Ilva, ex procuratore Capristo sotto accusa: “Condotte strumentali agli interessi dell’acciaieria”

DOSSIER CAPRISTO&ILVA /1/ Il gip del tribunale di Potenza:“Non vi è dubbio che abbia assecondato e portato a conclusione le trattative per il patteggiamento proposto nell’inchiesta Ambiente svenduto”. In quel periodo l’ex magistrato, indagato per corruzione in atti giudiziari, era a capo della Procura di Taranto e per l’accusa ha garantito un “riposizionamento” dell’ufficio nei confronti della società rispetto al suo predecessore. A supporto della tesi, le dichiarazioni del commissario Enrico Laghi, della pm Giovanna Cannalire e di Angelo Loreto avvocato della persona giuridica Ilva in As. La difesa: “Pronti a chiarire nel merito”

di Stefania De Cristofaro

POTENZA – Terreno scivoloso quello della gestione delle indagini che hanno portato al processo sull’ex Ilva. Scivoloso per l’ex magistrato Carlo Maria Capristo, quando era a capo della procura di Taranto. E’ finito sotto accusa per le condotte tenute con riferimento al procedimento penale “Ambiente svenduto”, a conclusione del quale la Corte d’Assise di Taranto, lo scorso 31 maggio, ha affermato il disastro ambientale e condannato gli imputati principali, a partire dai fratelli Riva, e chiesto la confisca a caldo dell’area del siderurgico.

L’ASSERVIMENTO DI CAPRISTO NELLA PROPOSTA DI PATTEGGIAMENTO AVANZATA DALL’ILVA

Riavvolgendo il nastro di quel periodo per arrivare al 2016 e ascoltando le dichiarazioni del commissario Ilva Enrico Laghi, della pm Giovanna Cannalire che all’epoca lavorava a Taranto e dell’avvocato Angelo Loreto, i magistrati di Potenza ritengono che le azioni tenute da Carlo Maria Capristo siano state strumentali agli interessi dell’azienda. Niente affatto in linea con i doveri dell’ufficio del pubblico ministero. Non guardando alla proposta di patteggiamento avanzata dall’Ilva in quel processo.

Il gip del Tribunale di Potenza, Antonello Amodeo, ha condiviso la lettura data dalla procura guidata da Francesco Curcio, e ha spiegato le ragioni sostenendo che ci sia stato un “asservimento di Capristo” che si concretizzava in una “molteplicità di atti eterogenei contrari ai doveri d’ufficio e comunque non conformi”. Atti che per il gip sono stati accomunati dall’obiettivo di limitare gli effetti pregiudizievoli per l’azienda, mediante “comportamenti che, complessivamente considerati, appaiono servili e strumentali agli interessi di Ilva in Amministrazione straordinaria”.

“In più occasioni – si legge – le necessità dell’azienda indagata dal suo ufficio e imputata in processi condotti dai suoi sostituti prevalevano sulle esigenze investigative e processuali di volta in volta emerse”.

Il caso del patteggiamento viene considerato emblematico, tanto che il gip scrive: “Non vi è dubbio, per esempio,che Capristo abbia assecondato e portato a conclusione, coordinando un composito gruppo di pm delegati, le trattative svolte in diversi incontri per l’applicazione della pena ex articolo 444 codice di procedura penale, seguite alla proposta di Ilva in As persona giuridica”.

IL VALORE STRATEGICO DEL PATTEGGIAMENTO ANCHE SUL PIANO ECONOMICO: LE SANZIONI PECUNIARIE

Ilva – spiega il primo giudice – attribuiva a questo patteggiamento valore strategico non solo a livello processuale, ma anche ai fini dello sviluppo economico e produttivo dell’azienda”. Basti considerare che, come si diceva, la Corte d’Assise di Taranto ha disposto la confisca dell’area a caldo del sito, misura che resta sospesa sino alla pronuncia della Cassazione. Ad oggi rimane il sequestro con facoltà d’uso.

Quella richiesta viene rigettata dal collegio giudicante. Ma non è passato inosservato il fatto che proprio Capristo garantiva “un complessivo riposizionamento del suo ufficio” rispetto a chi lo aveva preceduto, Franco Sebastio, tenendo invece dritta la barra di comando per seguire la vicenda con rigore. Tanto è vero che il procuratore capo precedente dice no al patteggiamento.

In primis è emerso che del patteggiamento si è parlato in diverse riunioni dal 2015 sino al 2017 e che la consulente della procedura, con riferimento alla prima proposta spiegava che si trattava di una sanzione pecuniaria finale di 3.098.000 euro e la confisca per equivalente di 9,76 milioni di euro, tutto subordinato alla interdizione di 8 mesi, con nomina di commissari giudiziali. E che tale eventuale accordo era di fatto una condizione per realizzare il piano di risanamento e di conseguenza per la ripresa del sistema economico aziendale attorno a Ilva.

Quanto alla seconda proposta di patteggiamento, rigettata dalla Corte d’Assise, il 3 dicembre 2016, il comitato di sorveglianza esprimeva parere favorevole in considerazione del fatto che avrebbe rimosso un ostacolo alla cessione dell’azienda.

LE DICHIARAZIONI DELL’AVVOCATO ANGELO LORETO PER ILVA IN AS

Cosa ha riferito l’avvocato Angelo Loreto, legale della persona giuridica Ilva in As.? Che a maggio 2016, quando Capristo assume le funzioni di procuratore di Taranto, lo “invitava subito nel suo ufficio chiedendo di incontrare prima Laghi e poi tutti i commissari”.

Capristo, stando al racconto del legale, avrebbe proposto un tavolo tecnico e Nicola Nicoletti, della società Pwc che doveva occuparsi della stima dei costi da porre a fondamento della proposta di patteggiamento. Nicoletti, finito ai domiciliari in questa inchiesta, risulta anche consulente dei commissari di Ilva in As, delegato dai commissari straordinari a seguire e coordinare le vicende gestionali, produttive e legali dello stabilimento di Taranto fra il 2015 e il 2018.

E’ Nicoletti che fa il nome di Amara. Il nome di Piero Amara, avvocato siciliano, già consulente Eni, in carcere da ieri per questa vicenda. Amara diventa effettivamente consulente dell’azienda per il patteggiamento ed era – scrive il gip “sponsorizzato da Nicoletti”. I due “si conoscevano per pregressi incarichi in Eni”. Amara, a sua volta, “assecondava le aspettative di Capristo che con l’avvocato aveva condiviso le vicende di Trani e cui era riconoscente per l’incisivo interessamento concretizzato per la sua nomina”.

CAPRISTO PARLAVA DEI DATI SULLE MALATTIE E DICEVA CHE SE ILVA AVESSE CHIUSO, SAREBBE STATO UN GRAVE PROBLEMA

Allo stesso tempo, sostiene l’accusa, Amara assecondava anche le aspettative di Filippo Paradiso, poliziotto finito in carcere, il quale aveva fatto pressione su Capristo per sostituire l’avvocato siciliano a Loreto. L’inserimento di Amara, grazie a Nicoletti, aveva ricevuto il benestare di Laghi il quale “in una prospettiva orientata ad agevolare gli interessi di Ilva in As, vedeva di buon occhio Amara che, più che un professionista necessario per le sue capacità, era un mezzo per governare Capristo”.

Nicoletti dice che doveva essere Amara a dettare la linea del patteggiamento e che lui doveva interloquire nel corso delle riunioni in procura. La proposta di Amara di puntare sul danno ambientale e non sul profitto non ha seguito dopo 26 incontri. Capristo, sempre stando al racconto di Loreto, sostiene che la strada da seguire è quella indicata dallo stesso Loreto che aveva individuato un profitto di 240 milioni di euro, da corrispondere con il denaro del fallimento.

Nel verbale delle dichiarazioni di Angelo Loreto si legge che Capristo, nel suo ufficio gli parla “con fare umano dei dati sulle malattie causate da Ilva” e precisa che “se avesse chiuso, sarebbe stato un grave problema”, a quel punto ci sarebbe stata la richiesta di incontro con Laghi.

LE DICHIARAZIONI DI ENRICO LAGHI, COMMISSARIO STRAORDINARIO ILVA E DELLA PM GIOVANNA CANNALIRE

Laghi a sua volta viene sentito in veste di commissario straordinario Ilva e riferisce che nella seconda richiesta di patteggiamento aveva incontrato Capristo anche a Roma, 2 o 3 volte, in presenza di Filippo Paradiso. Sottolinea che “Capristo aveva assunto una posizione certamente favorevole rispetto al patteggiamento”.

La pm Giovanna Cannalire, titolare del fascicolo Ambiente svenduto dal 2011 al 2012, “avvalora la tesi accusatoria per la quale Capristo si manifestava particolarmente favorevole al patteggiamento, tenendo riunioni con Laghi, Nicoletti e Amara alle quali non sempre partecipavano i sostituti delegati”. “Aveva un atteggiamento più aperto del suo predecessore Sebastio”, si legge nel verbale reso dalla magistrata.

Cannalire sul contributo di Amara non ricorda nulla di particolare, se non una “battuta infelice sul fatto che lo stabilimento Ilva di Taranto, gli sembrava meraviglioso”.

LA DIFESA DELL’EX PROCURATORE CAPRISTO: NEL MERITO CHIARIREMO APPENA POSSIBILE

Capristo si dice pronto a chiarire. “Nel merito delle contestazioni mosse a Capristo avremo modo di chiarire appena possibile, ma la misura disposta dal gip ci ha molto stupito”, dichiara l’avvocato Angela D’Errico Pignatari, legale di fiducia dell’ex procuratore capo di Taranto.

“Le contestazioni si riferiscono a fatti datati nel tempo”, spiega la penalista del foro di Potenza. “Capristo è ormai fuori dall’ordinamento giudiziario”, sottolinea Angela D’Errico Pignatari. Si è dimesso, all’indomani dell’arresto ai domiciliari ottenuto a maggio 2020 dalla procura di Potenza per tentata concussione ai danni della pm di Trani, Silvia Curione, dopo la denuncia presentata dalla magistrata. Ad agosto 2020 è stato rimesso in libertà, ma per quell’accusa è finito sotto processo.

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