Seclì due volte in festa per S. Antonio

La festa religiosa e la festa per i cittadini all’estero

I festeggiamenti in programma quest'anno per la festa di “Sant'Antonio piccolo”. L’origine del culto del santo e dello stemma: “Il toponimo potrebbe derivare anche da “sicli”, moneta ebraica antichissima; in effetti, fra i secoli XI e XII, vi fu, a Seclì, una popolosa comunità di ebrei, come confermano i nomi di alcune vie, come via della Giudecca”.

Anche a Seclì si festeggia Sant’Antonio. Quella che si tiene il 13 giugno è, però, solo la festa religiosa in quanto, già da molti anni, sono stati spostati i festeggiamenti civili a luglio, per permettere così ai tanti concittadini emigrati all’estero per questioni di lavoro, di ritornare a casa, in occasione delle ferie, e riabbracciare il proprio santo protettore. In occasione di “Sant’Antonio piccolo”, come viene scherzosamente denominata questa festa dagli abitanti di Seclì, si tiene una solenne processione, non prima di avere tenuto una tradizionale asta, con la quale si assegna l’onore di portare in spalla la statua del Santo lungo il tragitto della processione, accompagnata dal suono della banda. Una delle versioni sulle origini di Seclì vuole che il casale sia stato fondato, nell’antichità, dai profughi di Fulcignano che si rifiutarono di soggiacere al comune di Galatone. Sullo stemma civico di Seclì sono raffigurate 24 olive, nella parte superiore dello scudo, mentre, nella parte inferiore, è rappresentato un serpente ondeggiante in modo da formare una lettera “S” rovesciata. Varie sono le interpretazioni sulle 24 forme circolari che appaiono sullo stemma. Alcuni hanno sostenuto che si trattasse di monete: questa interpretazione fa riferimento all’ipotesi che il nome Seclì deriverebbe dal latino “seculum”, moneta di epoca romana, di cui alcuni esemplari furono trovati durante gli scavi archeologici nei pressi della città. Il toponimo potrebbe derivare anche da “sicli”, moneta ebraica antichissima; in effetti, fra i secoli XI e XII, vi fu, a Seclì, una popolosa comunità di ebrei, come confermano i nomi di alcune vie, come via della Giudecca. Secondo un’altra interpretazione, i 24 segni dello stemma sarebbero pietre, provenienti dalla Serra dei Campi Latini, un territorio roccioso che si estende fuori dall’abitato e che ha dato, in passato, ai contadini, le pietre per la costruzione dei muretti a secco ed anche delle coperture delle case. Infine, l’interpretazione forse più convincente, è quella che i 24 segni siano delle olive, che sono il prodotto più importante di una economia prevalentemente agricola come quella di Seclì e di tutti i paesi dell’entroterra salentino. Essendo proprio la Serra dei Campi Latini fitta di alberi di olivo, sembra ovvio che la principale ricchezza del paese fosse stata immortalata sullo stemma civico. Quanto al serpente, questo rimanda chiaramente all’iniziale “s”, del toponimo, con l’aggiunta che al serpente, in araldica, vengono attribuite prudenza e intelligenza, qualità che i seclioti amano considerare proprie. Durante la dominazione normanna, Seclì faceva parte della Contea di Lecce e, nel 1192, re Tancredi ne aveva concesso il feudo a Filippo de Ranna. La proprietà passò successivamente ai Brienne, agli Orsini del Balzo e, nel 1500, ne furono signori i D’Amato che fecero edificare il Palazzo Baronale e, nel 1592, il convento di Santa Maria degli Angeli. Ultimi possessori furono i Sanseverino, fino al 1806, data di soppressione della feudalità. Seclì fu, fino al 1947, frazione di Aradeo e divenne subito dopo comune autonomo.

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