Cavoli, cicogne e braccialetti colorati

Il sesso tra adolescenti e la moda degli snap bracialets

Dagli States è sbarcata nel Salento la moda dei sex bracialet, ma tutti li indossando e nessuno li usa. Ad ogni colore corrisponde una prestazione sessuale. Un codice noto ai ragazzi americani tra gli 11 e i 16 anni e diffuso su migliaia di siti. Abbiamo intervistato adolescenti ed esperti. Incuriositi i primi cauti i secondi. Ma parlare di sesso in famiglia e a scuola è ancora off limits

Non appena Megan Stecher, undici anni, confessa al Washington Post ciò che accade da qualche tempo tra ragazzi nei licei americani, genitori, educatori scolastici e opinione pubblica sono gettati nel panico. I variopinti braccialetti di plastica che porta al polso, spiega infatti la ragazzina, valgono ognuno una diversa prestazione sessuale e ogni adolescente che si rispetti conosce perfettamente la pratica associata a ciascun colore, così come sa che gli basterà avvicinarsi alla ragazza e rompere un braccialetto per poter riscuotere il “pegno”. Queste le semplici regole di un gioco chiamato snap (ossia “strappo”) dal rumore della gelatina colorata che si rompe, e che è diventato un recente fenomeno fonte di polemiche, leggende metropolitane e siti internet e che rischia di essere esportato anche fuori dagli Stati Uniti. Cosa c’è di reale, dunque, in un modo tanto immediato di avvicinarsi al sesso, e quanto un tale codice comunicativo può arrivare a propagarsi tra i giovanissimi che fanno viaggiare le notizie con particolare velocità e si lasciano contagiare con facilità estrema da ogni tipo di tendenza? Lo abbiamo chiesto ad alcuni adolescenti e ad altrettanti esperti. New York come il Salento? A metà mattina (in orario scolastico) incontro per strada un piccolo gruppo di ragazzi appena più grandi della scandalosa Megan: prima occasione per scoprire che cosa accade spostando l’indagine da un sobborgo newyorkese alla piccola realtà di una provincia del sud Italia. F. è un ragazzo di 15 anni, porta un braccialetto incriminato di colore azzurro. La moda americana dello snap lo incuriosisce e commenta ironico: “Bisognerebbe andare in America allora. Sarebbe tutto più facile!”. Gli altri ridono, rido anch’io. Il “branco” sembra perfettamente in sintonia col suo atteggiamento, tanto che anche G., quindicenne, si mostra convinto sostenitore del sesso “senza coinvolgimenti sentimentali”. E il lato romantico, la seduzione, gli imbarazzi vari? M. coi suoi 14 anni e i jeans sformati taglia corto: “Certe ragazze si vede in faccia che tipe sono…perché dovrei preoccuparmi tanto…?!”. Le quindicenni a cui si riferiscono sono però molto diverse da L., 14 anni appena compiuti, che incontro mentre aspetta il treno assieme a due amiche. Indagando il loro rapporto col sesso mi si prospetta uno sconcertante-rassicurante quadro di normalità adolescenziale: “Se mi piace qualcuno glielo faccio capire, ci si frequenta, si esce insieme. Non cercherei mai il sesso in questo modo. Non per imbarazzo – mi assicura (né effettivamente le tre mi sembrano particolarmente a disagio) -, è solo che – continua M.-questo gioco dei braccialetti fa sembrare tutto una merce di scambio, non potrei mai farlo e se qualcuna delle mie amiche lo facesse la giudicherei male”. Si fa ma non si dice Esorcizzato il pericolo snap game, resta il dubbio che il sesso, seppure vissuto con più spontaneità, rimanga un territorio inesplorato intorno al quale sorgono domande che non sempre trovano risposte adeguate. “Parlate di sesso in famiglia?”– chiedo – “Assolutamente no…” mi rispondono i ragazzi con sicurezza. Le risposte, infatti, si cercano sempre tra coetanei, né la scuola pare ancora prendere seriamente in considerazione la prospettiva dell’insegnamento dell’educazione sessuale. E proprio su questa problematica insiste Fernando Costa, sessuologo, che spiega: “Di base nelle nostre scuole manca una seria educazione sessuale. Un’efficace indottrinamento renderebbe i ragazzi più consapevoli e più naturalmente disinibiti. Una carenza molto grave – continua Costa – per una problematica, quella sessuale, che non può essere ignorata, mentre è spesso sottovalutata se non addirittura soffocata attraverso la pratica assolutamente deleteria della repressione degli istinti”. il sessuologo Dott. Fernando Costa Se nella realtà d’oltreoceano, socio-culturalmente più dispersiva, fenomeni come i sex-bracelets paiono efficaci catalizzatori adolescenziali, insoliti espedienti per “fare gruppo”, nei piccoli centri di provincia, dove gli adolescenti si conoscono meglio, pare invece più inquietante la quasi totale assenza nel tessuto socio-educativo di un serio supporto informativo sul sesso. Prospettiva confermata anche dall’esperienza sul campo di Rosaria Baldari, referente tecnico dell’Ambito di zona-Casarano, a cui fanno riferimento altri sei paesi: Ruffano, Supersano, Taurisano, Collepasso, Parabita, Matino. Quasi un caso paradossale quello descritto dalla Baldari, di un mondo di adolescenti letteralmente saturo di informazioni sul sesso eppure ancora a preoccupante rischio disinformazione. “Il fatto è che – spiega la Baldari – sono spesso i coetanei stessi la fonte delle informazioni diffuse, per questo distorte e inesatte, mentre le scuole ancora non si fanno carico di attivare un serio programma di educazione alla salute che ritagli alla sessualità l’importanza che merita”. Un esempio pratico? “Secondo una recente indagine molte adolescenti sono convinte che la prima volta non si possa restare incinte” continua Rosaria Baldari, che ricorda, inoltre, come ancora si verifichino preoccupanti casi di richieste di interruzione volontaria di gravidanza tra ragazze appena adolescenti. Un problema che in America viene invece contrastato attraverso serie politiche educative, come puntualizza Walter Spennato, sociologo: “Basti pensare agli appositi bambolotti in tutto e per tutto simili a neonati veri che la scuola affida alle ragazzine perché li accudiscano adeguatamente, per rendersi conto, così, della difficoltà di diventare madri alla loro età”. Disinformazione e maggiore disinibizione. Potrebbe essere questo un binomio esplosivo tale da corrompere la corretta evoluzione sessuale dei nostri adolescenti? “Il rischio che si corre” – spiega la Maria Grazia Sergi, psicologa, – è che una acquisita consapevolezza del bisogno e del desiderio sessuale continui a non essere supportata da un’adeguata educazione”. Per questo spesso si bruciano le tappe arrivando fino al caso-limite americano dove, secondo la Sergi: “Una così esplicita dichiarazione di disponibilità sembra impedire il normale approccio, la spontaneità della seduzione, della comunicativa”. Un fenomeno come tanti altri, una moda destinata a sparire presto o il goffo tentativo di delegare ad un segno esterno quella che dovrebbe essere una comunicazione più completa e affascinante? Il gioco dei monili del sesso divide anche l’opinione degli esperti. Intanto nella famigerata era della globalizzazione, davanti alla costante minaccia dell’omologazione delle coscienze le nostre chiassose adolescenti sembrano ancora incredibilmente lontane da tutte le Megan Stetcher del mondo.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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