Pit 9: si parte

Il via alla fase operativa del progetto

Dopo un’assemblea dei sindaci interessati, lunedì 6 giugno si è dato inizio ufficiale alla fase esecutiva del Pit 9, il progetto per il consolidamento e l’innovazione del sistema produttivo del basso Salento. Casarano è il capofila di 69 comuni. Già circa 20 progetti sono stati presentati e una lista dei bisogni primari stilata. Pur se in ritardo, parte il sistema di sviluppo tra i più innovativi a livello nazionale.

Dopo anni di lavoro e progettazione, lunedì scorso è partita ufficialmente la fase operativa del “Pit 9”, il grande progetto integrato, di cui il comune di Casarano è il soggetto capofila, che ha come obiettivo il consolidamento e l’innovazione del sistema produttivo del basso Salento, incentrato sulla presenza diffusa di imprese manifatturiere. Il Pit 9, denominato “Territorio salentino leccese”, coinvolge un vasto territorio della provincia di Lecce, formato da 69 comuni – 1.580 kmq. e 433.000 abitanti – che ha la possibilità di gestire risorse globali, formate da risorse pubbliche più i cofinanziamenti dei vari enti, per un ammontare di oltre 20 milioni di euro. Il “Pit 9” è il primo a partire tra i 10 Pit della Regione Puglia. E’ come aver rotto il ghiaccio. La fese operativa dello strumento su cui si ripongono le speranze di sviluppo di rilancio complessivo dell’area è partita. L’assemblea dei sindaci del Pit, tenutasi a Poggiardo lunedì scorso, ha approvato l’atto con gli interventi da allegare all’accordo amministrativo che potrà essere siglato tra la Regione Puglia e il Comune di Casarano, ente delegato dagli altri comuni a rappresentare l’intero “Pit 9”. L’assemblea ha deliberato un piano formato da circa venti progetti, diretta richiesta dei comuni, che costituisce la prima lista di bisogni del territorio. L’approvazione di questi interventi è l’atto formale propedeutico all’avvio delle attività, adottato il quale si dà avvio alla fase attuativa del Pit. Una fase che, secondo i tempi programmati in fase di progettazione, doveva essere già in atto da diverso tempo. Ma gli enti coinvolti non si sentono responsabili del ritardo. “I ritardi che il Pit ha registrato fino ad oggi – si legge in una nota del comune di Casarano – non sono imputabili a responsabilità specifiche, perché si tratta dello strumento di sviluppo locale più innovativo dell’intero panorama nazionale che, a differenza del passato, investe il territorio di un protagonismo mai visto prima, dal momento che il territorio stesso viene chiamato a governare i processi di sviluppo autonomamente e dal basso. C’è stato bisogno di tempo, sia per la Regione sia per i territori – prosegue la nota – non solo per capire la natura dello strumento ma anche per comprendere e determinare meglio i meccanismi di funzionamento. Ora questa esperienza pilota è in grado di partire e di procedere speditamente; rappresenterà un valido esempio per altre esperienze di progettazione integrata che si avviano a muovere i primi passi, e sarà in grado, sicuramente, di dare risposte ai problemi che l’economia del nostro territorio sta vivendo”. L’assemblea dell’altro giorno ha assegnano le prime risorse pubbliche che il Pit destina agli enti locali, mentre le altre risorse destinate alla formazione, agli aiuti alle imprese, e al marketing territoriale, saranno attivate tramite bandi.

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