Fidanzati uccisi, studente reo confesso capace di intendere e volere

Depositata la perizia disposta dalla Corte d’Assise di Lecce per Antonio De Marco, 21 anni ex studente di Scienze infermieristiche, in carcere dal 28 settembre 2020 per aver accoltellato  Daniele De Santis, 33 anni, ed Eleonora Manta, 30, sorpresi nel loro appartamento mentre erano a cena il 21 settembre. Esclusa l’esistenza di una patologia di mente, accertato un disturbo narcisistico di personalità: “Nessuna emozione, il fatto descritto come una pratica burocratica archiviata”. Il 29 gennaio 2020 scriveva: “Se entro la fine di quest’anno non avrò una ragazza, ucciderò una persona”



di Stefania De Cristofaro

LECCE – Sì, è capace di intendere e volere e potrà partecipare in maniera cosciente al processo che pende in Corte d’Assise a Lecce. No, non ha alcuna patologia di mente rilevante ai fini forensi. E’ il ritratto che i periti nominati dai giudici hanno consegnato su Antonio De Marco, 21 anni, ex studente di Scienze infermieristiche, imputato e reo confesso di aver ucciso a coltellate i fidanzati Daniele De Santis, 33 anni, arbitro di calcio, ed Eleonora Manta, 30, dipendente dell’Inps di Brindisi, sorpresi nel loro appartamento mentre erano a cena il 21 settembre. E massacrati.


LE CONCLUSIONI DELLA PERIZIA ILLUSTRATE IN UDIENZA IL PROSSIMO 18 MAGGIO

La relazione è stata depositata dallo psichiatra e psicoterapeuta Andrea Baldi, docente dell’università La Sapienza di Roma, e dal neurologo e criminologo clinico Massimo Marra, in servizio presso l’ospedale di Casarano, secondo i quali De Marco è “risultato affetto da disturbo narcisistico di personalità”. Le conclusioni della perizia saranno illustrate nell’udienza del 18 maggio prossimo davanti alla Corte presieduta da Pietro Baffa e alla pm Maria Consolata Moschettini. La perizia era stata chiesta in occasione della prima udienza, tenutasi il 2 marzo scorso, dai difensori dell’imputato, Andrea Starace e Giovanni Bellisario, entrambi del foro di Lecce. Gli incontri tra i periti e l’imputato si sono svolti nel carcere di Lecce.

De Marco è in cella da solo, sfoglia qualche libro, dorme senza l’aiuto di farmaci. Lo ha detto lui stesso e ha aggiunto che ha bisogno di “stare tranquillo perché a Lecce si sente osservato”. Prima studiava un po’, ora meno. Qualche volta ha giocato a calcetto. Ai periti si è presentato, definendosi come una persona un po’ diffidente, ma tranquilla, di poche parole, che non giudica, affidabile. Ha parlato delle letture sui Manga e il ‘Death Note’: “Sono come altre”. Alla domanda se vi è sempre una parte segreta in ciascuno di noi, ha risposto di sì.


LE LETTURE DI STORIE GIAPPONESI E LA NAVIGAZIONE SU SITI PEDO-PORNOGRAFICI

“Ci troviamo di fronte un giovane che, durante gli anni della scuola superiore, si presentava come sufficientemente adeguato negli studi, senza alcuna manifestazione antisociale”, hanno scritto i periti. “Era un ragazzo riservato, con poche relazioni sociali”. Nella perizia di parte si dice che studiava fino alle 17, poi si tratteneva su internet e leggeva fumetti con predilezione per storie giapponesi, Manga, e in particolare una – Onepiece – la cui protagonista cercava di diventare il Re dei Pirati e un altro, il Death Note, in cui un ragazzo riceve da alcune divinità un libretto magico nel quale si può scrivere il nome di qualcuno provocandone la morte.

“Successivamente – si legge nella perizia – notiamo navigazione in siti pedo-pornografici rilevate dall’analisi degli strumenti informatici effettuata dai Ros verso settembre 2019. Dopo l’inizio dell’università, negli appunti su suoi diari si riscontra “forte rabbia, connessa soprattutto al fallimento dei tentativi di fidanzarsi con ragazze, in particolare con una sua collega di corso”.


NESSUN SENSO DI COLPA O RIMORSO, RABBIA CRESCENTE. DUPLICE OMICIDIO DESCRITTO COME PRATICA BUROCRATICA

“Ci sono recriminazioni verso il suo non avere una donna e delle annotazioni sulla rabbia che sfociano nel desiderio di uccidere qualcuno, per poi identificare la sua vittima in Daniele”, hanno scritto i periti che, nel corso dei colloqui hanno notato supponenza e fastidio.

Non ci sono stati sensi di colpa o rimorso.

Ulteriori elementi su riflessioni e stati affettivi dell’imputato, a giudizio dei periti, sono stati trovati nella consulenza di parte. L’insieme delle informazioni rivela una rabbia crescente connessa a invidia e secondaria a fallimenti relazionali che progressivamente si lega all’idea di effettuare un omicidio.

“Come si evince dal fatto-reato, dalla modalità di porsi in relazione con i consulenti, dalla incapacità relazionale, con mancanza di amici e tentativi falliti con ragazze,dall’assenza di sensi di colpa o rimorso per i fatti, rileviamo una assoluta mancanza delle capacità empatiche e citiamo solo la sua risposta lapidaria ad una domanda sul delitto fatta dal Procuratore aggiunto Cataldi : “…e poi abbiamo lottato e li ho uccisi”.

Nessuna emozione, il fatto descritto come una pratica burocratica archiviata.

In tutti i colloqui e interrogatori resi da De Marco, i professionisti incaricati dalla Corte d’Assise hanno evidenziato un deserto relazionale. “Gli altri non esistono come persone dotate di vita ed emozioni proprie – spiegano – esistono prima come oggetti da usare e poi fondamentalmente come generatori della sua rabbia, soprattutto nell’ultimo anno”. De Marco farebbe parte di quel gruppo all’estremo della curva gaussiana di casi con ‘Empatia 0’: ‘zero-negativi’, che trovano estremamente difficile avere rapporto con gli altri e non possono provare rimorso o senso di colpa perché non capiscono che cosa l’altra persona stia provando. Alcune di queste persone sentono un diritto automatico di essere trattati bene, a prescindere dal modo in cui trattano gli altri.


DUE LETTERE: UNA SCRITTA A UNA RAGAZZA E L’ALTRA ALLA FAMIGLIA

Indicativi, ai fini della perizia, sono due scritti di De Marco: il primo a una ragazza e in questo caso si evince la totale non comprensione delle dinamiche interpersonali , la seconda è la lettera scritta ai suoi parenti, la sera stessa dell’omicidio, forse ipotizzando che sarà individuato.

Dice ai suoi parenti di non fare come lui ma “non si evince alcun senso di colpa o rimorso per l’uccisione di Daniele ed Eleonora, semmai una recriminazione verso se stesso per non aver trovato una soluzione migliore per i suoi problemi”. Le vittime non sono neppure citate, nessuna emozione.

Il fatto che De Marco desiderasse le relazioni ma ne era incapace e reattivo ai risultati di tali situazioni, secondo i periti esclude sindromi autistiche o schizoidi. Ci sono, invece, fantasie autocentrate. De Marco “ha sempre manifestato capacità operative nel mondo reale, sia nelle attività universitarie che nell’organizzazione del delitto”. Nulla di patologico viene riportato nel diario clinico del Carcere. La difficoltà di relazionarsi senza la comprensione di pensieri, sentimenti ed intenzioni degli altri determinava significativo disagio. E questa è la causa della scarsa socialità del 21enne.

I periti sostengono che “egli presenta un mondo interno, non come dicono i consulenti di parte schermato da meccanismi psichici di difesa a valenza psicotica, ma semplicemente desertificato”. Vero è che nel periodo pre-universitario aveva trovato un suo equilibrio: scarse relazioni sociali , poca comunicazione in casa, ore su internet e letture di fumetti.


LA LETTURA DI RICCARDO III DI SHAKESPEARE: FEROCE, AMBIZIOSO E RANCOROSO

“E’ da notare che i Manga di cui si occupava erano figure estremamente potenti come la successiva lettura del Riccardo III di Shakespeare, descritto come gobbo, feroce, molto ambizioso e che prova rancore e invidia nei confronti del fratello amato da tutto il popolo”, sottolineano i periti nella relazione finale. Rancore ed invidia compaiono esplicitamente nel De Marco nella fase ‘Universitaria’. Il passaggio di fase si desume chiaramente da quanto scrive il 29 dicembre 2019: “perché proprio a me… non è giusto, la solitudine la sentivo anche prima, anche prima ero triste”.


SE ENTRO LA FINE DELL’ANNO NON AVRO’ UNA RAGAZZA, UCCIDERO’ UNA PERSONA

Dopo un tentativo di relazione non andato a buon fine, il 29 gennaio 2020 scrive: “Mi ha detto che le ha detto che mi vede solo come un amico, ora ho una rabbia spaventosa… ho deciso che se entro la fine di quest’anno non avrò una ragazza ucciderò una persona”.

Il 30 gennaio viene rilevato nei suoi sistemi informatici un elenco di materiali che poi utilizzerà per uccidere i fidanzati. Secondo i periti, è il cambiamento del contesto sociale e relazionale connesso all’inizio della frequenza dei corsi Universitari che ha determinato nel De Marco una riorganizzazione psicologica in senso ‘maligno’.

In base alle scarse capacità relazionali, all’attribuzione al di fuori di sé dei fallimenti, all’invidia, alla rabbia e a fantasie ‘grandiose’ patologiche i professionisti sono arrivati alla diagnosi di disturbo narcisistico di personalità, sottotipo Covert.


IL DISTRURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’ DIAGNOSTICATO DAI PERITI

“E’ il narcisista più difficile da individuare perché appare all’esterno come una brava persona, introversa ma fortemente sensibile al rifiuto degli altri”. Ha una rappresentazione del sé inadeguata, con sentimenti correlati di umiliazione e rifiuto. L’autostima è disregolata e per proteggersi dal dolore e dalla vergogna anche questo tipo di narcisista ha un ‘Sé grandioso’, cioè fantasie onnipotenti che hanno una funzione difensiva dal crollo dell’autostima e dalla conseguente disperazione.


VOLEVA LEGARE E TORTURARE LE VITTIME ALLA STREGUA DI OGGETTI INANIMATI

Negli appunti di Antonio De Marco si legge di come pensava di legare le vittime e poi torturarle. “Appare evidente come Daniele ed Eleonora fossero concepiti alla stregua di oggetti inanimati, senza possibilità di reagire all’assalto: due oggetti da prendere, legare e manipolare sadicamente”, scrivono i periti.

Nella relazione si fa riferimento ad alcuni appunti. Quello del primo marzo 2020 sulla lista di oggetti utilizzabili per la messa in opera del suo piano criminoso ” Lenzuolo, Mascherina, Guanti, Camice, Corde, Fascette da elettricista...”; quello del 6 marzo in cui si legge : ”Io non sarò mai amato, mai”; poi del 7 agosto : ” …mercoledì ho avuto una crisi, mentre stringevo il cuscino ho pensato che a differenza mia gli altri abbracciano vere ragazze e così sono scoppiato a piangere…”. E ancora l’appunto del 21 agosto in cui chiede “ Ma perché non sono amato da nessuna? Ma faccio veramente così schifo? Io voglio stare bene… ho deciso che ucciderò Daniele… e poi dice: “Se Dio, se il destino, se il caso non vuole che Daniele e altre persone muoiano allora deve farmi incontrare una ragazza che voglia stare con me, altrimenti non mi fermerò mai e ucciderò sempre più persone. Ho deciso di intraprendere una vendetta, una vendetta contro Dio, il mondo e la mia vita, la vita che odio così tanto”. Agli inizi di settembre compra il coltello usato per il duplice omicidio. De Marco si trovava ad aver sperimentato il fallimento dei suoi tentativi di relazione amorosa, mentre la frequenza della casa di Daniele come inquilino lo espone a essere spettatore della serenità e del progetto di convivenza con Eleonora. In altri termini, la felicità di coppia degli altri era per lui l’attivatore di orribili emozioni e la coppia Daniele e Eleonora rappresenta la testimonianza vivente del suo fallimento, generatori, per il solo fatto di esistere, di una ‘ferita narcisistica’ e della conseguente ‘rabbia narcisistica’.


IL DESIDERIO DI VENDETTA: HA INIZIATO A PENSARE DI UCCIDERE A MARZO 2020

C’è anche uni scritto intitolato ‘Vendetta’. Di cosa si doveva vendicare il De Marco? “Il desiderio di vendetta non è per ciò che gli altri ci hanno fatto ma per le violente e disturbanti emozioni che la loro esistenza stessa ha generato nella psiche. E’ questo che accade al De Marco”, rispondono i periti.

“Antonio De Marco ha detto di aver iniziato a pensare di uccidere realmente nel mese di marzo 2020, quindi sei mesi prima del compimento dell’azione. E nel frattempo ha programmato i suoi comportamenti: visione delle telecamere, acquisto del coltello, fascette, candeggina e descrizione minuziosa delle azioni che avrebbe compiuto”.

Sono state riscontrate dai Ros ricerche sui serial killer su internet e la visione a luglio 2020 dei film della serie ‘nato per uccidere’. La conclusione indicata nella perizia è la seguente: “Si è dimostrato adeguato nel comportamento rapportandosi correttamente, finché lo ha voluto, con i sottoscritti periti e con la psicologa da essi incaricata, senza evidenza di attività di pensiero inquinata da tematiche psicopatologiche a carattere delirante e di alterazioni dell’umore a carattere ansioso-depressivo”.

Nel complesso Antonio De Marco è risultato “lucido, orientato, in grado di percepire correttamente la realtà, capace di rapportarsi ad essa secondo scelte logiche e motivate”. Nessuna difficoltà di tipo cognitivo, volitivo e comunicativo e non presenta ideazione francamente patologica. Ha, quindi, attualmente la capacità di partecipare coscientemente al processo.


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