Soleto, origini misteriose

Il paese in festa per Sant’Antonio

La storia di Soleto è avvolta da fitti misteri. Sappiamo però che, in qualunque epoca storica sia nato, il centro della Grecìa salentina ebbe periodi di grande splendore tra il tredicesimo e il quindicesimo secolo

Festa grande, a Soleto, il 13 giugno per Sant’Antonio, protettore del paese della Grecìa Salentina. Le origini di Soleto sono probabilmente databili al quarto o terzo secolo avanti Cristo, ma intorno a questa, che doveva essere una fiorente città messapica, non ci sono notizie certe. Dagli scavi archeologici sono emersi numerosi reperti di età messapica; manufatti di ogni tipo e poi strade, abitazioni e tombe che hanno confermato la descrizione del Galateo: ”Haec amplam urbem”, cioè “questa era una grande città”. Soleto era un importante punto di incontro delle strade che collegavano il Salento pre romano, ma nell’elenco che fa Plinio, nel primo secolo dopo Cristo, dei centri messapici sulla direttrice Otranto-Lecce-Brindisi, lo studioso parla di “soletum desertum”, (Soleto è deserta). Quindi, nel giro di tre secoli, vi fu la completa decadenza della città, a meno che, come alcuni studiosi hanno ipotizzato, non vi sia stato un errore di trascrizione dei copisti medievali a proposito di quel “desertum” che sarebbe stato in realtà “Desentum”: Plinio avrebbe cioè indicato un altro casale esistente nei dintorni di Soleto; ma di quest’ altra città non si è mai trovata alcuna traccia. Sullo stemma civico della città è raffigurato un sole: ma anche il culto del dio Sole è di epoca tardo romana e non messapica. Vi è quindi un mistero fitto, sia storico che linguistico,su questa città. Del resto, il mistero è la costante di Soleto, come emerge dal soprannome collettivo dei suoi abitanti: “macari”, cioè stregoni. Ed uno stregone era il suo più illustre concittadino: quel Matteo Tafuri, nato nel 1492, da antica e nobile famiglia. Personalità poliedrica,mente aperta e libera da pregiudizi, il Tafuri aveva interessi che spaziavano dalla medicina alla filosofia, dalla matematica alle lettere, ed il suo ingegno impressionò i dotti del tempo, creando gelosie negli invidiosi e seminando terrore negli incolti, che lo credettero uno stregone e lo chiamarono Mago. Egli era in realtà un uomo molto colto, ma anche umile. E in tutta umiltà, il “Doctor Parisiensis” trascorse l’ultima parte della sua vita a Soleto, facendo il medico condotto, e qui morì nel 1585, lo stesso anno in cui veniva al mondo, in un ideale passaggio delle consegne fra grandi pensatori, un altro illustre salentino, Giulio Cesare Vanini da Taurisano. Comunque,la storia di Soleto si fa più chiara a partire dal quinto secolo dopo Cristo, quando popolazioni provenienti dalle regioni balcaniche, sotto la spinta della politica imperiale di Bisanzio, la assoggettarono, con l’intera provincia, ad un rapido processo di grecizzazione. Vi fu un rinnovamento socio-ecomonico, ma anche politico e culturale, della città, che venne così elevata a sede episcopale, retta da un vescovo greco. La progressiva affermazione del rito greco è attestata da una lastra tombale di un ministro del dio Asote, deceduto il 7 aprile 1109, sulla quale è una iscrizione in caratteri greci. E benché la dissolvenza della liturgia si sia compiuta alla fine del diciassettesimo secolo, il greco sopravvisse come lingua ufficiale in quello che ancora oggi viene riconosciuto come uno dei più importanti centri ellenofoni della cosiddetta “Grecìa Salentina”. Il periodo di maggiore splendore di Soleto risale ai secoli tredicesimo e quindicesimo, con la signoria politica dei Del Balzo. Raimondo Orsini Del Balzo, sposando Maria D’Enghien, ingrandì notevolmente il proprio Stato, aggiungendo alla contea di Soleto la contea di Lecce e il principato di Taranto. Alla sua morte, nel 1406, gli succedette la moglie, Maria D’Enghien, la quale, sposata e resa di nuovo vedova da Ladislao di Durazzo, governò i propri possedimenti pugliesi, svolgendo un ruolo importantissimo nella politica del primo Quattrocento. Insieme al figlio primogenito Giovanni Antonio, diede a queste terre un cinquantennio di stabilità, di cui trasse beneficio anche Soleto, che divenne un importante centro umanistico. Fervida era l’attività del suo “scittorio”, attivo fin dal tredicesimo secolo, in cui operavano diligenti amanuensi come Giorgio di Soleto, Nicola Antonio Pinella, Giacomo Rizzo, che attendevano alla copiatura di preziosi codici greci, liturgici e letterari, tra cui la “Grammatica” di Dioniso Trace, i “Trattati di grammatica” di Gregorio di Corinto, l’“Erothemata” di Moschopulos e la “Grammatica” di Costantino Laskaris, un “Orologhion” e un “Omerocentron”. Ma, nel 1463, Giovanni Antonio, figlio di Maria D’Enghien, venne assassinato dai sicari del re Ferrante D’ Aragona, che prese in suo dominio tutte le terre orsiniane, compresa la contea soletina. Il disinteresse dell’ amministrazione centrale e le devastazioni dei Turchi decretarono la definitiva decadenza di Soleto e la ridussero al “parvum oppidulum” di cui parla nel Cinquecento il Galateo.

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