Supersano onora la Madonna di Celimanna

I festeggiamenti per la protettrice della città

L’apparizione di una donna bellissima che solo una pastorella poteva vedere e il culto, assai sentito a Supersano, che seguì a quell’evento miracoloso. Tra mito, leggenda e storia, la ricostruzione della devozione di un paese del basso Salento per la Beata Vergine di Celimanna, festeggiata, in pompa magna, la prima domenica di luglio.

La Madonna di Celimanna, protettrice di Supersano, viene ricordata ogni anno nella città che le è devota con una festa popolare che si tiene la prima domenica di luglio e alla quale partecipa tutta la cittadinanza. L’edificio di culto della Vergine si trova alla sommità del cimitero di Supersano: qui, si erge maestoso il settecentesco santuario della Beata Vergine di Celimanna. La chiesa , a croce greca, ha una volta a copertura sull’impianto centrale e un altare centrale, dove è incastonata la sacra icona della Vergine nel momento dell’apparizione alla pastorella. Questo ci riporta ad una leggenda legata al culto della Vergine. Nel XV secolo, una pastorella conduceva il suo gregge presso la serra di Supersano.Proprio il sabato precedente la prima domenica di luglio, le apparve d’improvviso una signora con un vestito celeste ed un radioso sorriso. La donna chiese alla fanciulla di recarsi in paese a chiamare il curato e le assicurò che si sarebbe presa cura lei del gregge della ragazza fino al suo ritorno. La fanciulla, celere, chiamò il parroco del paese, il quale accorse sul luogo dove si era verificata l’apparizione e gli indicò il cespuglio dove lei continuava a vedere la signora che il parroco, invece, non riusciva a vedere. Il curato credette comunque al mistero e, ritornato in parrocchia, informò tutti del miracolo. Il popolo si recò presso il luogo dell’apparizione e, scuotendo il cespuglio, scoprì un antro e poi una cripta dimenticata da chissà quanti anni e ormai interamente coperta dal fogliame. Fu grande lo stupore quando, nella cripta, si scoprì un altare con una nicchia in cui era affrescata l’immagine della Regina del Cielo, con un’iscrizione greco-latina che diceva: “Virgo Manna Coeli”. Quella grotta, opera dei monaci basiliani, era rimasta sepolta dal 760 al 1400 ed era potuta così sfuggire alle devastazioni dell’iconoclasta Costantino Coprinico, detto” lo Sporco”, che aveva ordinato in tutto l’Impero la distruzione delle immagini sacre. Perché “Celimanna” o “Coelimanna”? La manna era il cibo che, secondo la Bibbia, era piovuto dal cielo agli ebrei, mentre si trovavano nel deserto alla ricerca della terra promessa. Questa manna scende a noi per mezzo di Maria, che può essere considerata un vaso prezioso, come un ostensorio vivente che racchiude il pane del cielo. Davanti alla cripta sorse, nel 1746, il grande santuario, anch’esso legato ad un fatto leggendario. Vuole la tradizione che sia stato eretto da un principe romano il quale, scampato ad un morbo fatale per l’apparizione di Maria, che gli si rivelò col titolo di Coelimanna, volle andare nel luogo caro alla Vergine. Il suo cavallo si inginocchiò una prima volta all’entrata del paese, poi sulla strada che porta alla serra e una terza volta nel luogo dove il principe volle costruire il santuario, a perenne riconoscenza per la guarigione avuta. A Supersano, la Madonna viene portata in processione nella chiesa Madre e vi rimane in esposizione per quaranta giorni.

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