Giro del mondo a vela senza scalo: partirà da Taranto

Partirà dal porto di Taranto l’avventura che unisce la sfida umana di due velisti appassionati con l’esigenza di tutelare gli oceani, in stato di difficoltà

di Daniela Spera

L’uomo sembra ignorare la sostenibilità degli oceani. E questo è grave dal momento che l’acqua contribuisce all’esistenza del nostro pianeta. Con questo spirito, l’Università del Salento ha scelto di sostenere il progetto dei velisti Carmine e Vincenzo Vetrugno che, sul catamarano “Double Trouble” di 14,84 metri, progettato da Giorgio Bergamini e varato nel 1985, viaggeranno dal Salento attorno al mondo, senza scalo, dal prossimo 27 settembre 2023 a marzo 2024.

L’iniziativa, che gode del patrocinio della Provincia di Lecce e del Comune di Veglie, è stata presentata ieri mattina (18 luglio) dal Rettore Fabio Pollice, dal Delegato alla Comunicazione Stefano Cristante, dal Referente scientifico del progetto Genuario Belmonte e dai velisti Carmine e Vincenzo Vetrugno.

“L’Ateneo dei due mari” viaggerà insieme ai due fratelli, che nel corso della circumnavigazione raccoglieranno campioni di plankton e neuston e dati chimico-fisici delle acque e dell’atmosfera. I campioni saranno poi analizzati dai biologi marini del Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali. L’avventura sarà raccontata attraverso i canali istituzionali dell’Ateneo: sito web, social network, relazioni con i media, web radio.

Interesse scientifico della missione

L’interesse scientifico della missione è legato al fatto che i campioni raccolti rappresenteranno una fonte inesauribile di informazioni di ogni tipo, data la complessità della superficie degli oceani.La superficie degli oceani è la parte più interessante, più estesa – che occupa il 72% del pianeta – e l’ambiente più estremo che si possa immaginare’, ha spiegato il professor Genuario Belmonte, docente di Zoologia a UniSalento e referente scientifico del progetto ‘in quel film di acqua superficiale, noi troviamo degli organismi che si sono evolutivamente adattati a vivere in quell’ambiente’.

Si tratta dell’ambiente più estremo. Perché le condizioni variano in continuazione. In questo ambiente esiste una grande variabilità di temperatura (annua e giornaliera). Anche la salinità subisce intense variazioni nei giorni di pioggia o in prossimità delle foci dei fiumi. Inoltre, la presenza di radiazioni UV, del tutto estranee nel resto della colonna d’acqua, è una condizione unica perché assorbite dai primi cm in superficie. In questo scenario si è adattata una ‘comunità straordinaria’ esclusiva, che abita solo quel tratto dell’oceano, la superficie, diversa dal resto del mare. Ecco perché saranno raccolti solo campioni superficiali.

La presenza del vento, del movimento ondoso e l’azione umana si aggiungono, esercitando, proprio sullo strato superficiale, un’ulteriore pressione. Quella umana è diretta, con la navigazione, o indiretta con la produzione di sostanze e prodotti di rifiuto, spesso galleggianti (plastiche o idrocarburi oleosi). Molte forme di vita e intere comunità si sono adattate alle condizioni più estreme e la loro presenza e distribuzione sono governate da regole non del tutto note. Da qui l’interesse scientifico dell’Ateneo.

I campioni saranno analizzati e studiati ma ci vorrà del tempo (anche un anno). La missione non sarà, dunque, un punto di arrivo, ma di partenza, sotto l’aspetto scientifico, proprio perché i dati raccolti avranno enorme interesse per la comunità scientifica internazionale. ‘Una nave oceanografica ha un costo di 20-25mila euro al giorno, immaginate in 180 giorni quanto costerebbe’ ha concluso Belmonte ‘e ci auguriamo che venga raccolto il maggior numero di campioni’.

Le parole appassionate del Rettore Fabio Pollice

«Siamo orgogliosi di sostenere questo progetto che coniuga sport e ricerca e, allo stesso tempo, porta un messaggio di pace attorno al globo nel segno del rispetto per l’ambiente», ha sottolineato il Rettore Fabio Pollice, «Consideriamo Carmine e Vincenzo Vetrugno dei “ricercatori aggregati” in “missione” per la nostra Università. Per loro questa missione è la realizzazione di un sogno, una sfida con se stessi. Spesso scorgo in molti studenti la mancanza di fiducia nelle proprie capacità. Invece la vita va vissuta con passione, interesse, curiosità. Con questa impresa possiamo portare simbolicamente nel mondo il nostro impegno per il benessere nel senso del “One Health”, benessere delle persone e dell’ambiente. Grazie a specifiche attività di orientamento, inoltre, diversi istituti scolastici saranno coinvolti in occasione delle tappe che precederanno la partenza e di quelle che seguiranno al ritorno del ‘’Double trouble’’. Il mare va raccontato coinvolgendo la comunità: Ocean Citizen!».

I cittadini sono chiamati a partecipare. Sono a pieno titolo ricercatori. Questo lavoro arricchirà la conoscenza. Si tratta di un progetto di ricerca ma è anche una sfida e partirà da Taranto, non a caso. È una città che dobbiamo impegnarci a far rinascere.

«Abbiamo spiegato agli studenti che anche se non potranno essere fisicamente su quella imbarcazione ci saranno col cuore e con la passione».

«Un ringraziamento va anche alla Lega Navale Italiana per il contributo alla buona riuscita dell’iniziativa proprio nella fase di coinvolgimento territoriale».

Le tappe

Il viaggio si aprirà con “tappe di saluto” a Brindisi, Otranto, Gallipoli e Porto Cesareo, dove UniSalento e i fratelli Vetrugno presenteranno alle comunità locali l’ambizioso progetto, mentre lungo i trasferimenti intermedi un team di ricercatori addestrerà i velisti all’uso degli strumenti scientifici, che saranno poi adoperati in autonomia durante la spedizione. Taranto sarà il porto di partenza e di arrivo; dopo l’uscita dal Mediterraneo attraverso lo stretto di Gibilterra, il “Double Trouble” effettuerà la rotta classica di un giro del mondo senza scalo, lasciando sul lato Nord i tre grandi capi Buona Speranza (Sud Africa), Leeuwin (Australia) e Horn (Cile) dell’emisfero australe.

UniSalento ha messo a disposizione dei velisti l’occorrente per la raccolta di campioni e la sonda multiparametrica per la misurazione delle condizioni fisico-chimiche dell’acqua; saranno fornite da UniSalento anche la dotazione cartografica e l’antenna per le comunicazioni a distanza. Le analisi saranno poi svolte dai ricercatori dell’Ateneo, che valuteranno anche la presenza di microplastiche, e i risultati potranno essere pubblicati sulle migliori riviste scientifiche.

Sulla rivista “Thalassia Salentina”, la più antica di UniSalento, indicizzata Google Scholar e disponibile gratuitamente online, verrà pubblicato un volume speciale sull’intera impresa, che comprenderà un dettagliato diario di bordo tenuto dai naviganti. Su tale diario l’equipaggio potrà annotare, tra l’altro, avvistamenti di grandi oggetti galleggianti, luminescenze notturne, cetacei e uccelli marini, potrà raccogliere immagini, video e registrazioni audio: tutti materiali che, nel corso del viaggio, saranno oggetto di comunicazioni al pubblico a cura dell’Università.

Dettagli sulla raccolta del neuston

Campioni di neuston saranno raccolti giornalmente, a mezzogiorno e mezzanotte, ovunque l’imbarcazione si trovi. Il campionamento sarà effettuato con retino da plankton (vuoto di maglia, 200 μm) trainato per 15 minuti alla velocità di 2 nodi al massimo, sulla superficie dell’acqua in modo che l’imboccatura sia sommersa solo per metà. La velocità costante e il tempo di campionamento indicheranno la striscia di superficie oceanica che sarà stata interessata dal prelievo. Ciascun campione sarà raccolto e concentrato in un flacone da 50 cc direttamente in alcool etilico 99%. L’equipaggio valuterà l’opportunità di raccogliere materiale di dimensioni medie o grandi anche semplicemente per documentarlo fotograficamente.
La raccolta prevede un numero massimo di 360 flaconi di neuston da ogni parte del mondo, un’importante occasione di confronto tra giorno e notte. La partenza dall’Italia (Taranto) e il primo tratto oceanico in Atlantico, presumibilmente affrontati nei primi 25 giorni, una rotta ripercorsa anche al ritorno, sarà un’altra formidabile occasione di confronto stagionale (a 5-6 mesi di distanza) della situazione nelle stesse aree geografiche.
In corrispondenza di ciascuna stazione di campionamento si dovranno annotare i dati climatici e fisico-chimici dell’acqua riportati dagli strumenti di bordo, o rilevati con sonda multiparametrica (Temperatura, pH, Salinità).

I velisti

Carmine Vetrugno, 40 anni di Veglie (Lecce), figlio di pescatore subacqueo, è motorista navale, comandante di yacth da diporto, in servizio nella Marina Militare dal 2002. Imbarcato soprattutto sulle barche a vela della Marina, dal Corsaro II al Caroly, dall’Orsa Maggiore al Capricia al Palinuro, fino a quasi nove anni sull’Amerigo Vespucci. Ha avuto modo di navigare nel Mar Nero, nel Mediterraneo, nell’Oceano Atlantico e nel Mare del Nord. Dal 2021 è istruttore di vela d’altura di primo livello della Federazione Italiana Vela. Il “Giro del mondo a vela senza scalo” è «un sogno che finalmente prende forma e il catamarano “Double Trouble” ne è il traghettatore».


Vincenzo Vetrugno, 32 anni di Veglie (Lecce), sin da piccolo coltiva la passione del mare trasmessa dal padre. Terminati gli studi da perito elettronico, ha svolto servizio in qualità di nocchiere a bordo delle navi della Marina Militare per sei anni. Dal 2018 ha applicato le sue conoscenze tecniche e di navigazione nella realizzazione del progetto del giro del mondo, fortemente motivato «dalla ricerca dell’avventura marinaresca e dal valore della sostenibilità ambientale».

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