Rinasce l’ex conceria Lamarque

Un nuovo contenitore culturale firmato Orione

Riscoperta per caso, ha una storia lunga da raccontare. L’ex conceria ipogea Lamarque, l’unica in tutta Italia, rinasce con una inedita destinazione d’uso. Dov’erano i locali per la lavorazione della pelle, sorgerà un museo dell’arte conciaria, con spazi riservati a servizi di ospitalità e accoglienza e ambienti espositivi dedicati ad happening artistici. Il primo, stasera: la mostra di pittura e scultura “Il cuore greco” di Enrico Muscetra, alla quale prenderà parte Vittorio Sgarbi.

Quando la ricerca va di pari passo con il rispetto dell’ambiente e dei beni culturali, è possibile che tradizione ed innovazione si incontrino, e diano origine ad un percorso nuovo, legato alla memoria dell’antico, ma sempre proteso verso il nuovo. Esempio del perfetto connubio tra sguardo al passato e al futuro è il progetto Lamarque. Dove rivolgersi indietro nel tempo significa riscoprire una miniera di informazioni, mai possedute prima, e farne tesoro. Il progetto Lamarque è nato quasi per caso otto anni fa, durante la ristrutturazione ad opera di Luigi Orione Amato, titolare dell’agenzia di comunicazione “Orione”, di un complesso cinquecentesco (1.200 mq) sul territorio di Maglie, dove, tra il XVIII e il XIX secolo aveva sede una conceria ipogea. L’unica d’Italia. Durante i lavori, inaspettati ritrovamenti si sono susseguiti ed hanno svelato tecniche di concia e particolari strumenti di lavoro, altrimenti ancora sconosciuti. Cisterne, vasche, canali e diversi tipi di reperti si sono conservati pressoché intatti nel tempo. Il nome della conceria deriva dalla famiglia che visse ed operò nell’ambiente, i Lamarque, pellettieri francesi giunti a Maglie nel primo ventennio del XIX secolo, che si dedicarono all’arte della concia, attività particolarmente sviluppata in Salento. Il tannino, infatti, sostanza necessaria alla lavorazione della pelle, si ricava dalle ghiande della Quercia Vallonea, di cui il territorio della terra d’Otranto era ricchissimo. Oggi se ne contato pochissimi esemplari. Ciò può, dunque, indurre a trovare una possibile corrispondenza tra la scomparsa dell’arte della concia e quella dell’esemplare vegetale necessario ai processi produttivi e gettare nuova luce sulla società salentina dell’epoca, fatta di intensi scambi commerciali e fiorenti attività artigianali. La storia dei Lamarque ha perciò permesso di aprire pieghe sconosciute della cultura del sud Italia. I documenti del sequestro della conceria, avvenuto nel 1852, gelosamente custodite dall’unico discendente della famiglia, hanno infatti permesso di ricostruire l’intera storia del complesso artigianale e di inaugurare, in tal modo, una nuova attenzione per le ricerche sulle attività artistiche ed artigianali del territorio salentino. Dove si sa che, un tempo, esistevano altre concerie. Ma a di più. Alla luce di ciò, Lamarque può essere molto di più che un successo raggiunto; certamente l’inaugurazione di un nuovo filone di ricerche nell’ambito dell’archeologia industriale e di un fresco interesse per la ristrutturazione e la riconversione di strutture tradizionali ad usi inediti.

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