A rischio i 650 milioni dei PIT

Richiesta di una proroga: unica via d'uscita

Entro la scadenza del 31 dicembre scorso, indicata dal Comitato di sorveglianza, presieduto dallo stesso presidente Raffaele Fitto, la regione Puglia ha approvato solo otto dei dieci Progetti integrati territoriali pugliesi. Sono rimasti fuori dall’approvazione il Pit numero 1 e il Pit numero 8

A meno che non si riesca a chiedere ed ottenere una proroga della scadenza del 31 dicembre scorso, i dieci Pit (Progetti integrati territoriali) pugliesi rischiano di essere tagliati fuori dalla programmazione europea. Il primo step, riguardante il perfezionamento di tutti gli adempimenti di tipo amministrativo, non è stato rispettato dalla Regione Puglia. Era quello di S. Silvestro, infatti, il termine ultimo per completare le “procedure di approvazione e finanziamento” dei Pit, come indicato nell’ultimo Qcs (Quadro comunitario di sostegno) per poi passare alla fase operativa, cioè alla stesura e pubblicazione dei bandi cui dovrebbero partecipare istituzioni pubbliche e private, imprenditori e cittadini, per attingere ai fondi Por. Per “procedure di approvazione e finanziamento” si intende infatti oltre all’approvazione di giunta, anche la firma dell’accordo amministrativo dove sono indicate proprio le procedure di finanziamento e di gestione dei flussi finanziari tra Regione e beneficiari. L’ammontare complessivo delle risorse pubbliche che si dovrebbero mobilitare al servizio dell’intera Regione è pari a circa 710 milioni di euro. I 10 progetti integrati rischiano invece di essere esclusi dai programmi operativi e dal finanziamento comunitario. Lo status quo. Entro la scadenza del 31 dicembre scorso, indicata dal Comitato di sorveglianza, presieduto dallo stesso presidente della Regione Raffaele Fitto, e inclusa nel Quadro comunitario di sostegno aggiornato, la regione Puglia ha approvato solo otto dei dieci Progetti integrati territoriali pugliesi. Sono rimasti fuori dall’approvazione il Pit numero 1 e il Pit numero 8, che tuttavia hanno avuto riscontro positivo dal Nuval, il Nucleo di valutazione preposto con potere di indirizzo alla stesura definitiva dei Pit. Il parere positivo del Nuval costituisce una sorta di “benestare” che precede l’approvazione della giunta regionale. Per gli otto Pit approvati, tuttavia, manca la sottoscrizione dell’ accordo amministrativo tra il comune capofila di ciascun Pit e la Regione Puglia. Formalmente è questo l’atto che dà il via alla seconda fase, quella operativa, di realizzazione dei progetti integrati, poiché è tale sottoscrizione che segue altri due passi indispensabili: la costituzione del cosiddetto Ufficio Pit e la nomina del suo responsabile. Fase delicata, questa, non scevra da pressioni politiche, poiché è proprio l’Ufficio Pit e il responsabile dell’Ufficio a gestire tutto il flusso finanziario dei Progetti integrati, a bandire gare e appalti, laddove siano richiesti. Secondo le “Linee guida di attuazione dei Pit”, infatti, il “dirigente responsabile dell’Ufficio Pit può assumere in proprio, ovvero distribuire i compiti di responsabile dei procedimenti, individuare i responsabili unici per i lavori pubblici, affidare gli incarichi progettuali dell’amministrazione”. La soluzione. L’unica strada da percorrere per non incorrere nell’esclusione dei Pit è la richiesta di una proroga, prevista nel Qcs solo in “casi eccezionali debitamente motivati da parte delle Autorità di gestione e con l’accordo del Comitato di sorveglianza del Programma operativo interessato”. Un altro adempimento formale che va ad aggiungersi a quelli già previsti e che rischia di render ancor più difficile il taglio del nastro un ulteriore, questa volta non procrastinabile, traguardo: il 30 giugno infatti, si dovrà presentare (ammesso che la proroga venga presentata e concessa) un “cronopragramma analitico di attuazione dei Pit”. Questa volta non sono ammessi ritardi, pena la definitiva esclusione. I ritardi accumulati. I 10 Pit pugliesi, in realtà sono già partiti a rilento rispetto alla programmazione 2000-2006. I primi contatti formali tra la Regione e i territori dei progetti integrati risalgono al giugno del 2002, quando la Regione Puglia invitava a costituire i “Comitati” composti dai Comuni e dal partenariato socio-economico che successivamente avrebbero elaborato la proposta progettuale. I più solleciti, il Pit 9, denominato “Territorio salentino leccese” (comune capofila, Casarano) e il Pit 3 “Area metropolitana di Bari” (comune capofila, Bari), entrambi pronti a partire dal maggio 2004, hanno tuttavia atteso il tour de force delle giunte regionali itineranti nel corso delle quali sono stati approvati gli otto Pit. Che cosa si rischia di perdere. 710 milioni di euro. E’ l’ammontare complessivo dei finanziamenti mobilitati dai 10 Pit, che includono opere infrastrutturali per alcuni territori strategicamente indispensabili (come la realizzazione del polo intermodale di Melissano e il rafforzamento di quello di Brindisi). Quasi tutti i Pit, infatti, dedicano la quota maggiore di investimenti agli “aiuti al sistema industriale, per le Pmi e l’artigianato” (misura 4.1) e agli “interventi di completamento delle infrastrutture di supporto e qualificazione dei bacini logistici dei sistemi produttivi locali” (misura 4.2). In particolare i Pit con capofila Andria e Casarano puntano tutto sul consolidamento e l’innovazione del sistema manifatturiero, per un più “incisivo posizionamento competitivo” da raggiungere anche attraverso la formazione superiore, il miglioramento delle infrastrutture, i servizi reali alle imprese, l’aumento dell’occupazione.

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