Comuni costieri: “Serve una modifica delle concessioni”

Demanio e concessioni “Normativa contraddittoria, serve una modifica”

I comuni rivieraschi del Salento chiedono alla Regione di armonizzare la normativa sulle concessioni e le autorizzazioni per gli stabilimenti balneari

I comuni costieri del Salento chiedono alla Regione una modifica normativa che riguarda gli stabilimenti balneari e le strutture precarie in vista della prossima stagione estiva, in modo da ridurre al minimo l’incidenza ambientale del fenomeno e preservare gli interessi dei concessionari. Si è tenuta venerdì 26 gennaio a Palazzo Carafa, infatti, una riunione (convocata da Angelo Tondo, assessore comunale di Lecce alla pianificazione ed allo sviluppo del territorio ) tra gli amministratori dei comuni interessati, che hanno deciso di inviare una lettera (con allegata relazione tecnico-legale stilata dall’avvocato Pietro Quinto) ad Angela Barbanente, assessore all’urbanistica della Regione Puglia, per chiedere tale modifica e contestualmente un incontro per mettere a punto la questione. Esiste una discrasia disciplinare tra l’assetto normativo dell’istituto della concessione demaniale per la gestione degli stabilimenti balneari e delle altre strutture connesse alle attività turistiche ricadenti sulle aree demaniali e la definizione tradizionale del carattere della stagionalità che si ricava dalla interpretazione applicativa della La normativa vigente attribuisce la facoltà di mantenimento delle opere assentite, ancorché precarie, qualora, prima della scadenza della concessione sia stata prodotta regolare istanza di rinnovo, con conseguente dilatazione della stagionalità. Il Testo Unico dell’Edilizia, d’altro canto, considera“interventi di nuova costruzione”, (e, come tali, soggetti all’obbligatorio permesso di costruire), “l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee”. La norma recepisce un consolidato orientamento giurisprudenziale che stabilisce che la precarietà di un manufatto va esclusa se il manufatto stesso sia destinato a recare un’utilità prolungata e perdurante nel tempo, producendo una alterazione rilevante e duratura dello stato del territorio. Ma il principio è sotteso anche alla disciplina del regolamento regionale che prevede che nell’area litoranea sono autorizzabili “attrezzature per la balneazione con carattere stagionale, realizzate con elementi trasportabili, comprese le pavimentazioni”. Preso atto della incongruenza, delle oggettive difficoltà dei rispettivi Uffici Tecnici e dei conseguenti disagi per gli operatori, i comuni della costa salentina chiedono alla Regione Puglia un chiarimento sulla definizione di stagionalità, che per le peculiarità dell’economia turistica del territorio pugliese (e salentino in particolare) si presta ad essere modulata su un arco temporale di maggiore estensione. La proposta è finalizzata all’estensione sotto il profilo urbanistico della potestà/facoltà di mantenere la gestione degli stabilimenti balneari per l’intero anno, ferma restando la precarietà delle opere e quindi delle relative autorizzazioni, ed a condizione che prima della scadenza sia della concessione demaniale sia del permesso di costruire sia stata prodotta regolare istanza di rinnovo non solo del titolo concessorio, ma anche dei permessi edilizi. L’obiettivo è di evitare l’automatismo della rimozione dei manufatti e la loro nuova applicazione e la relativa incidenza sia in termini ambientali che di costi economici per i concessionari.

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