Un rione a rischio crollo

Una crepa più profonda del solito ha messo tutti (o quasi) in allerta. Ma il problema riguarda l’intero isolato

Quando il terreno è argilloso, prima di costruire un edificio bisogna realizzare una zattera in cemento armato. Ma in via Edison, ad Ugento, non è stato fatto.

“Non si può vivere con il pensiero che esci di casa per andare a lavorare e non sai se la ritroverai lì, al tuo ritorno”. Suonano dure e rassegnate insieme le parole dei residenti nelle case popolari di via Edison a Ugento, sgomberati in via cautelativa dai propri appartamenti dal sindaco Eugenio Ozza, dietro invito dei vigili del fuoco di Lecce. Sono stati gli stessi residenti, allarmati dalla comparsa di una profonda crepa su una parete esterna dello stabile, a chiedere l’intervento delle Forze dell’ordine, che il 13 settembre hanno effettuato un sopralluogo nella palazzina, alla presenza di tecnici dello Iacp (Istituto autonomo per le case popolari) e degli assessori comunali Mauro (Lavori pubblici) e Brigante (Igiene e sanità). Risultato: l’evacuazione urgente di due appartamenti su sette. Per gli altri cinque non sembra necessaria la stessa fretta, ma le condizioni in cui l’intero edificio verte sono critiche. Intanto la zona è transennata e bisogna intervenire al più presto. // La costruzione e la storia Il rione di case popolari comprende sei complessi abitativi, di cui cinque costruiti tra gli anni Settanta e gli Ottanta e uno a metà anni Novanta. L’edificio di via Edison, in particolare, è sorto a metà anni Settanta, ed è abitato da sette famiglie che pagano un affitto tra i 20 e i 170 euro, a seconda del reddito. Molti residenti, però, da diversi mesi si rifiutano di corrispondere la quota d’affitto, “perchè – dicono – non abbiamo i servizi che ci spettano”. Fino a qualche anno fa, lo stabile non ha mostrato segni di cedimento, anche se crepe, poco profonde, hanno sempre segnato i muri degli appartamenti. Negli ultimi anni, il processo è andato accelerandosi ed ora costituisce una grave preoccupazione per gli inquilini che non si sentono sicuri ma, in molti casi, non hanno dove andare. “Il sindaco promette interventi – riferiscono a più voci – ma non li realizza mai. Delle case popolari non importa a nessuno”. Nel 2002 è stata realizzata una manutenzione generale del complesso abitativo (ditta Pennetta di Taurisano). Ad oggi, si notano cedimenti del terreno nel cortile, e crepe di diversa entità sui muri, esterni ed interni, dell’edificio. Ma questi non sono gli unici disagi sopportati dai residenti, costretti a convivere con infiltrazioni di umido e con calcinacci che, di conseguenza, si staccano dalle pareti e dal soffitto. // Le testimonianze I residenti ci fanno strada nell’edificio, ci accompagnano per scale, scantinati e corridoi anneriti dall’umido; ci indicano infissi consumati dal tempo e ci aprono la porta delle loro case, per farci vedere da vicino le condizioni in cui vivono. Intanto commentano e raccontano le loro storie, non senza una certa paura di esporsi. “Il sindaco – dicono – aveva promesso che ci avrebbe sistemati nelle case popolari di via Mare e invece ci ha abbandonati”. Chi è stato costretto ad andar via, ha trovato ospitalità da parenti, “ma – spiegano – non è bello sentirsi ospiti o dormire su una branda improvvisata nel corridoio. E se non ci fossero stati i parenti, saremmo rimasti per strada?”. Pian piano sciolgono la diffidenza e accettano di confidare le proprie ansie, mentre mostrano crepe e sommovimenti del terreno. “Come faccio a dormire tranquilla – chiede una inquilina a cui non è stata imposta l’immediata evacuazione – se so che nella casa accanto il soffitto può cedere da un momento all’altro? Come faccio a non temere per la mia famiglia, che rimane in casa, mentre io vado a lavorare?”. Anna Maria Marzano viveva in uno degli appartamenti evacuati. Ci fa accomodare e ci accompagna tra le camere. Apre una porta, dice: “Questa era la stanza dei bambini”, i suoi nipoti, figli della figlia. Le pareti e il soffitto sono anneriti da macchie di umido, proprio in corrispondenza dei lettini. I bambini non possono vivere in queste condizioni”. Ora Anna Maria, in seguito all’istanza di sgombero, dorme su un divano a casa della madre, mentre sua figlia, con i bambini, è ospite presso altri parenti. Anche Rita De Giorgi ha dovuto abbandonare la sua casa. Ci mostra le crepe che avanzano sui muri, di giorno in giorno. “Abitavo da sola in questa casa. Ora dormo su una branda a casa di mio figlio. Non è giusto”. // La raccolta firme Angelo Minenna, segretario politico del Partito dei Comunisti italiani “Mi sono fatto portavoce dei residenti nelle case popolari perchè la situazione di pericolo che continuano a vivere è intollerabile. Abbiamo raccolto circa 200 firme e le abbiamo allegate ad un esposto inviato, il 21 settembre, al Commissario delegato dello Iacp, al Prefetto e, per conoscenza, al sindaco di Ugento. Abbiamo preso spunto dalla grave condizione della palazzina di via Edison per allertare chi di competenza anche sugli altri cinque complessi, che vertono in condizioni meno gravi ma non per questo trascurabili. I residenti nelle case popolari devono avere tutti i servizi che spettano loro, cioè, oltre ad acquedotto e fognatura, anche gli spazi di aggregazione e verde pubblico, con campetti di calcio e di basket”. // La norma Nel “Regolamento per la locazione e l’uso degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la ripartizione degli oneri derivanti al proprietario ed all’inquilino dal rapporto di locazione”, all’art. 7 (“Ripartizione di taluni obblighi e oneri derivanti dal rapporto di locazione”) si legge che al proprietario dello stabile “spetta l’onere del mantenimento dell’immobile in stato tale da servire all’uso convenuto, nonché quello di tutte le riparazioni necessarie ad eccezione di quelle a carico del conduttore, ed all’inquilino spettano gli oneri per la manutenzione ordinaria, compresa la riparazione di tutti i danni o deterioramenti causati, per uso o per negligenza, all'appartamento ed alle sue pertinenze”. // Le case sul sito messapico I complessi abitativi dello Iacp sono stati realizzati in una zona completamente argillosa, perchè situata all’incontro di due faglie. Da studi archeologici (ce ne parla Paolo Schiavano, archeologo), così risulta composto il sottosuolo: argilla fino a 40 metri di profondità, poi 20 metri di tufo; poi, la roccia. In genere, in questi casi, prima di procedere alla costruzione di un edificio è necessario realizzare una “zattera” di cemento armato che renda stabile il terreno. Per gli appartamenti di via Edison questo non è avvenuto. Inoltre, questa via sorge su antiche mura messapiche, sopraelevandosi, di conseguenza, rispetto alla zona circostante. Ciò comporta la confluenza delle acque, in caso di piaggia, verso le case popolari. // Assessori e sindaco di Ugento Abbiamo cercato in tutti i modi di metterci in contatto con gli assessori Mauro e Brigante e con il sindaco Eugenio Ozza. Sempre irreperibili.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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