Al giro di boa, parlano i fatti

Analisi di una stagione a metà stagione

Calcolatrice alla mano, si fanno i conti. E quando ci sono i numeri, l’ottimismo, soprattutto quello cieco, non serve. A metà campionato è questa la situazione del Lecce: non ci si può più illudere e forse neanche i numerosi cambi, in panchina e in campo, possono a

di Gavino Coradduzza Al giro di boa, calcolatrice alla mano, si fa quello che, nella fase di apprendimento scolastico, si chiamava prova del nove. Si tratta di un rendiconto interlocutorio proprio perché capita nel mezzo del cammin del campionato, e, proprio per questo soltanto indicativo. Però, un po’ come le semestrali di cassa di gran parte del sistema imprenditoriale, se il rendiconto viene stilato, a qualcosa evidentemente servirà. Le cifre, i numeri, dicono tutto, a patto però che la lettura di questi sia scevra da pregiudizi tifoidei; che il pane sia insomma pane e il vino vino, altrimenti si ritorna al punto di partenza ed il ragno rimane nel buco. Partiamo allora dalla calda estate: tempo di rendiconto della campagna acquisti-cessioni e di prospettive di campionato. Non c’è più Zeman perché vuolsi così colà dove si puote, ma anche per qualche altro motivo; Dalla Bona è diventato doriano, Bielanovich caracolla tra una destinazione e l’altra (Lecce esclusa); di Babu neanche a parlarne e Giacomazzi si rompe un paio di volte. Gregucci mette mano all’impasto perché deve far lievitare una squadra di serie “A”. Precampionato sotto tono, Coppa Italia sfiorata e perduta, amichevoli i chiaro-scuro con Vicenza e Avellino oggi in ambasce in serie “B”. Alla quinta di campionato il carniere giallorosso è vuoto; c’è soltanto il punticino casalingo strappato all’Ascoli un po’ barricadiero a causa della inferiorità numerica. Siamo così alla prima scossa: arriva Silvio Baldini. Quattordici partite e dodici punti il bottino alla diciannovesima; media 0,63 punti a partita: la salvezza si allontana. Intanto si provvede a reperire un nuovo direttore sportivo, Angelozzi, il quale non sostituisce, ma affianca Regalia. Per i rinforzi si deve attendere gennaio: Luca Saudati è prima punta o punta centrale dato che Pellè va a maturare a Crotone; Cozzolino è preferito sulla corsia esterna; l’unico uomo d’area è Mirko Vucinic al quale piace convergere partendo però dalle periferie. La prova del nove dice, quindi, ciò che mai ha trovato ufficialità: quella squadra venuta alla luce sotto la calura estiva portava con sé qualche errore inconfessabile e inconfessato. Due allenatori e due direttori sportivi ne sono la prova; non si capisce altrimenti il perché degli innesti. Niente di clamoroso, sia ben chiaro, ma confessare umilmente e pubblicamente annunciando i rimedi, proprio come poi accaduto, avrebbe forse evitato l’incancrenirsi della contrapposizione tra una parte della ciurma ed il timoniere; forse non sarebbero volate le bottiglie, che tuttavia rimangono episodio deprecabile oltre che unanimemente condannato. Il clima complessivo ha risentito della carenza di comunicazione, del perseguire un dogma di infallibilità, che nessuno sogna di pretendere. E’ un campionato in qualche modo segnato; ingabbiato, quello del Lecce, da una serie infinita di vorrei, ma non ci riesco, di buone intenzioni e pochi riscontri. Peccato, peccato, perché il tempo c’è e garantirebbe il bis del girone di ritorno di Delio Rossi! Ma occorre centrare quelle due o tre pedine, che in quel tempo si chiamavano Franceschini, Bolano, Siviglia. Pessimismo esagerato, oltre che ingiustificato? Forse, ma certamente non dannoso quanto l’ottimismo ad ogni costo. Spesso i medici pietosi hanno scavato la fossa al paziente…ancora vivo.

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