Antonio, santo cutrofianese

Focara e feste religiose

La festa religiosa del 13 giugno e quella civile nelle giornate di 7, 8 e 9 agosto riporta alla memoria di Cutrofiano i miracoli del santo per il bene del paese

Sant’Antonio, insigne predicatore e patrono dei poveri e dei sofferenti, è molto amato in tutto il Salento. Fernando di Buglione, questo il suo vero nome, nasce a Lisbona, nel 1194 circa, da una nobile famiglia portoghese, discendente dal crociato Goffredo di Buglione. Dopo una intensa vita ascetica presso il monastero di Santa Croce di Coimbra, il maggiore centro culturale del Portogallo appartenente all’ordine dei Canonici regolari di Sant’Agostino, riceve l’ordinazione sacerdotale nel 1219, a 24 anni. Ben presto, però, lascia l’ordine degli agostiniani, mal sopportando i maneggi politici fra i frati e il re Alfonso II, ed entra nell’ordine dei Frati Minori di San Francesco d’Assisi, con il nome di Antonio, in onore di Sant’Antonio Abate, il famoso eremita egiziano. Fa professione di povertà e si imbarca per il Marocco ma, secondo la leggenda, ammalatosi Fernando appena partito da Lisbona, la nave venne spinta da una tempesta di vento direttamente a Messina, in Sicilia. Qui, Antonio viene curato dai francescani della città e in due mesi guarisce. Inviato, in occasione della Pentecoste, con altri frati ad Assisi, ha modo di incontrare San Francesco, nel 1220, che rafforza di più in lui la fede. Così, comincia le sue predicazioni e, dopo lunghi viaggi, si stabilisce a Padova. La sua fama si espande e lui comincia a viaggiare ininterrottamente per l’Italia: ovunque le sue prediche sono seguite da folle immense e cosmopolite. Stanco e malato di idropisia, si ritira, per riposare, a Camposanpiero, vicino Padova. Muore nel 1231, nel convento dell’Arcella. Subito dopo la sua morte, si aprirono le dispute per la contesa del suo corpo fra il convento dove era morto e la chiesa di Santa Maria Mater Domini. Molti furono i miracoli operati da Antonio, in vita ma anche dopo la morte. Fu canonizzato l’anno seguente da papa Gregorio IX. Vicino al convento di Santa Maria Mater Domini, sorse una grande basilica a lui dedicata, meta oggi di pellegrinaggi da tutto il mondo della cristianità. Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua di Antonio incorrotta; essa è oggi conservata nella cappella del Tesoro presso la basilica di Padova. Nel 1946, Pio XII lo ha proclamato dottore della Chiesa. Sant’Antonio viene festeggiato, a Cutrofiano, con la festa religiosa del 13 giugno e con la festa civile del 7, 8 e 9 agosto, quando si tiene anche l’importante mostra dell’arte figula, arte di cui Cutrofiano vanta il primato nel Salento. Il culto di Sant’Antonio a Cutrofiano è legato ad un evento miracoloso accaduto il 17 febbraio del 1810. Mentre tutti gli abitanti erano chiusi in casa per il gran freddo, si avvertì un tremendo boato. Il terreno cominciò a tremare, tutti gli animali si diedero alla fuga e gli uomini lasciarono le loro case ed uscirono all’aperto per mettersi in salvo. Si trattava di un terremoto. La gente iniziò a pregare Sant’Antonio perché li salvasse dalla furia cieca della natura e il santo operò il miracolo. I danni furono limitati ed anche le vittime, ma c’era stata una grande paura. Infatti, molti, ancora tremanti, rimasero in strada per il resto della nottata ed accesero un grande fuoco per potersi scaldare. In ricordo di quella “focara”, anche oggi, il 17 febbraio, si accendono dei grandi falò, a Cutrofiano, in onore del santo. Molti sono i miracoli attribuiti a Sant’Antonio, patrono molto amato, al quale, in paese, sono dedicate ben 106 edicole votive. Una bambina, nata muta, riprese la parola, cantando le lodi del santo; una donna cieca riacquistò la vista; un malato di cancro, ormai alla fase terminale, pregando il santo, fu guarito. Insomma, può ben dirsi anche cutrofianese Sant’Antonio, santo salentino.

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