Casarano-Lecce: parenti serpenti

20 anni di rivalità mai sopita

Un giovane tifoso giallorosso ha scritto al Tacco d’Italia ponendo un quesito che nessuno, finora, aveva mai osato porre: il perché di un antagonismo così acceso tra i sostenitori del Lecce e quelli del Casarano. Abbiamo cercato, attraverso il racconto diretto di alcuni protagonisti (che tuttavia hanno voluto mantenere l’anonimato) di ricostruire le tappe che hanno portato ad una rivalità che risale a 20 anni fa e che si è tramandata fino ad oggi, a prescindere dalle categorie in cui hanno militato e militano le due squadre. Tutte le persone ascoltate hanno parlato a titolo personale.

“Nei primi anni 80 Casarano era una delle pochissime tifoserie organizzate del Salento e tutte le domeniche in cui i rossoblu non giocavano in casa, andavamo ad incitare, con i supporters giallorossi, la squadra del Lecce”. Inizia così il racconto di Luciano, 37 anni, dopo la domanda: “Ma Casarano e Lecce non erano tifoserie amiche? “Prendevamo il treno delle 6 del mattino per assistere alla partita –continua– e ci recavamo dalla stazione fino allo stadio a piedi, con i tamburi sulle spalle. I nostri rapporti erano buoni”. Simpatia ricambiata, quando, nel 1984, in occasione della sfida con il Bari, i leccesi andarono al Capozza per gridare, insieme ai casaranesi, la storica rivalità con i biancorossi. Quel giorno sciarpe giallorosse e vessilli rossoblu sventolavano nella stessa curva. Leccesi e casaranesi in un Casarano-Bari del 1984Quando e come si ruppe quel sodalizio? Il racconto si fa preciso, i ricordi nitidi. La ragione, secondo il mio interlocutore, risiede in una infrazione del codice non scritto degli ultrà. “L’anno seguente il Taranto, i cui tifosi erano gemellati con i giallorossi ma in pessimi rapporti con noi, affrontò il Casarano. I leccesi preferirono dare il loro supporto agli jonici, generando così, in un Capozza gremito ed incredulo, il primo coro anti-leccese. Ci sentimmo umiliati dopo quello che avevamo fatto per loro. La rottura dei rapporti non nacque da superbia, ma dalla coerenza. Noi abbiamo sempre onorato i gemellaggi e le amicizie. Mi sarei aspettato –conclude- più rispetto per una squadra salentina che, seppur piccola, si stava facendo onore in tutta Italia. Il bello è che poi si comportarono allo stesso modo con i tarantini, in un Foggia-Taranto”. Poco dopo la scena si sposta al Via del mare, dove si gioca Lecce-Juve. “In uno stadio, quasi interamente bianconero- racconta Andrea, 36 anni – l’unico striscione, tra i tanti a sostegno della vecchia Signora, che fu sottratto e fatto a pezzi, fu quello di Casarano. Per me le cose erano ormai irrimediabili”. La rivalità raggiunse il culmine nell’estate del 91, quando Casarano e Lecce si affrontarono in coppa Italia. Le due tifoserie vennero a contatto e ci furono duri scontri nei pressi dello stadio Capozza. Poi a fino all’ottobre del 95, quando le due squadre si ritrovarono in C1. “Allora- dice Francesco –venne stabilito un patto di non aggressione. Tutto, infatti, a Casarano filò liscio. Decisione che, al ritorno, non fu rispettata data la sassaiola che subimmo all’uscita dello stadio e il lancio di due bottiglie molotov sul treno che ci riportava a casa. Il clima quel giorno fu pesante, anche a causa di un episodio, da noi moralmente condannato, di un tifoso isolato. Oggi -conclude – nonostante le differenti categorie in cui militano le due squadre, la scarsa simpatia nei confronti dei cugini leccesi continua ad essere un sentimento comune, tant’è che a Casarano non c’è mai stato né potrà mai esserci un Lecce Club. Noi tifiamo solo per il Casarano”. Segno che la tifoseria rossoazzurra esprime un forte senso di appartenenza alla propria città e ai propri colori, fenomeno unico agli occhi di un Salento che si riconosce, forse, esclusivamente sotto la bandiera giallorossa.

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