Lorenzo Ria sulle suppletive 2004

“La mia candidatura alle suppletive del 2004 è stata rappresentativa dell’intero Ulivo e non frutto di patteggiamenti, come si vuol far credere. Anche qui si è affermata la diversità tra noi e il centrodestra”

“Va da sé che seguo con molta attenzione ed interesse gli sforzi e le iniziative dei DS leccesi, che personalmente considero assai più di un partito alleato, per individuare spazi reali di partecipazione democratica nella composizione delle liste elettorali, in presenza del nuovo sistema elettorale che di democratico ha molto poco. Va anche da sé che ho profonda stima per l’onorevole Antonio Rotundo, il senatore Alberto Maritati e l’amico Flavio Fasano, i cui nomi ritengo personalmente eccellenti per rappresentare, oltre all’Unione, l’idea di soggetto politico riformista che occorre oggi all’Italia. Avverto però un pericolo. Che alcune ricostruzioni, apparse negli ultimi giorni sulla stampa, sul come sarebbe nata la mia candidatura nelle suppletive del 2004, diano un’idea non vera. Quella candidatura, necessaria a sostituire Massimo D’Alema, che aveva optato per il Parlamento Europeo, non fu oggetto di un accordo di una ristretta oligarchia, né fu finalizzata ad ipotecare altri e diversi assetti di vertice, in particolare in vista delle elezioni politiche del 2006, e soprattutto non fu un ‘regalo’ concesso da chissà chi. Quella mia candidatura, benché come io avrei preferito, non sia stata il frutto e l’espressione matura degli elettori del collegio, attraverso le primarie, fu in ogni caso un risultato ampiamente condiviso, finalizzato a valorizzare il lavoro straordinario che la coalizione di centrosinistra aveva già realizzato in nove anni di governo provinciale, non sotteso a nessun altro risultato o scambio tra forze politiche dell’Unione. Richiamo la forza esemplare di quel passaggio e di quella scelta, perché proprio mentre più condanniamo gli aspetti antidemocratici del nuovo sistema elettorale, abbiamo l’opportunità, oltre che il dovere, di dimostrare che, nelle cose che contano, siamo ancora molto diversi da Berlusconi e dalla sua maggioranza”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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