emessi dagli uffici comunali che hanno revocato le autorizzazioni assegnate con il criterio del sorteggio. Rimangono ancora congelate, quindi, in attesa di chiarire meglio con quali criteri assegnarle, le quattro licenze per bar e sei licenze per ristorante che l’amministrazione comunale ha approvato nello scorso dicembre in seguito all’aggiornamento dei parametri numerici e alla nuova zonizzazione del territorio comunale. Nonostante due sessioni di apertura dei termini, infatti, Palazzo dei Domenicani non è ancora riuscito a rilasciare le ambite autorizzazioni amministrative. La prima volta, nel gennaio scorso, l’aggiudicazione era avvenuta per sorteggio, “per evitare – si disse – la corsa degli aspiranti titolari di nuovi esercizi pubblici verso l’Ufficio del Protocollo il giorno dell’avvio delle relative procedure”. Il Tar, però, accogliendo la richiesta di uno degli esclusi, stabilì che il criterio di assegnazione tramite sorteggio doveva intendersi “palesemente derogatorio” rispetto all’ordine di presentazione delle domande, criterio stabilito da una precedente delibera consiliare. L’amministrazione comunale, quindi, emise i provvedimenti di revoca delle autorizzazioni assegnate per sorteggio, tra cui quella della signora Orlando, e decideva di riaprire i termini con il criterio ordinario. La ricorrente, che nel frattempo aveva cominciato la nuova attività (e per questo ha chiesto anche un risarcimento di 10mila euro), contesta proprio l’anamento di questi atti amministrativi e la riapertura dei termini. Secondo la sua versione, l’amministrazione comunale avrebbe dovuto assegnare le autorizzazioni in base all’ordine cronologico della prima procedura e non avviarne una seconda. Quest’ultima fu attivata l’8 maggio corso e la ricorrente fu costretta a partecipare, insieme ad una trentina di persone, alla folle corsa per la presentazione delle domande all’Ufficio Protocollo del Comune, avvenuta mediante spinte e cadute lungo il percorso che dall’ingresso del Municipio portava al Protocollo.

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