Giornata internazionale dell’Osteoporosi: approvate le linee guida

di Mario Maffei

ROMA – L’Istituto superiore di Sanità ha validato le “Linee guida sulle fratture di fragilità”, elaborate negli ultimi due anni da otto società scientifiche, con la Siot (Società italiana di Ortopedia e Traumatologia) in veste di capofila. Al gruppo di studio dell’osteoporosi, di approfondimento dei dati offerti dalla letteratura e di analisi delle criticità clinico-organizzative, hanno preso parte SIE, SIGG, SIMFER, SIMG, SIMI, SIOMMS e SIR. Fondamentale è stato anche il contributo di 16 associazioni di pazienti.

Le linee guida sulle Fratture da Fragilità sono le prime al mondo e spetta, dunque, all’Italia il primato, stando a quanto è emerso nel corso della tavola rotonda sul tema “Fratture da Fragilità: una battaglia quasi vinta”, organizzata dalla Fondazione Firmo (Federazione italiana ricerca malattie dell’osso) in occasione della giornata mondiale dell’osteoporosi, a Roma presso l’istituto Sturzo.

Sono 1.175 pagine con 1.133 citazioni bibliografiche. Si tratta di un sistema integrato di raccomandazioni, sviluppate in modo sistematico su una specifica patologia, finalizzate ad assistere i medici nella gestione più appropriata in situazioni cliniche (best practice), con gli obiettivi di avere un’attività clinica più omogenea, di ridurre la variabilità dei comportamenti e rafforzare l’attività assistenziale e riabilitativa.

Nelle linee guida, inoltre, sono affrontati gli aspetti legati alla formazione professionale e all’aggiornamento, per cercare di perseguire un’efficace sintesi delle informazioni scientifiche disponibili. Sono presenti anche i temi del monitoraggio dell’incidenza della patologia e dei comportamenti clinici ricorrenti più appropriati, così come gli aspetti medico-legali.

“Sino ad oggi non c’era un sistema per classificare le fratture da fragilità, tanto che in molti casi gli ortopedici non sono in grado di classificarle e misurarne la frequenza. E proprio questo è stato il primo obiettivo delle linee guida: arrivare alla creazione di un codice univoco denominato ICD-9 che consente, da oggi, di associare a una determinata patologia ossea la causa delle fratture da fragilità”, spiega il presidente SIOT, Paolo Tranquilli Leali.

“Il secondo obiettivo è avere un trattamento univoco per diagnosi, terapia e gestione del paziente nella fase post-operatoria”, aggiunge.

“L’osso, l’apparato muscolo scheletrico, è il nostro datore di lavoro ed è ovvio che, a quel punto, ci siamo messi al lavoro coinvolgendo 8 grandi società scientifiche più 16 associazioni fra pazienti e professionali, arrivando a formare una grande squadra perché oggi la medicina non si declina più al singolare, ma va coniugata al plurale”, sottolinea il Presidente SIOT. “Il lavoro è stato svolto sotto il coordinamento di uno statistico di valore, il professore Giovanni Corrao, docente dell’Università Bicocca di Milano, che è stato il vero catalizzatore, mentre la professoressa Maria Luisa Brandi dell’Osservatorio Fratture da Fragilità è stata la musa ispiratrice”, va avanti Tranquilli Leali.

“Con le linee guida, quindi, possiamo dire di avere un manuale che ci insegna a guidare una macchina, ma è bene sottolineare che lo stile di guida rimane quello del pilota. O meglio, innanzitutto del paziente e poi del medico che lo cura. Ippocrate diceva: chiediti quale paziente ha quella malattia. Abbiamo perso un po’ nell’era della tecnologia e dell’efficientismo, il senso della misura che con linee guida possiamo e dobbiamo recuperare”.

“Nel mondo, una donna su tre, oltre i 50 anni si frattura, un uomo su cinque: è una vera emergenza e purtroppo, mi duole dirlo da ortopedico, i 2/3 dei pazienti vengono dimessi senza terapia e quei pochi dimessi con terapia, dopo 6 mesi la sospendono o vengono indotti a farlo. Ed è inaccettabile”.

“Quando ci rompiamo la gamba, lo vediamo. Per le fratture vertebrali non è così: spesso sono fratture lente e progressive. Non è detto che uno cada da cavallo come nella lettura, ma può semplicemente accadere che fa un piccolo sforzo, come per esempio avviene quando si alza una confezione di acqua. Pensiamo alle casalinghe che alzano facilmente due confezioni, quindi 12 chili, e sostengono di fatto uno sforzo identico a quello di un operatore edile. Sono questi sforzi quotidiani a dare progressivamente piccole fratture che poi hanno un effetto domino incrementale, anche dal punto di vista meccanico. Talvolta, il paziente le scambia per un mal di schiena, per un dolore romantico come si dice a Roma, ma sono qualcosa di più che non va sottovalutato”, dice.

“L’ultimo aspetto che mi sento di sottolineare è più legato alle nuove cure: si stanno aprendo scenari interessanti, abbiamo operato sino ad ora con opere di consolidamento e oggi con i nuovi farmaci possiamo fare il 110 per cento, per una reale ristrutturazione dello scheletro”, sottolinea. “Spendiamo 10 miliardi l’anno per osteoporosi: se curiamo e non facciamo ri-fratturare i pazienti, abbiamo risparmiato. Certe leggende metropolitane come: lei ha 80 anni e non vale la pena, sono assurde. I risparmi, lo chiedo ai decisori, mettiamoli nella parte degli investimenti così da realizzare il 110% anche in questo campo”, conclude il Presidente SIOT.

La Siot è impegnata da diversi anni nella sfida scientifica per contrastare l’osteoporosi e i traumi ossei che ne derivano. Nel 2017, un nutrito gruppo di specialisti firmò un articolo scientifico in cui furono poste le basi delle linee guida e quel lavoro venne pubblicato sul “Journal of Orthopaedics and Traumatology”.

Successivamente è stato costituito il consorzio Frame, acronimo di Fracture Management Expert, nato dalle otto società scientifiche e dalle sedici Associazioni di pazienti che hanno dato vita alla prima linea guida sulle fragilità della struttura ossea. Per Siot sono le terze linee guida presentate nel corso dell’anno 2021, dopo quelle dedicate alle Fratture del collo femore e alla Prevenzione delle Infezioni in chirurgia ortopedica.

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