Perché sì

Le nostre motivazioni per votare sì

Il 12 e 13 giugno si svolgeranno le votazioni per i quattro referendum abrogativi di alcune norme dell'attuale legge 40 sulla fecondazione assistita, entrata in vigore dal febbraio 2004. Vi forniamo i perché dei nostri sì. E i perché del sì di alcuni personaggi noti della politica, della scienza e dello spettacolo (fonte: “L’Espresso”).

// La redazione del Tacco

Maria Luisa Mastrogiovanni: “Sì, perché il bisogno di avere un figlio è un bisogno primario delle donne e degli uomini (come il cibarsi) e nessuna legge è umana se mi impedisce di soddisfare un mio bisogno primario. Sì, perché io non so quando inizia 'la' vita e credo che questo sia un concetto astratto su cui si possa discutere all’infinito. Sì, perché la legge 40 è una legge perversa e violenta contro la donna. Sì, perché il diritto a curare la sterilità è un diritto di tutti e non solo dei ricchi. Perché io difendo la Libertà di vivere in uno Stato laico, dove le leggi non siano inquinate da idee e pregiudizi di natura religiosa. Una legge che si fonda su convinzioni religiose non ha un fondamento di assoluta oggettività”. Enzo Schiavano: “SI, perché è giusto dare alle coppie sterili o portatrici sane di malattie genetiche tutte le possibilità per avere un figlio. SI, per evidenziare l’ipocrisia di tanti politici che prima votano a favore dell’intervento armato in Iraq e poi si dicono difensori della vita. SI, perché è giusto dare la speranza per guarire, grazie alle cellule staminali, malattie terribili come il cancro e la sclerosi multipla. SI, perché la Repubblica Italiana è uno stato moderno e laico e non può essere condizionato da soggetti non istituzionali. SI, anche per difendere il Referendum, strumento simbolo di democrazia, troppe volte esautorato delle sue funzioni”. Laura Leuzzi: “Sì perché è impensabile frenare la ricerca su malattie genetiche oggi incurabili, affermando che visto che non sappiamo quando nasce la vita, allora è meglio fermarsi prima. Sì perché non è giusto che le convinzioni religiose di alcuni pongano dei limiti alla vita di tutti. Sì per garantire la libertà di scelta ad ogni donna e ad ogni essere umano. Sì per tutelare la salute delle donne e la loro speranza di mettere al mondo una vita. Sì perché andare al voto è un atto di civiltà; più che astenersi e rimanere sul divano di casa a guardare la tv o fare un giro al mare senza scrupoli di coscienza”.

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// Votano sì

Assunta Almirante: «Dobbiamo metterci la mano sulla coscienza e votare secondo i suoi dettami. E quei dettami oggi a me dicono di votare tre sì e un no». Anna Maria Artoni, imprenditrice: «Voterò sì ai primi tre quesiti e su quello che elimina il divieto alla fecondazione eterologa sto ancora riflettendo. La questione centrale è quella che riguarda la scienza: l'Italia non può permettersi di restare indietro proprio nella ricerca sulla salute. Il rischio è di lasciare che a farla siano paesi dove potrebbe essere condotta con meno controlli e attenzioni etiche». Andrea Ballabio, direttore dell'Istituto Telethon: «Sicuramente sì ai primi tre quesiti. Perché non è vero che le cellule staminali embrionali siano meno promettenti di quelle adulte. Dobbiamo ancora studiare molto, e per questo gettare nel lavandino gli embrioni congelati che non potranno mai essere utilizzati per la fecondazione anziché usarli per ricerca mi sembra quanto di meno etico si possa pensare. Non solo: negare la diagnosi pre-impianto è un'ingiustizia e un'ipocrisia. Sono sicuro che molti di coloro che difendono questa legge cambierebbero subito idea se avessero un figlio colpito da una grave malattia genetica». Luca Barbareschi, attore: «Voterò sì. È vergognoso l'inginocchiamento della politica davanti al Vaticano. Viviamo in uno Stato laico, siamo nel 2000 e le streghe non si bruciano più. Va mantenuta la tradizione che ha fatto dell'Italia un paese migliore, la tradizione dei grandi laici come Verga, Sciascia, Salvemini. Questo referendum è un appuntamento importante per capire se esiste un'Italia laica, intelligente e tollerante». Monica Bellucci, attrice: «Quattro sì: perché questa è una legge che neanche Torquemada avrebbe potuto concepire. È un'offesa alla donna sotto tutti i punti di vista». Afef Jnifen Tronchetti Provera, conduttrice tv: «Non ho alcun dubbio, voterò quattro sì. La legge va cambiata». Cisko Bellotti, cantante dei Modena City Ramblers: «Voterò più di un sì. È sbagliato che la Chiesa prenda posizione in modo così forte a favore dell'astensione. Invitare a non partecipare è segno di inciviltà». Giuliana Benetton, imprenditrice: «È inaccettabile restare indietro rispetto agli altri paesi sulla ricerca scientifica. È inaccettabile trattare in questo modo le donne che desiderano un figlio. I miei quattro sì sono prima di tutto in nome della solidarietà umana». Roberto Benigni e Nicoletta Braschi: «Quattro sì, convinti». Daria Bignardi, conduttrice tv: «Questa legge è talmente sbagliata che mi pare persino inutile spiegare perché voto quattro sì». Edoardo Boncinelli, direttore Laboratorio di Biologia Molecolare dello Sviluppo del San Raffaele di Milano: «Quattro sì, perché questa legge contiene norme assolutamente inaccettabili come il divieto della diagnosi pre-impianto, e altre non positive come la proibizione della ricerca sulle staminali. Tutte conseguenze logiche dell'idea che l'embrione sia un essere umano fin dalla fecondazione: ma un organismo che non ha nemmeno un barlume di sistema nervoso è molto difficile considerarlo una persona». Giulia Bongiorno, avvocato: «Sono cattolica, ma andrò a votare e voterò tre sì. Perché questa legge è piena di contraddizioni e lacune che vanno sanate». Paolo Bonolis, conduttore tv: «Quattro sì perché penso che l'uomo, nella sua limitatezza, debba avere il diritto di poter scegliere, garantito da una legge che gli permetta di scegliere bene». Giorgio Cagnotto, campione di tuffi: «Preferirei che su un argomento del genere si esprimessero scienziati e filosofi, ma poiché mi si chiede di votare, dirò sì». Novella Calligaris, medaglia d'argento nel nuoto alle Olimpiadi di Monaco del'72: «Quattro sì sparati. Fatico a pensare come si possa votare no e mantenere in vita una legge ingiusta come questa». Roberta Capua, conduttrice tv: «Voterò sì a tutti i quesiti. Anche se la parte della legge che più mi pare orribile è quella che vieta di produrre più di tre embrioni e congelare quelli non utilizzati». Luigi Luca Cavalli Sforza, professore emerito di genetica all'Università di Stanford: «Voterò quattro sì: questa legge va buttata via e rifatta da capo. È evidente che prepara l'abrogazione, o comunque la modifica sostanziale, di quella sull'aborto, che è una grande conquista da difendere». Giorgio Celli, scienziato dell'università di Bologna: «Quattro sì, perché questa legge entra nella nostra camera da letto e si occupa dei nostri organi genitali. E poi, considerare l'embrione un individuo è un errore: i cattolici dovrebbero ricordarsi di San Tommaso D'Aquino, che diceva che la vita umana inizia 40 giorni dopo il concepimento». Graziano Cesari, ex arbitro e commentatore tv: «Sì, almeno per togliere il divieto di impiantare nell'utero della donna tutti e tre gli embrioni prodotti in provetta, sani o malati che siano». Juri Chechi, medaglia d'oro agli anelli alle Olimpiadi di Atlanta'96, e Sydney 2000: «Quattro sì con un dubbio sul quesito sulla fecondazione eterologa. Non mi piace, ma non voglio impedire ad altre persone di utilizzarla». Piero Chiambretti, conduttore tv: «Quattro sì, anzi quattro “perché no?”. Vado a votare con lo stesso spirito civile delle battaglie per la libertà al divorzio e all'aborto». Giulio Cossu, numero uno della ricerca sulle cellule staminali all'Istituto San Raffaele di Milano: «Al primo quesito voterò sì prima di tutto come ricercatore, per correggere una legge antiscientifica. Divieti come quelli imposti dalla legge non difendono nessuno e ci faranno perdere molti treni. Agli altri tre quesiti voterò sì prima di tutto come cittadino, perché non è ammissibile che il legislatore entri in cose che riguardano solo la donna, il suo compagno e il suo medico». Maurizio Costanzo, giornalista e presentatore: «È grave che si inviti a non votare togliendo così valore a un istituto democratico come il referendum. Voterò tre sì e, sul quesito relativo alla fecondazione eterologa mi asterrò, non avendo in proposito idee chiare». Saverio Costanzo, regista: «Sì. Perché credo nella libertà di ricerca come valore della società». Lella Costa, attrice: «Voterò quattro sì perché questa è una legge medioevale, offensiva e violenta. Invade la nostra vita senza alcun rispetto». Diego Cugia, scrittore: «Voterò almeno un sì. Siamo di fronte a un problema di una tale drammaticità, che ci coinvolge così pesantemente anche per il futuro dei nostri figli, che non si può fare un passo indietro». Lucio Dalla, cantautore: «Andrò a votare: tre sì e un no, al quesito sulla fecondazione eterologa». Ilaria D'Amico, conduttrice tv: «Quattro sì contro una legge efferata, ingiusta, contraddittoria e contronatura. Essere a favore della vita significa favorire la nascita di figli, il dono della maternità e della paternità, e questa legge lo rende più difficile». Serena Dandini, conduttrice tv: «Voterò quattro sì per solidarietà con le coppie più sfortunate e con chi è un malato incurabile. E voterò no al quinto quesito fantasma che vorrebbe come conseguenza l'abrogazione della legge per l'interruzione di gravidanza». Elena David, top manager: «Voterò sì ai primi tre quesiti per dare libertà alla ricerca medica e perché l'uso delle staminali può dare risultati importanti. Sul quesito relativo alla fecondazione eterologa: è no». Andrea De Carlo, scrittore: «Sì: perché è evidente che una liberalizzazione dei modi con cui praticare la fecondazione assistita e far progredire la ricerca scientifica avvantaggia tutta la società». Piera Degli Esposti, attrice: «Voto quattro sì, perché non è giusto che si arresti il cammino della scienza. Che può presentare dei rischi, ma rappresenta la vita che si oppone alla morte. Votare sì significa dare una speranza di vita a chi è colpito da malattie oggi incurabili». Giuliana De Sio, attrice: «Sì, 102 volte a tutti e quattro i quesiti: il nostro Paese rischia di fare un grosso passo indietro. Mi spaventa quest'aria di restaurazione». Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma: «Voterò sì tranne che al quesito sulla fecondazione eterologa». Stefano Di Segni, umorista: «Dico quattro sì, perché sono stufo che in Italia si facciano leggi medioevali sulla pelle delle donne e mi sconcerta che i preti che non fanno figli si mettano a decidere per quelli che i figli li vogliono fare». Barbara D'Urso, attrice e conduttrice tv: «Sceglierò il sì, per la ricerca e per salvaguardare la salute della donna nel rispetto dell'embrione». Niccolò Fabi, cantautore: «Quattro sì al referendum per colpire una legge che non mi piace». Mario Falconi, segretario della Federazione italiana medici di famiglia: «Voterò sicuramente tre sì, mentre per il quesito sulla fecondazione eterologa sto ancora riflettendo. Questa legge è imperfetta e non è rispettosa né verso le donne né verso i medici». Fabio Fazio, conduttore tv: «Dico sì perché la materia regolata dalla 40 è troppo complicata per essere regolata da una legge così restrittiva. E perché questa è comunque una legge cattiva che agisce in modo crudele sulla vita di molte coppie e molti malati». Sabrina Ferilli, attrice: «Dico sì perché è intollerabile che una maggioranza politica o la Chiesa decidano come e quando si possa fare un figlio, magari impedendoci di farlo». Carlo Flamigni, ginecologo e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica: «Se vinceranno i sì potremo competere con gli altri Paesi nella ricerca sulle cellule staminali embrionali, dalle quali ci attendiamo grandi progressi per la cura dei tumori e di molte malattie degenerative. E si chiuderà l'odiosa pagina del turismo dei diritti, che ha visto molte coppie recarsi in altri Paesi, con le ovvie discriminazioni economiche che questo comporta». Massimiliano Fuksas, architetto: «Quattro sì senza dubbi e tentennamenti, perché la ricerca scientifica deve essere assolutamente libera: mi pare di essere nel Medio Evo». Silvio Garattini, farmacologo: «Voto tre sì ai quesiti di natura scientifica. Non ha senso che in un paese in cui si può abortire non si possa utilizzare l'embrione prodotto dalla fecondazione per studi che possono avere grandi conseguenze per la salute di tutti. È incoerente non poter scegliere gli ovuli sani tra quelli fecondati. Bisogna cambiare la legge per rispettare le diverse posizioni etiche e lasciare libertà di scelta». Carlo Gargiulo, medico e conduttore tv: «Mediterò fino all'ultimo, ma il quesito su cui non ho dubbi, e a cui voterò certamente sì, è quello sui diritti del concepito. Si può parlare di persona solo in presenza di autonomia vitale, di un feto formato in grado di sopravvivere fuori dal corpo della madre. Equiparare i diritti di un embrione a quelli di una persona non ha alcun fondamento». G-Max, rapper dei Flaminio Maphia: «Vado a votare, e di certo sì». Max Gazzè, cantautore: «Voterò tre sì e un no: è importante esprimersi su questa legge. Anche se sarebbe giusto delegare la scelta finale alle donne». Massimo Ghini, attore: «Voterò quattro sì, perché non voglio negare a nessuno la possibilità di essere felice e dare la vita. Non capisco perché si debba impedire di dare la vita a chi sacrifica tutto se stesso perché questo accada». Giulio Giorello, filosofo della scienza: «Quattro sì contro una legge non eugenetica, peggio: cacogenetica. Una legge anticristiana: perché nega la stessa maternità ad alcune donne». Sabina Guzzanti, attrice e autrice: «Voterò sì: non è giusto impedire di avere un figlio a chi vuole averne. Mi pare un'intrusione nella vita personale della gente che non ha giustificazioni di alcun tipo». Margherita Hack, astrofisica: «Quattro sì, perché la legge 40 è antiscientifica, poiché impedisce la ricerca sulle cellule staminali embrionali che potrebbero guarire gravi malattie; e liberticida, perché viola la libertà più intima dei cittadini, in particolare delle donne». Paolo Hendel, attore: «Voterò quattro sì perché questa legge è una schifezza». Anna Kanakis, attrice: «Sì, perché la faccenda è così complessa e difficile da districare che dovrebbero occuparsene gli scienziati, come il professor Veronesi. E non ha senso dire di no a priori alle loro richieste». Josefa Idem, canoista medaglia d'argento alle Olimpiadi di Atene, 2004: «Quattro sì perché questa legge ci riporta indietro rispetto a conquiste importanti, prima fra tutte la legge sull'aborto. E perché non si può negare alla ricerca la possibilità di aiutare milioni di persone che soffrono di malattie terribili». Simona Izzo e Ricky Tognazzi, regista e attore: «Voteremo 4 sì. Perché ci sono pregiudizi duri a morire». Enzo Jannacci, medico e cantautore: «Essendo persona di una certa età, che si è occupata di scienza medica e di ideologia, non posso che condividere le ragioni del sì. Non dimentichiamo i grandi disastri da certi comportamenti della Chiesa di Roma, di quando per esempio i medici non potevano visitare le donne e le partorienti morivano». Roberto La Bianca, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica: «Sì a tre quesiti, ma non a quello sui diritti del concepito. Questa legge ha ripercussioni molto negative sulla ricerca medica. Ed è punitiva nei confronti di molte persone che hanno difficoltà a procreare. Come le donne che incontro nel mio lavoro, rese sterili dalla chemioterapia». Vivian Lamarque, scrittrice: «Voterò tre sì e al quesito sull'eterologa sto ancora pensando (ma tendo per un no). È una questione di civiltà». Lucrezia Lante della Rovere, attrice: «Voterò quattro sì, perché la legge 40 va migliorata». Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina '86: «È necessario votare quattro sì: la ricerca sulle cellule staminali è importante, e va portata avanti con le cellule embrionali che sono molto più potenti di quelle adulte». Rosetta Loi, scrittrice: «Quattro sì, senza alcun dubbio. Non capisco soprattutto il divieto del congelamento degli embrioni, sostenuto in nome della vita». Amos Luzzato, presidente delle Comunità Ebraiche italiane: «Come ebrei ci sentiamo offesi dal richiamo al nazismo e al dottor Mengele: in questi referendum chi vota sì vota per la vita. E personalmente voterò quattro sì». Fiorella Mannoia, cantante: «Quattro sì: la 40 è una legge malfatta, piena di contraddizioni. Voglio vedere quanti cattolici rinunceranno a una eventuale cura contro il morbo di Parkinson o contro il diabete, se la si scoprirà con la libertà di ricerca scientifica che molti paesi garantiscono». Dacia Maraini, scrittrice: «Sì a tutti i quesiti, perché considero la legge molto ingiusta e punitiva. La parte che più mi infastidisce è l'obbligo di impiantare tre embrioni, un limite imposto in base a un principio astratto. Il legislatore non può infischiarsene del parere di chi subisce le sue decisioni, e i principi hanno senso solo se si confrontano con la realtà, non possono avere la precedenza sulle reali sofferenze delle persone». Emma Marcegaglia, vicepresidente di Confindustria: «Quattro sì, per rispetto verso le donne e perché non possiamo bloccare la ricerca in questo settore». Marialina Marcucci, imprenditrice: «Votero quattro sì, per difendere la libertà personale di scelta in un campo che non può essere oggetto di divieti e regole imposte dall'alto». Valeria Marini, show girl: «Sono cattolica, ma voterò sì per aiutare chi non può avere figli e per la ricerca scientifica. Vittorio Cecchi Gori? La pensa come me». Ignazio Marino, chirurgo e bioeticista: «Il quesito numero due evidenzia una legge confusa e da riscrivere: per questo voterò si. È inconcepibile l'impianto di tre embrioni senza valutare anomalie genetiche, e mettere la donna nella condizione di interrompere la gravidanza una volta effettuati i test prenatali. La legge è da riscrivere e sarà necessario e possibile individuare un percorso che permetta la ricerca sulle staminali di quegli embrioni che giacciono congelati, dopo aver accertato la fine della loro capacità riproduttiva». Mariangela Melato, attrice: «Credo nel sì: per avere una legge più rispettosa verso la donna». Dino Meneghin, campione di pallacanestro: «Sono cattolico e credo nel rispetto della vita, ma i ragionamenti di mia moglie medico mi portano verso il sì». Maria Paola Merloni, presidente di Confindustria Marche: «Andrò a votare perché la legge deve essere rivista. E chi andrà a votare non sarà per mettere delle croci sui no». Michele Mirabella, conduttore tv: «Sì a tutti i quesiti. È una legge brutta e sbagliata e per costringere il Parlamento a rifarla non c'è altro da fare». Nanni Moretti, regista: «Naturalmente voterò quattro sì». Ennio Morricone, musicista: «Indicherò quattro sì, con qualche dubbio sull'eterologa. In questo caso, forse, le donne hanno diritto a qualche potere decisionale in più». Silvio Muccino, attore: «Voto, almeno un sì. Perché credo nella libertà della ricerca scientifica». Silvio Orlando, attore: «Vado a votare. E ovviamente voterò sì». Moni Ovadia, scrittore: «Quattro sì. Questa legge è un'insensatezza che umilia l'essere umano, la dignità della donna e dell'ammalato. L'opposizione del mondo cattolico crea una regressione in tempi oscuri. Perché nega il dialogo col mondo laico». Federica Panicucci, conduttrice tv: «Sì, a tutti i quesiti. La ricerca sulle cellule staminali è importantissima per il nostro futuro. E, da mamma in attesa, per il bene dei nostri figli, chiedo a tutti di andare a votare». Gregorio Paolini, autore e show man: «I motivi per votare sì sono molti. Io lo farò perché ho un'esperienza diretta nella materia a cui si riferiscono i primi tre quesiti». Alba Parietti, conduttrice tv: «Voterò tre sì e un no al quesito sulla fecondazione eterologa perché lascia spazio a situazioni poco chiare». Nicola Piovani, musicista: «È doveroso andare a votare. Quattro sì: perché sono quattro articoli orrendi di una brutta legge». Renato Preti, top manager: «I miei saranno quattro sì. Perché ciascuno deve avere il diritto di scegliere con la propria coscienza e perché dobbiamo lasciare che la scienza faccia il proprio cammino per mettere a disposizione dell'umanità i suoi risultati». Gigi Proietti, attore: «Sì, andrò a votare e voterò almeno un sì, perché è un mio diritto e dovere. E basta!». Tullio Regge, fisico: «Quattro sì, perché questa legge è espressione di diffidenza e ostilità verso la scienza, che viene vista quasi come il male assoluto. La ricerca medica non mira a creare dei mostri, ma a curare malattie terribili e a difendere la vita». Elena Sofia Ricci, attrice: «Sì, perché abbiamo bisogno di una legge che garantisca la vita e la salute della donna». Gianni Rivera, ex calciatore: «Tre sì più un no: tre convinti e un quarto, quello sulla fecondazione eterologa, espresso per lasciare la strada aperta a scelte personali. Che io non farei». Angelo Rizzoli, produttore cinematografico: «Voto quattro sì. Ho una moglie medico, che soprattutto è stata curata con le cellule staminali, grazie alle ricerche fatte in questo campo». Vasco Rossi, cantante: «No all'astensionismo. Quattro sì, per la vita!». Patrizio Roversi, conduttore tv: «Quattro sì, anche se mi sento un supplente: il Parlamento non ha saputo esprimersi in maniera coerente e logica e ora lascia la patata bollente alla gente comune, costringendola a interrogarsi su una materia che si fatica a comprendere». Edoardo Sanguineti, poeta: «Voto quattro sì. Va difeso il carattere laico dello Stato. Oggi siamo al libero Stato in libera Chiesa». Emanuele Severino, filosofo: «Voterò quattro sì. Anche sulla fecondazione eterologa: se la coppia non può avere figli in altro modo e se è una scelta consapevole e matura, non vedo perché si debba contrastare questo desiderio». Giovanni Soldini, velista: «Quattro sì, senza ripensamenti. È una questione filosofica». Silvio Soldini, regista: «Voterò sì: la posta in gioco è alta. Questa legge è da rifare». Carla Signoris, attrice: «Sì, perché come cattolica credo nella libertà di ogni individuo. È giusto aiutare la vita e non limitare chi compie scelte sicuramente ponderate». Marco Tardelli, ex calciatore: «Sono favorevole alla procreazione assistita e orientato a votare sì». Chicco Testa, top manager: «Voto quattro sì decisi: le persone devono essere libere di scegliere e non possiamo ostacolare la ricerca scientifica quando si batte per scoprire terapie a beneficio di tutti». Gian Marco Tognazzi, attore: «Almeno un sì: credo che votare sia un dovere civico per ogni cittadino». Jasmine Trinca, attrice: «Quattro sì, perché questa non è una legge che aiuta né chi vuole avere figli né chi soffre di un male incurabile. È fatta male, priva di una visione del futuro». Vauro, vignettista: «Quattro sì, perché voglio una legge laica in materia di procreazione assistita e ricerca scientifica. E questa non lo è». Antonello Venditti, cantautore: «Sono cattolico, ma voterò almeno tre sì. Spero in una grande affluenza di donne, le vere colpite da questa legge discutibile». (A cura di Daniela Cipolloni, Daniela Giammusso, Gabriele Isman, Marcella Gabbiano, Antonia Matarrese, Nicola Nosengo, Sebastiano Triulzi, Corrado Zunino. Fonte: L’Espresso)]

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