La versione dei leccesi

La verità? Si è trattato di un equivoco

“I Tarantini sventolavano le sciarpe giallorosse da noi regalate, perché era una tifoseria senza soldi”. L’effetto fu di un apparente tifo compatto contro il Casarano. Con alcuni tifosi giallorossi, abbiamo avuto una chiacchierata davanti ad un caffè. I toni e i termini del testo riproducono fedelmente il discorso:

Parliamo della rivalità Casarano-Lecce? amico1: “Premettiamo che non esiste alcuna rivalità”. amico 2: “Da parte dei leccesi non esiste”. Però in passato ci sono stati dei problemi, pare sia iniziato tutto nel 1985. amico 3: “Stagione 85-86, partita Casarano-Taranto”. Prima d’allora le due tifoserie andavano d’amore e d’accordo. (Quasi in coro) Tutti e tre: “Più che altro rapporti normali”. Uno: “All’epoca eravamo gemellati con i tarantini (uno degli errori che abbiamo commesso come tifoseria) e andammo a vedere quella partita insieme a degli amici di Taranto. Noi arrivammo a Casarano dalla mattina, avevamo anche uno striscione del Lecce che decidemmo di non esporre. Arrivarono gli amici tarantini ed entrammo allo stadio e qui va spiegato il fatto da cui è nato l’equivoco: quella di Taranto all’epoca era una tifoseria un po’ particolare, senza soldi, non avevano neppure le sciarpe della loro squadra, tanto che andavano in giro per Taranto con quelle del Lecce che avevamo regalato e che esposero in quel famoso incontro. I tifosi casaranesi, giustamente, hanno pensato che dall’altra parte ci fossero più leccesi che tarantini, ma non sono mai venuti a chiarire. Poi c’è stata un’altra partita, ’92 Coppa Italia, in quell’occasione alcuni leccesi sono stati aggrediti fuori dallo stadio”. Tre: “Hanno picchiato persone anziane di 60 anni”! Uno: “Ed i leccesi hanno reagito a modo loro. I casaranesi, credo, hanno instaurato questo rapporto di rivalità anche per farsi un po’ grandi: vendevano le magliette “Lecce in fiamme”, venivano allo stadio nel settore ospiti. Si è andati avanti così fino ad un avvenimento molto particolare”. Tre: “Il punto di non ritorno”. Uno: “In un Lecce-Casarano hanno esposto uno striscione offensivo nei confronti di un tifoso leccese da poco deceduto. A quel punto dall’indifferenza saremmo potuti passare all’odio più totale nei loro confronti oppure, come poi abbiamo fatto, siamo passati alla cancellazione. Abbiamo messo una croce sopra, non esistono. Perché vedi, per esempio ai tifosi del Verona, i più beceri che io conosca, ho sentito urlare frasi senza rispetto per niente, sembra assurdo però loro sono pronti ad accettarne le conseguenze, a differenza di quello che è avvenuto con i casaranesi”. Due: “Si tratta di un comportamento ultras che non esiste”. Uno: “Va detto che queste considerazioni le facciamo noi, poi magari c’è il ragazzino che invece va a Casarano e crea problemi”. Due: “Questa è anche una caratteristica degli ultras, siamo in tanti ed alcuni gruppi sfuggono al controllo”. Magari anche in quel caso si è trattato dell’iniziativa di pochi. Uno: “Ti spiego una cosa, se fosse accaduto in curva nord a Lecce, i responsabili certo non sarebbero usciti indenni dallo stadio”. Secondo voi un giorno le due tifoserie potrebbero riappacificarsi? Tre: “Adesso ci chiedi tanto”. Due: “Con quello striscione l’hanno fatta veramente grossa. Son cose che non si dimenticano” Uno: “Se venissero a chiedere un incontro nessuno lo negherebbe. Ma sinceramente non so con chi potrebbero parlare, a Lecce non c’è un singolo rappresentante di tutta la tifoseria”.

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